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7 giugno 2021

Musicale

La newsletter sul mondo della musica a cura di Giovanni Ansaldo.

Il festival Coachella nel 2019. (Presley Ann, Getty Images)

Appuntamento nel deserto Il Coachella è probabilmente il più importante festival di musica pop del mondo. È il posto che ha ospitato performance leggendarie di Prince, Daft Punk e Rage Against the Machine. E, come tutti i grandi eventi, è fermo da più di un anno. Nel 2022 però dovrebbe arrivare il momento della ripartenza: l’evento, che si tiene a Indio, nel deserto della California, ha annunciato che la prossima edizione si terrà nel corso di due fine settimana (come da tradizione) dal 15 al 17 aprile e dal 22 al 24 aprile. Non si conosce ancora il programma, ma nella line up del 2020 erano previsti, tra gli altri, Travis Scott, il ritorno dei Rage Against the Machine e Frank Ocean. Di solito il programma viene annunciato a gennaio, quindi ci sarà ancora un po’ da aspettare.

Sfida tra giganti A proposito, il 3 giugno è uscito un inedito di Prince: si intitola Born 2 die e fa parte di Welcome 2 America, il primo album completo che esce dagli archivi del musicista di Minneapolis dopo la sua morte nell’aprile 2016. Il modo in cui è nato Born 2 die, un sensuale pezzo dalle tinte soul, spiega abbastanza bene che tipo era Prince. Un giorno il musicista stava guardando un video su YouTube del suo amico Cornel West, filosofo e attivista statunitense, nel quale West diceva di volergli molto bene ma che Prince “non era certo Curtis Mayfield”. Prince pensò: “Ah sì? Vedremo”. E scrisse Born 2 die per dimostrare di essere all’altezza di Mayfield, considerato uno dei pesi massimi della musica nera americana. L’album Welcome 2 America, che contiene 23 brani, uscirà il 30 luglio.

La prova della maturità Devo essere sincero, il primo album del trio britannico Black Midi, uscito nel 2019, non mi aveva entusiasmato, al netto delle lodi della critica internazionale. Il loro secondo disco, Cavalcade, invece, non è male. È uscito il 26 maggio ed è una specie di corsa sulle montagne russe tra prog-rock, noise e perfino un po’ di bossa nova. E il modo in cui canta Geordie Greep, con quella voce strascicata un po’ folle, rende la musica del gruppo ancora più bizzarra e interessante.

Economia e industria musicale

Moneta alternativa Oggi i musicisti, soprattutto quelli indipendenti, hanno un grosso problema: non fanno abbastanza soldi con lo streaming. Del tema si discute da tempo, ma l’imprenditore statunitense Aziz M. Bey pensa di aver trovato la soluzione. Bey è il fondatore di PurpleThrone, un negozio di musica online che si vanta di pagare agli artisti “le royalties più alte di tutta l’industria musicale”. L’azienda non usa i dollari, ma la sua criptovaluta, la PurpleCoin. L’idea dell’imprenditore è abbastanza semplice: un musicista si iscrive pagando 9,99 dollari per ogni canzone che carica sui server di PurpleThrone e viene pagato in PurpleCoin in base a quanti ascolti totalizza il brano. Spotify non paga direttamente i musicisti ma i rights holders, cioè le aziende che hanno i diritti sulle canzoni (per esempio le case discografiche o le società di gestione collettiva dei diritti d’autore). PurpleThrone ha quindi trovato la soluzione al problema? Non è scontato, ma il fatto che comincino a emergere modelli economici alternativi a quelli attuali è una buona notizia.

I record di Olivia La musica che vende tanto non è per forza musica di qualità, ma quello che sta combinando la giovane ex star della Disney Olivia Rodrigo nelle classifiche mondiali è abbastanza sorprendente. Dopo che è arrivata in testa alle vendite negli Stati Uniti con l’album di debutto Sour e i singoli Driver’s licence e Deja vu, nel Regno Unito e in Australia ha fatto un “double”, come si dice in gergo, piazzando disco e singolo contemporaneamente al numero uno.

Da tenere d’occhio

Wolf Alice. (Jordan Hemingway)

Nome: Wolf Alice
Città: Londra
Genere: rock, indie, dream pop
Perché ascoltarli: Metacritic è un sito che aggrega recensioni della stampa anglofona. Blue weekend, il terzo disco dei Wolf Alice, ha una media di 97 su 100. Insomma, alla critica sta piacendo. E in effetti, pur non essendo niente di rivoluzionario, è una godibile raccolta di canzoni. La leader della band, Ellie Rowsell, ha una bella voce e una buona presenza scenica. Sono pronti a fare il salto, anche fuori dal Regno Unito. In patria si sono accorti di loro da tempo, visto che nel 2018 hanno vinto il Mercury prize.

La canzone

Mdou Moctar. (WH Moustapha)

Afrique victime, il brano che dà il titolo al nuovo album del chitarrista nigerino Mdou Moctar, è una canzone di protesta sulle violenze coloniali, che esalta gli assoli di Moctar e la solidità della sua band. “Ho composto questa canzone nel 2009 nella mia lingua, il tamasheq, ma poi ho deciso di scriverne una parte in francese per far arrivare il messaggio a più persone possibili, soprattutto al governo e ai cittadini francesi. Il senso del brano si spiega da solo: l’Africa è vittima del colonialismo e fatica a reagire. Le persone invece devono avere il coraggio di dire basta, di ribellarsi”, spiega il chitarrista.

Altri brani dell’album, come Tala tannam e la conclusiva Bismilahi atagah, hanno al centro l’amore e mescolano le chitarre elettriche con quelle acustiche. “Tala tannam parla delle mie responsabilità nei confronti della donna con cui sto, e di quanto mi mancava mentre ero in tour in giro per il mondo”, spiega il musicista.

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