Copy
Pubblicità
6 maggio 2022

Economica

La newsletter su economia e lavoro a cura di Alessandro Lubello

Gli impianti per la raffinazione del petrolio a Schwedt, Germania, 7 marzo 2022 (Hannibal Hanschke, Reuters/Contrasto)

Il lento embargo del petrolio
Il 4 maggio la Commissione europea ha presentato un nuovo pacchetto di sanzioni, il sesto, contro la Russia. La novità più importante è l’embargo del petrolio, che però sarà graduale e dovrebbe diventare totale entro la fine del 2022, una soluzione che si è resa necessaria per raggiungere l’unanimità tra tutti i paesi dell’Unione europea. La Germania ha chiesto tempo per convertire la sua principale raffineria di greggio, quella di Schwedt, nel nordest del paese, al confine con la Polonia, che è costruita per il petrolio russo. Ma gli ostacoli principali sono l’Ungheria e la Slovacchia, che minacciano di opporre il veto alla decisione. Entrambi i paesi ricevono quasi tutto il loro greggio dalla Russia e non hanno accesso a un porto che possa garantirgli il petrolio di altri paesi. Per questo la Commissione è orientata a concedere generose eccezioni all’embargo, come una deroga fino alla fine del 2023.

Altre misure contenute nel pacchetto riguardano il divieto di assicurare le navi che trasportano il greggio russo e l’esclusione dal Swift (il sistema di messaggistica usato per comunicare i dettagli dei pagamenti transfrontalieri tra le banche) di altri tre istituti di credito, tra cui la Sberbank, la principale banca russa. Saranno inoltre congelati beni riconducibili a persone legate al regime del Cremlino, tra cui il patriarca Kirill e Dmitrij Peskov, il portavoce del presidente russo Vladimir Putin. L'adozione formale del pacchetto è attesa per il 9 maggio.

In poche settimane, scrive il Financial Times, sono cambiate profondamente le previsioni su quanto sarebbe stata ampia la risposta dei paesi europei all’invasione russa dell’Ucraina. La scelta di bloccare le importazioni di greggio, sulla scia di provvedimenti simili già presi dagli Stati Uniti e dal Regno Unito, è una mossa “importante ma rischiosa”, perché potrebbe mandare alle stelle i prezzi del petrolio sui mercati globali. Anche se l’attenzione dell’opinione pubblica è concentrata sul gas, bisogna tener presente che la vendita del petrolio e dei prodotti raffinati assicura alla Russia le entrate maggiori. Secondo la società di ricerca Rystad Energy, quest’anno il greggio potrebbe far guadagnare al Cremlino 180 miliardi di dollari, circa il 60 per cento del bilancio statale. A differenza del gas, aggiunge il quotidiano britannico, il petrolio può essere trasportato più facilmente, ma per la Russia non sarà comunque facile trovare altri compratori, e in ogni caso sarà costretta ad accettare prezzi scontati. “Mosca ha un unico oleodotto che va in Cina, ma lavora già a pieno regime. Inoltre esportare via mare verso i paesi asiatici richiederebbe l’impiego di numerose navi, ma molte aziende di trasporto marittimo se ne stanno lontane per paura delle sanzioni occidentali”.

Cina

Pechino perdona l’alta tecnologia
“La Cina si prepara a sospendere la campagna che sta portando avanti da più di un anno e mezzo contro le grandi aziende tecnologiche”, scrive il Wall Street Journal. Pechino è preoccupata per il recente peggioramento dell’economia nazionale, dovuto soprattutto alle misure restrittive decise per contrastare la diffusione della variante omicron del virus sars-cov-2, e ha bisogno di sostenere settori in grado di ravvivarla. Tra questi c’è sicuramente l’alta tecnologia, che però sta vivendo un arretramento preoccupante. Dopo l’ondata di inchieste, azioni antitrust e leggi restrittive, in particolare contro le aziende online, il settore si  è svalutato e ha registrato una forte perdita di posti di lavoro.

Secondo fonti vicine ai vertici di Pechino, per invertire la tendenza le autorità potrebbero per esempio sospendere le regole che limitano il tempo trascorso sulle app. “Il governo comunque spingerà tutte le aziende tecnologiche a trasferirgli l’1 per cento del loro capitale, in modo da verificare se le imprese sono allineate ai suoi indirizzi generali”. Un’operazione di questo tipo è stata già realizzata con la ByteDance, l’azienda proprietaria del social network TikTok, e con la Weibo, una piattaforma simile a Twitter. Le prossime dovrebbero essere la Tencent Holdings, gruppo attivo nelle telecomunicazioni e su internet, e la Meituan, un’azienda che gestisce il più grande servizio cinese per la consegna a domicilio di prodotti alimentari. “L’allentamento della presa sul settore tecnologico”, conclude il quotidiano statunitense, “sarebbe una conferma dell’importanza della stabilità economica per il presidente cinese Xi Jinping, che l’anno prossimo vuole ottenere un terzo mandato”. Anche per questo motivo, Pechino non esiterà a rafforzare gli stimoli economici, in modo che il paese rispetti l’obiettivo di crescita fissato per il 2022: il 5,5 per cento, un dato che secondo molti economisti alle condizioni attuali (covid-19, guerra in Ucraina, stagnazione dei consumi, crisi del settore immobiliare) non è possibile raggiungere.

Aziende

Musk cerca soci in affari
Elon Musk è in trattative con grandi fondi d’investimento e ricchi imprenditori disposti a sostenerlo nell’acquisto di Twitter, che il 25 aprile ha accettato la proposta da 44 miliardi di dollari avanzata dal fondatore e amministratore delegato della casa automobilistica Tesla e dell’azienda aerospaziale SpaceX. L’obiettivo di Musk è ridurre l’esposizione del suo patrimonio personale, stimato in circa 245 miliardi di dollari, che per ora garantisce gran parte della cifra necessaria per concludere l’affare. Tra i fondi coinvolti ci sono l’Apollo Global Management e l’Ares Management. Musk ha anche chiesto agli attuali soci di Twitter di restare nell’azienda senza vendergli le loro quote. Secondo il Financial Times, avrebbe intanto ottenuto l’appoggio di Larry Ellison, cofondatore della Oracle, della borsa di criptovalute Binance e dei fondi d’investimento Fidelity, Brookfield e Sequoia Capital, che insieme gli assicureranno 7,14 miliardi di dollari.

Intanto il manager di origini sudafricane comincia a rivelare qualche dettaglio su cosa intende fare una volta conclusa l’acquisizione del social network, un aspetto su cui finora è stato piuttosto evasivo. Musk ha dichiarato che le aziende e gli esponenti governativi dovrebbero pagare per usare Twitter e ha aggiunto che introdurrà nuove funzioni al servizio a pagamento Twitter Blue, come il tasto per cancellare un tweet. Musk ha inoltre detto che vuole rimuovere i bot (software che gestiscono in automatico un account e spesso sono fonte di spam) e autenticare l’identità degli utenti. Il 2 maggio, in occasione del gala annuale del Metropolitan museum of art di New York, ha affermato che renderà più trasparente il modo in cui il social network promuove i tweet e renderà pubblico l’algoritmo alla base della piattaforma.

In realtà, spiega il New York Times, quando ha lanciato l’offerta per Twitter, “Musk non aveva alcun piano su come finanziare o gestire il social network”. Al contrario di altri grandi imprenditori del settore tecnologico, come Bill Gates, Jeff Bezos o Larry Page, che non si muovono senza le loro schiere di consulenti, Musk si rivolge alla sua cerchia ristretta di collaboratori fidati, tra cui Jared Birchall, il custode delle sue finanze, e Alex Spiro, il suo avvocato personale. “Ma secondo quello che hanno dichiarato trenta tra investitori e dipendenti delle sue aziende, sembra muoversi in base all’istinto e nella certezza di avere ragione al 100 per cento”. Nel 2018, in occasione di una conferenza, Musk spiegò che agisce d’istinto e raccontò cos’aveva imparato dell’esperienza della prima azienda fondata, la Zip2: ‘Non ho mai un piano aziendale. Ne ho fatto uno ai tempi della Zip2. Ma dal momento che queste cose si rivelano sempre sbagliate, dopo quella volta ho smesso di preoccuparmi dei piani aziendali”.

Pubblicità

Numeri

713

Il 1 maggio in Grecia è entrato in vigore l’aumento del salario minimo annunciato dal governo conservatore di Kyriakos Mitsotakis il 20 aprile. Come spiega Le Monde, ora il salario minimo è di 713 euro lordi al mese. “Sono interessati dalla misura circa 650mila lavoratori dipendenti. È stata aumentata, inoltre, l’indennità mensile per i disoccupati, che passa da 407 euro a 437,50 euro”. Ma per il principale partito dell’opposizione a sinistra, Syriza, gli aumenti non bastano, visto che l’inflazione è arrivata al 9,4 per cento, ben al di sopra della media europea del 7,5 per cento, e che in un anno il prezzo del gas è cresciuto del 68 per cento e quello dell’energia elettrica del 79 per cento.

Finora Atene ha stanziato aiuti sociali per circa quattro miliardi di euro, di cui beneficiano 1,5 milioni di famiglie a basso reddito, agricoltori e piccole imprese. Tuttavia il sindacato Gsee (Confederazione generale dei lavoratori greci, il più importante del paese), afferma che quasi il 60 per cento dei lavoratori dipendenti ha ridotto il consumo di prodotti alimentari di base a causa dell'aumento dei prezzi. “Il malcontento sociale sta crescendo in tutto il paese”, aggiunge il quotidiano francese, “e diversi cittadini stanno intraprendendo azioni legali contro le aziende elettriche, accusate di aver gonfiato i prezzi. Il 1 maggio migliaia di persone hanno manifestato ad Atene per protestare contro l’aumento dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari”.

Svizzera

Un social network per le notizie
Dalla Svizzera arriva un’idea per cercare di risolvere un problema che mette a rischio la credibilità e l’esistenza stessa dell’informazione nell’era di internet: un portale che offre contenuti giornalistici “affidabili”, in grado di rappresentare un’alternativa alla marea di notizie false e contenuti violenti veicolati, ormai in modo praticamente inarrestabile, attraverso la rete e in particolare i social network. La piattaforma si chiama Polaris ed è stata lanciata, tra gli altri, dal giornalista Hannes Grassegger. L’idea è creare un’app come quelle di Facebook e Twitter che dia l’accesso ai contenuti dei giornali, delle radio e delle tv svizzere, con la possibilità di commentare e condividere. Il progetto è stato finanziato dal Migros-Pionierfonds e dalla Mercator Schweiz, che hanno messo a disposizione trecentomila franchi svizzeri per lo sviluppo di un prototipo entro la fine dell’anno.

In un’intervista Grassegger  ha dichiarato che Polaris sarà un’infrastruttura pubblica basata su un algoritmo open source, richiederà un abbonamento agli utenti, ma non avrà scopi commerciali (la piattaforma non ospiterà pubblicità): uno dei suoi scopi è creare nuove fonti d’entrate per le testate e i giornalisti freelance. La sfida principale e più impegnativa sarà offrire contenuti “affidabili”. Polaris, ha spiegato Grassegger, “non fornisce contenuti generati dagli utenti, ma materiale preparato da una redazione e poi messo in circolazione. Potrà pubblicare sulla piattaforma solo chi s’impegna al rispetto del codice deontologico dei giornalisti svizzeri”.

Questa settimana su Internazionale

Sul settimanale

  • Le aziende energetiche europee usano ancora il greggio russo. E ricorrono a dei trucchi per nasconderne la provenienza, perché non vogliono far sapere che fanno affari con Mosca, scrive il Wall Street Journal.

Compra questo numero o abbonati
per ricevere Internazionale
ogni settimana a casa tua.


Per suggerimenti e segnalazioni scrivimi a economica@internazionale.it o su Twitter.

Qui ci sono le altre newsletter di Internazionale.

Sostieni Internazionale. Aiutaci a tenere questa newsletter e il sito di Internazionale liberi e accessibili a tutti, garantendo un’informazione di qualità.

Visita lo shop di Internazionale.