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22 febbraio 2021

Musicale

La newsletter sul mondo della musica a cura di Giovanni Ansaldo.

I Daft Punk a Los Angeles, nel 2017. (Kevork Djansezian, Getty Images)

Si sono sciolti i Daft Punk Il duo parigino, forse il gruppo di musica dance più famoso del mondo, chiude qui la sua carriera. L’annuncio è arrivato su YouTube, dove i Daft Punk hanno postato Epilogue, un estratto del loro film del 2006 Electroma, accompagnato da un’illustrazione datata “1993-2021”. La notizia è stata confermata anche da Kathryn Frazier, la loro addetta stampa, al sito Pitchfork. Non si conosce ancora il motivo dello scioglimento. I Daft Punk erano formati dai musicisti e dj Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter, che ormai eravamo abituati a vedere coperti da caschi da robot. Avevano vinto sei Grammy e venduto milioni di dischi in tutto il mondo. Il loro ultimo album, il bellissimo Random access memories, era uscito nel 2013.

In questi casi, più che di leggere articoli in giro, mi viene l’istinto di ascoltare, o meglio riascoltare. E quindi tuffiamoci nella loro musica. Mi raccomando, perdetevi nei particolari, che il duo francese ha sempre curato in modo maniacale. È nei dettagli che si capisce la grandezza e l’universalità della loro musica: il giro di basso di Around the world (per non parlare del video di Michel Gondry), l’assolo con uno strumento indefinibile di Digital love, il crescendo sul finale di One more time, l’interazione tra la voce di Giorgio Moroder e gli strumenti di Giorgio by Moroder. I Daft Punk non hanno mai sbagliato un disco.

Proteste in Spagna Il 16 febbraio la polizia spagnola ha arrestato il rapper catalano Pablo Hasél, accusato di aver insultato la corona spagnola e di aver incitato al terrorismo. La sua detenzione ha scatenato un grande dibattito sulla libertà d’espressione e ha innescato una serie di proteste, soprattutto a Barcellona. Tra il 20 e il 21 febbraio, nella sesta notte consecutiva in cui i manifestanti sono scesi in piazza, ci sono stati scontri con la polizia e saccheggi nei negozi. Hasél deve scontare nove mesi di carcere. Più di duecento artisti, tra cui il regista Pedro Almodóvar e l’attore Javier Bardem, hanno firmato una petizione contro la sua incarcerazione. Amnesty International ha scritto su Twitter che l'arresto di Hasél è una terribile notizia per la libertà d’espressione in Spagna.

È tornato Mavi Il rapper e studente di neuroscienza, segnalato nel primo numero di questa newsletter nella rubrica “Da tenere d’occhio”, ha pubblicato un nuovo ep intitolato End of the earth. Il disco, come racconta Mavi nel comunicato stampa, parla delle nostre case, che secondo lui si sono trasformate in “giocattoli”, e della “passeggiata più lunga di sempre”. Evidentemente è stato composto durante il lockdown. Comunque l’album è bello, ascoltatelo.

Economia e industria musicale

Soldi ben investiti Nell'aprile 2020 il fondo sovrano dell'Arabia Saudita ha comprato una quota di 500 milioni di dollari della multinazionale statunitense Live Nation, pari a circa il 5,7 per cento dell’azienda. Oggi il valore dell’investimento è raddoppiato, arrivando a più di un miliardo di dollari. L’operazione dimostra che il regno sta mettendo sempre più soldi nel settore dell’intrattenimento, dopo aver messo piede nel mercato dei videogiochi: l’Arabia Saudita possiede già quote della Activision Blizzard, della Electronic Arts e della Take-Two Interactive.

Non si arriva alla fine del mese Nel Regno Unito molti lavoratori dello spettacolo sono diventati senzatetto e sono costretti a rivolgersi ai banchi alimentari per mangiare. La denuncia arriva dall’associazione di beneficenza Stagehand. Il Guardian ha raccontato le storie di alcuni di loro, come Shan Hira, ingegnere del suono dei New Order. "Ho cercato lavoro. Mi sono proposto per la raccolta della frutta, per lavori nell'amministrazione pubblica, per le consegne a domicilio. Non ho trovato nulla”, racconta.

Da tenere d’occhio

Black Country, New Road. (Matilda Jenkins)

Nome: Black Country, New Road
Città: Londra
Genere: rock, post-punk, post-rock, jazz, klezmer
Perché ascoltarli: di loro ho parlato un paio di settimane fa nella mia rubrica Le canzoni del weekend, quindi se è un doppione scusate. Ma, visto che questa è una rubrica sugli esordienti, i Black Country, New Road devono esserci, perché il loro album For the first time sarà uno degli album di debutto da ricordare in questo 2021. Se vi piacciono gli Slint, il jazz elettrico di John Zorn, il punk e le storie stralunate buttatevici a pesce.

La canzone

Paolo Fresu. (Ricky Contarin)

Il 10 febbraio, per festeggiare i suoi sessant’anni, il jazzista italiano Paolo Fresu ha pubblicato P6OLO FR3SU, un cofanetto che contiene due nuovi album (The Sun on the sea e Heroes) e una ristampa (Heartland). Il secondo disco, Heroes, è un tributo a David Bowie e raccoglie una serie di reinterpretazioni di brani del musicista britannico, da Life on Mars a Rebel rebel. Tra i pezzi scelti c’è anche Little wonder, estratto da un disco minore del 1997, Earthling. “Il progetto di Heroes è nato da un concerto che si è tenuto nel 2019 a Monsummano Terme, dove Bowie partecipò a un concorso canoro nel 1969, arrivando secondo. Ho fatto il direttore artistico di quell’evento e mi sono esibito insieme a Petra Magoni, Gianluca Petrella, Francesco Diodati, Francesco Ponticelli e Christian Meyer. Quel repertorio è finito nel disco, tranne Blackstar e altri due brani che usciranno a maggio in un album separato. Abbiamo registrato Heroes durante il lockdown. Noi eravamo ad Arezzo e Gianluca Petrella a Torino”, racconta Fresu.

Riguardo a Little wonder, il jazzista dice: “La nostra versione è particolare, ha un andamento diverso, con gli strumenti a fiato che diventano una specie di puntualizzazione del cantato. È uno dei pezzi più jazz nel senso classico del termine, all’interno di un lavoro che si avvicina molto più al pop per come è stato concepito, a partire dalla tanta post produzione sui brani di cui si è occupato Andrea Pellegrini, detto Pelle, ingegnere del suono di Elio e le Storie Tese. In Little wonder inoltre il lavoro che ha fatto Christian Meyer sulla batteria è stato notevole”.

Nonostante la pandemia, nell’estate 2020 Paolo Fresu ha organizzato lo stesso il Time in jazz, il suo festival che si tiene ogni anno a Berchidda, in Sardegna, e ha tutta l’intenzione di farlo anche questa estate. “Siamo stati tra i primi ad annunciare la ripresa nel 2020 e non abbiamo fatto certo un festival di ripiego, anzi: nel programma c’erano cinquanta concerti e altre attività. E tutto si è svolto nel segno del distanziamento sociale e della sicurezza. Non c’è stato un caso di covid-19, e penso che abbiamo dato un bel segnale al mondo dello spettacolo. L’edizione del 2021 è pronta da mesi, aspettiamo solo di capire se e quando potremmo annunciarla”.

Questa settimana su Internazionale

Sul sito ci sono le canzoni del weekend: si parla del nuovo disco dei Mogwai, ma anche di Massimo Pericolo e Venerus. Ma ci sono anche i dischi da salvare di Daniele Cassandro e la canzone del giorno di Alberto Notarbartolo. Sul settimanale Claudia Durastanti riflette sulla cantante La Niña e sulle tradizioni napoletane.

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