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28 aprile 2022

Africana

La newsletter sull’Africa a cura di Francesca Sibani

Rifugiati allo stadio di Pemba, Mozambico, 22 maggio 2021 (John Wessels, Afp).

La corsa al gas in Mozambico Il 24 marzo 2021 le notizie da Palma, nella provincia mozambicana del Cabo Delgado, avevano messo i brividi a tanti osservatori in tutto il mondo. “I ribelli di Al Shabab – leali al gruppo Stato islamico e attivi da più di tre anni nella zona – avevano invaso la città. I giornali internazionali avevano parlato degli eventi di quei giorni, in particolare della storia dell’Amarula Palma hotel, dove si erano rifugiate 220 persone. Decine di ospiti dell’albergo erano stati uccisi dai miliziani. Altri erano stati salvati con un’operazione di soccorso spettacolare, macchiata però dalle successive accuse di aver dato la precedenza ai lavoratori stranieri bianchi – e ai loro animali domestici – rispetto a tutti gli altri. In quei giorni i miliziani di Al Shabab avevano devastato la città, rapinato le banche e ucciso molte persone”, scrive il giornalista ugandese Charles Onyango-Obbo in un reportage pubblicato sul settimanale keniano The East African, che esce su Internazionale questa settimana. Sul nostro sito è disponibile anche un video del New York Times che racconta gli eventi di quei giorni dal punto di vista delle vittime, accusando il governo di Maputo di aver pensato più agli affari che alla sicurezza della popolazione.

Prima dell’insurrezione di Al Shabab, il Cabo Delgado stava vivendo una profonda trasformazione, grazie all’investimento da 22 miliardi di dollari (il più grande in Africa) del gigante dell’energia francese TotalEnergies in un impianto d’estrazione di gas naturale liquefatto. La violenza scatenata dai ribelli ha bloccato il progetto per più di un anno, e solo alla fine di gennaio i vertici dell’azienda hanno annunciato la ripresa delle attività entro la fine del 2022. Lo scoppio della guerra in Ucraina, che ha fatto salire la richiesta europea di gas e petrolio africani (come dimostrano i recenti viaggi delle autorità italiane nel continente), ha dato un colpo d’acceleratore ai tentativi di rimettere in moto le attività nella provincia. Ma la ribellione non si è fermata. E il presidente mozambicano Filipe Nyusi non può contare sul suo esercito, che si è dimostrato poco efficace e motivato di fronte ai ribelli. Per questo deve appoggiarsi alle truppe inviate della Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale (Sadc, un’organizzazione regionale) e, soprattutto, a quelle del Ruanda. Che ora chiede, in cambio, di partecipare alla corsa al gas, come scriveva un articolo di The Continent di qualche settimana fa.

Come spesso succede in questi casi, non basterà riportare l’ordine e la sicurezza per garantire un futuro a questa regione, che troppo a lungo è stata trascurata dal governo. “Il paradosso è che il Cabo Delgado è il posto dove il Frelimo aveva il suo quartier generale quando combatté la guerra d’indipendenza contro i colonialisti portoghesi”, racconta Onyango-Obbo. “In Africa è raro vedere così abbandonata la regione d’origine di un movimento di liberazione nazionale vittorioso e di un presidente in carica. Allo stesso tempo non c’è tanto rancore verso Nyusi. È considerato da molti un uomo dalle buone intenzioni, ma che non riesce a trovare una via d’uscita dal ginepraio in cui si è perso, asfissiato dalla potente e corrotta macchina del partito al potere”.

Disinformazione in Mali Il 19 aprile i soldati francesi dell’operazione Barkhane hanno lasciato la base di Gossi, in Mali. Pochi giorni dopo su Twitter hanno cominciato a circolare dei messaggi che accusavano le truppe di Parigi di aver commesso atrocità, accompagnati da foto di cadaveri che spuntavano da sotto la sabbia. A quel punto l’esercito francese ha pubblicato un video girato da un drone che mostra una decina di soldati bianchi, descritti come mercenari della compagnia privata russa Wagner, seppellire dei corpi nel deserto vicino a Gossi. Secondo le forze armate francesi, è una messa in scena per screditare la Francia, che da mesi è al centro di una campagna di disinformazione. Gli esperti di sicurezza stimano che in Mali ci siano un migliaio di mercenari della Wagner, ma Bamako non ha mai confermato la loro presenza. Una prima conferma potrebbe essere arrivata da una fonte inaspettata: il 24 aprile l’alleanza jihadista Gruppo di sostegno all’islam e ai musulmani ha detto di aver catturato in Mali alcuni soldati della Wagner.

Democrazia traballante in Tunisia Il presidente tunisino Kais Saied ha rafforzato ulteriormente il suo potere la scorsa settimana. Un decreto pubblicato il 22 aprile gli garantisce il diritto di scegliere il presidente e tre dei sette componenti della nuova commissione elettorale, che dovrà supervisionare il corretto svolgimento del referendum sulle riforme costituzionali previsto per luglio. Intanto l’opposizione ha creato un nuovo Fronte di salvezza nazionale, guidato da Ahmed Nejib Chebbi, che chiede il ritorno alla democrazia e allo stato di diritto.

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In breve:

  • Gambia È cominciato il 25 aprile a Celle, in Germania, il processo a Bai Lowe, un gambiano di 46 anni accusato di aver fatto parte di un commando responsabile di una serie di omicidi, tra cui quello del giornalista Deyda Hydara. Lowe e altri erano alle dipendenze dell’ex dittatore Yahya Jammeh.
  • Kenya È morto il 21 aprile a Nairobi Mwai Kibaki, il terzo presidente del Kenya. Aveva novant’anni. Secondo l’opinionista Patrick Gathara è stato un simbolo della tragedia keniana: sotto la sua guida, il paese ha vissuto una stagione di relativa prosperità, ma anche lui ha ceduto alla corruzione e alla smania di arricchirsi.
  • Nigeria Almeno 109 persone sono rimaste uccise nell’esplosione avvenuta il 23 aprile in una raffineria di petrolio illegale nel sud del paese. Per il presidente Muhammadu Buhari è stata “una catastrofe e un disastro nazionale”.
  • Repubblica Centrafricana Il 27 aprile il paese ha adottato il bitcoin come moneta ufficiale. È il secondo paese dopo El Salvador a prendere questa decisione, nonostante solo il 4 per cento della popolazione abbia accesso a internet. 
  • Sudan Nel Darfur Occidentale, a partire dal 22 aprile, vari giorni di violenze intercomunitarie hanno causato duecento morti e più di cento feriti. Ventimila persone hanno dovuto abbandonare le loro case. Testimoni parlano di scontri simili a quelli della guerra in Darfur dell’inizio degli anni duemila, in cui i miliziani arabi janjawid (legati al governo di Khartoum) combattevano contro i gruppi ribelli non arabi.
  • Somalia Il nuovo parlamento ha scelto il 28 aprile Sheikh Adan Madobe come presidente della camera bassa.

Focus

instagram.com/laetitiaky

Africani in laguna La settimana scorsa a Venezia ha inaugurato la Biennale d’arte, e questa volta sono presenti ben otto padiglioni di paesi subsahariani. Abbiamo già parlato della polemica suscitata dal padiglione della Namibia, i cui principali finanziatori hanno ritirato il loro sostegno pochi giorni prima dell’apertura. Ma c’è anche, soprattutto, chi fa parlare di sé per i suoi meriti. Le Monde segnala l’influencer ivoriana Laetitia Ky, 25 anni, sei milioni di follower su TikTok e mezzo milione su Instagram, che per la prima volta espone dal vivo le sue foto di sculture realizzate con i propri capelli, attraverso le quali invia messaggi femministi. La radio Deutsche Welle mette in evidenza anche il pittore ugandese Collin Sekajugo, che nei suoi collage esplora il tema dell’identità. Per l’Uganda, insieme al Camerun, è la prima volta alla mostra. Si distingue anche il lavoro degli artisti arrivati dal Ghana. Di fronte alle difficoltà finanziarie, la curatrice ha puntato su giovani talenti, come la scultrice Na Chainkua Reindorf.  

Consigli

  • Da vedere: la Johannesburg art gallery, racconta il Daily Maverick, sta andando in rovina, tanto che le sue opere potrebbero essere spostate in un altro edificio. Intanto su Google Arts & Culture è possibile farsi un’idea della collezione.

  • Da consultare: alla Biblioteca nazionale di Roma ho avuto il piacere di mettere mano su alcune vecchie copie di Black Orpheus, una storica rivista di letteratura e cultura nigeriana lanciata negli anni cinquanta. Ci hanno scritto tutti i grandi intellettuali nigeriani. Qui trovate le immagini delle prime copertine e una descrizione del giornale.

  • Da leggere: un breve articolo sul giornale nigeriano The Guardian racconta l’esperienza di Tunde Onakoya, campione di scacchi, che si è dato la missione di insegnare questo gioco di strategia e intelligenza ai bambini delle baraccopoli, per “crescere i re e le regine di domani”.

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