Copy
Pubblicità

 
24 marzo 2022

Africana

La newsletter sull’Africa a cura di Francesca Sibani

Township di Khayelitsha, Sudafrica, febbraio 2018. (Per-Anders Pettersson, Getty Images)

Il tesoro sotto terra Dal 21 al 26 marzo nella capitale senegalese Dakar si svolge il Forum mondiale dell’acqua, ospitato per la prima volta in un paese dell’Africa subsahariana. Questa è la regione, secondo le Nazioni Unite, dove la scarsità d’acqua potrebbe diventare pericolosamente grave nei prossimi tre anni. Già oggi la situazione è preoccupante, con una persona su tre che non ha acqua potabile a sufficienza. In media gli abitanti dell’Africa subsahariana devono camminare trenta minuti al giorno per raggiungere una fonte, impiegando complessivamente 40 miliardi di ore all’anno in questa attività. Secondo alcuni studi, il difficile accesso all’acqua pulita mantiene le famiglie, in particolare quelle che vivono nelle zone rurali e nelle baraccopoli, in uno stato di povertà per generazioni. Il tema della giornata mondiale dell’acqua di quest’anno (celebrata il 22 marzo) sono state le acque sotterranee, che con il rarefarsi delle precipitazioni diventano progressivamente più cruciali. L’allarme lanciato dal rapporto annuale sull’acqua dell’Unesco è che le falde “vengono inquinate, eccessivamente sfruttate e prosciugate dagli esseri umani, spesso con conseguenze irreversibili”. Ma lo stesso costituiscono una risorsa che sarà sempre più importante. Nel rapporto si citano i casi di Città del Capo, che nel 2018 ha rischiato di rimanere a secco e che da allora ha adottato una serie di misure per ridurre consumi e sprechi, e prepararsi alle emergenze (con impianti di desalinizzazione e pozzi privati). Altre soluzioni di ottimizzazione dei consumi idrici sono state adottate a Windhoek, la capitale della Namibia, una delle città dove in assoluto piove di meno. Sono stati trovati sistemi per ricaricare artificialmente le falde e riutilizzare le acque reflue parzialmente trattate, per esempio per irrigare campi sportivi e parchi.

Il passo falso spagnolo Il 18 marzo Spagna e Marocco hanno chiuso la crisi diplomatica scatenata nel 2021 dalla decisione di Madrid di accogliere Brahim Ghali, il capo del Fronte Polisario, l’organizzazione che da decenni combatte per l’indipendenza del Sahara Occidentale, oggi occupato dalle forze marocchine. Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha scritto un messaggio al re Mohamed VI in cui dichiara che il piano di Rabat del 2007 sull’autonomia del territorio – che rimarrebbe sotto sovranità marocchina – è “una base seria, realistica e credibile” per risolvere la disputa. Le parole del governo di Madrid segnano una svolta rispetto alla tradizionale neutralità spagnola sul Sahara Occidentale. Inevitabilmente le dichiarazioni hanno causato uno strappo con l’Algeria, che da sempre sostiene la causa sahrawi. Per protesta Algeri ha richiamato in patria il suo ambasciatore a Madrid. Una crisi con l’Algeria potrebbe avere gravi conseguenze per le forniture di gas di cui ha bisogno la Spagna. Nel 2021 l’Algeria ha fornito quasi la metà del gas consumato dagli spagnoli.

Contro la poliomielite Più di 23 milioni di bambini nell’Africa australe potranno essere vaccinati contro la poliomielite, dopo che il mese scorso in Malawi è stato registrato il primo caso della malattia dal 1992. A Lilongwe, la capitale malawiana, la campagna d’immunizzazione è cominciata il 20 marzo per i bambini di meno di cinque anni. Il farmaco viene somministrato per via orale. A breve anche i bambini di Mozambico, Tanzania, Zambia e Zimbabwe potranno vaccinarsi contro la malattia, per cui non esiste ancora una cura.

Pubblicità

In breve:

  • Burkina Faso Il 20 marzo almeno dodici soldati sono morti in un attacco jihadista vicino a Natiaboani, nell’est del paese. Si è trattato del sesto attacco negli ultimi dieci giorni.
  • Mali-Francia Il 17 marzo la giunta militare di Bamako ha sospeso le trasmissioni delle emittenti pubbliche francesi Rfi e France 24 dopo che avevano pubblicato notizie sulle violenze contro i civili compiute dai soldati maliani e dai rinforzi russi (della compagnia Wagner).
  • Nigeria Il prezzo del gasolio è triplicato dall’inizio della guerra in Ucraina, e il paese rischia di rimanere al buio, visto che il carburante è usato per alimentare i diffusissimi generatori di elettricità. Anche se è la prima produttrice di greggio in Africa, la Nigeria deve importare la quasi totalità dei suoi carburanti perché nessuna delle quattro raffinerie del paese è operativa.
  • Somalia Il 23 marzo un attacco suicida a Beledweyne, nel centro del paese, ha causato quindici morti, tra cui la parlamentare Amina Mohamed Abdi. Poche ore prima altre otto persone erano morte in un attentato a un compound che ospita uffici dell’Onu e di altri missioni straniere, vicino all’aeroporto di Mogadiscio. Entrambi gli attacchi sono stati rivendicati da Al Shabaab. Intanto è stata posticipata al 31 marzo la conclusione delle elezioni della camera bassa del parlamento federale, che si sono svolte nell’arco di varie settimane.
  • Sudafrica Il 20 marzo l’alta corte della provincia del Western Cape ha ordinato l’interruzione dei lavori nel sito The River Club, che comprenderà anche il nuovo quartier generale di Amazon a Città del Capo, finché i costruttori non avranno consultato “in modo significativo” i rappresentanti delle comunità khoi e san. Quel terreno infatti è considerato sacro dai discendenti dei nativi perché nel 1510 fu il teatro di una vittoriosa battaglia contro gli invasori portoghesi. I costruttori hanno ottenuto il via libera solo da una delle organizzazioni che rappresentano i popoli indigeni (leggi l’articolo sul sito di Internazionale).
  • Togo Google ha annunciato il 18 marzo di aver fatto arrivare a Lomé la prima parte di un cavo sottomarino, chiamato Equiano (in onore di Olaudah Equiano, scrittore e attivista abolizionista nigeriano del settecento), che permetterà agli africani di navigare su internet più facilmente e rapidamente.

Focus

Una scultura di Renn: Heading for 1 - big gathering, number 27. (Dr)

Esordio contestato La Namibia è, insieme a Nepal, Camerun, Oman e Uganda, uno dei paesi che quest’anno parteciperanno per la prima volta alla biennale d’arte di Venezia. Il debutto alla manifestazione, che comincia ufficialmente il 23 aprile, è stato turbato da una forte polemica sulle opere selezionate. Alcuni artisti namibiani, riporta il sito ArtAfrica, hanno lanciato una petizione intitolata Not our Namibian pavillion, in cui prendono le distanze dal lavoro del curatore, l’italiano Marco Furio Ferrario, che ha selezionato una serie di sculture chiamate Lone men (uomini solitari). I promotori fanno notare che Ferrario non è un noto esperto d’arte, ma piuttosto di promozione turistica, visto che lavora per un lodge di lusso (che tra l’altro è uno degli sponsor del padiglione). Inoltre le sculture di pietre e metallo non sarebbero rappresentative della scena artistica namibiana, ma rifletterebbero piuttosto una visione antiquata e colonialista. Infine, l’autore, che si cela dietro lo pseudonimo di Renn, è conosciuto per i suoi legami con il settore turistico.

Consigli

  • Memorie. Donne e documentari nell’Algeria indipendente passa in rassegna una generazione di registe algerine e franco-algerine che dagli anni settanta hanno scelto il documentario come strumento di racconto della storia. Il saggio della ricercatrice italiana Silvia Mascheroni (pubblicato nel 2021 dal Libraccio) è ricco di consigli e arriva fino ai giorni nostri.

  • Il Guardian racconta una storia a lieto fine da Anka, una cittadina mineraria nello stato di Zamfara, nel nordovest della Nigeria. In quella regione, dal 2010, più di 600 bambini sono morti per avvelenamento da piombo e altre centinaia hanno riportato danni cerebrali e disabilità per essere entrati in contatto con le sostanze tossiche usate nell’estrazione artigianale dell’oro. Da ottobre del 2021, però, non è più morto nessuno, grazie a uno sforzo congiunto di organizzazioni locali e internazionali, tra cui Medici senza frontiere. Più di ottomila bambini della zona sono stati sottoposti a controlli medici per misurare i livelli di piombo e almeno 3.500 hanno seguito delle terapie per smaltire gli accumuli di metalli nel sangue. Ai minatori, invece, sono state insegnate le procedure per decontaminarsi dopo il lavoro e non portare le sostanze tossiche a casa. 

  • In un paese devastato dal terrorismo, un gruppo di artisti cerca di instillare un po’ di felicità nei cuori dei suoi abitanti, scrive Quartz Africa. Una compositrice giapponese, un rapper congolese, un cantante burkinabé e un gruppo di griot hanno unito le forze per dare vita a un’opera, Là-bas ou Ici, basata sul romanzo del rapper e attivista congolese in esilio Moyi Mbourangon. Il gruppo di artisti si era incontrato a Berlino grazie a Francis Kéré, l’architetto che di recente ha vinto il premio Pritzker e che aveva progettato un Opera village, poco fuori la capitale burkinabé Ouagadougou. I soldi per costruire il teatro sono finiti prima della fine dei lavori, ma l’opera è andata in scena in altri istituti culturali della città. La compositrice Keiko Fujiie spiega sul sito dello spettacolo (dove si possono ascoltare anche dei brani) le difficoltà incontrate nello sviluppo dell’opera, in particolare legate al fatto che la musica africana non viene scritta su spartiti ma trasmessa oralmente. Per questo l’ultimo atto non sarà terminato prima del 2023.

Questa settimana su Internazionale

Compra questo numero o abbonati
per ricevere Internazionale
ogni settimana a casa tua.

Per suggerimenti e segnalazioni scrivi a africana@internazionale.it

Qui ci sono le altre newsletter di Internazionale.

Sostieni Internazionale. Aiutaci a tenere questa newsletter e il sito di Internazionale liberi e accessibili a tutti, garantendo un’informazione di qualità.

Visita lo shop di Internazionale.