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27 gennaio 2022

Africana

La newsletter sull’Africa a cura di Francesca Sibani

Festeggiamenti dopo il colpo di stato, Ouagadougou, Burkina Faso, 24 gennaio 2022 (Malin Fezehai, The New Y​ork Times/Contrasto).

Contagio antidemocratico Dopo Mali e Guinea, anche il governo del Burkina Faso è stato rovesciato da un colpo di stato. Domenica 23 gennaio, ci sono stati ammutinamenti in varie basi militari del paese, dalla capitale Ouagadagou alle città del nord Kaya e Ouahigouya. Ma erano mesi che parte della popolazione protestava contro il presidente Roch Marc Christian Kaboré per la sua incapacità di gestire la lotta contro i gruppi estremisti islamici che terrorizzano gli abitanti di molte parti del paese. A far ribollire la rabbia sono stati prima gli attacchi di Solhan, a giugno del 2021, con 160 civili morti, e quello di Inata, a novembre, in cui sono stati uccisi 49 gendarmi e quattro civili. Sotto la guida di Kaboré, al potere dal 2015 e rieletto nel 2020, il paese ha assistito a una moltiplicazione delle violenze jihadiste, con duemila civili uccisi e quasi un milione e mezzo di sfollati.

I militari hanno arrestato Kaboré e sciolto il governo in un golpe annunciato alla tv nazionale il 24 gennaio. A prendere il potere è stato il colonnello Paul-Henri Sandaogo Damiba, un ufficiale di 41 anni che si presenta come capo del Movimento patriottico per la salvaguardia e la restaurazione. L’annuncio è stato accolto con gioia da una parte della popolazione, che è scesa in piazza a festeggiare. Damiba era stato recentemente promosso a responsabile della sicurezza della capitale.

Per gli osservatori dell’Africa occidentale la cosa più sorprendente è il diffondersi a macchia d’olio dei colpi di stato, quasi che nella regione fosse l’unico modo per garantire un’alternanza di potere. Sono stati quattro dal 2020 – due in Mali, uno in Guinea e ora anche in Burkina Faso –  e spesso si accompagnano al tentativo di far passare i militari come i salvatori della patria, coloro che correggono i difetti e gli abusi della democrazia commessi da dirigenti interessati solo al potere e sordi alle grida di sofferenza dei cittadini. Spesso i militari fanno leva anche sulla nostalgia per i regimi dittatoriali del passato. “L’effetto contagio, che era solo un’ipotesi fino a pochi mesi fa, è diventato una realtà”, scrive un editorialista del quotidiano guineano Le Djely. Chi sarà il prossimo? Dal Niger al Senegal, nessuno è al riparo.

Sorpresa alle amministrative senegalesi Dopo le elezioni locali del 23 gennaio, la coalizione al potere, Benno bokk yakaar (Bby), ha riconosciuto la sconfitta in alcune delle principali città del paese. Nella capitale  Dakar è stato eletto il candidato dell’opposizione Barthélémy Dias, mentre a Ziguinchor, capoluogo della regione della Casamance, ha vinto Ousmane Sonko, già avversario del capo dello stato Mack Sall alle ultime presidenziali. Il suo arresto, nel marzo 2021, aveva scatenato grandi manifestazioni di protesta. Le elezioni erano considerate un test della popolarità di Macky Sall e della sua coalizione, a cinque mesi dalle legislative e a due anni dalle presidenziali. 

Una sentenza interlocutoria sui matrimoni gay Il 20 gennaio l’alta corte della Namibia ha ascoltato il caso di due coppie omosessuali, che si erano sposate all’estero e chiedevano il riconoscimento del matrimonio anche nel loro paese. La giudice Hannelie Prinsloo non ha potuto accontentarle per via di una sentenza della corte suprema di vent’anni fa, che vieta i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Tuttavia, Prinsloo ha aggiunto che la corte suprema ha sbagliato perché la costituzione vieta ogni forma di discriminazione: un’apertura che, secondo gli attivisti lgbt namibiani, fa ben sperare per l’appello alla corte suprema.

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E poi:

  • Camerun Otto persone sono morte il 24 gennaio travolte dalla folla davanti allo stadio di Yaoundé prima della partita della Coppa d’Africa tra la nazionale camerunese e quella delle Comore. Patrick Motsepe, il presidente della Confederazione africana di calcio, ha dichiarato che l’incidente è derivato dal fatto che un cancello era chiuso, quando non avrebbe dovuto esserlo. Qualche giorno prima altre sedici persone erano morte in un incendio in una discoteca della capitale.
  • Ghana Il 20 gennaio almeno 13 persone sono morte e 59 sono rimaste ferite in un’esplosione che ha distrutto il villaggio di Apiate, vicino alla città mineraria di Bogoso, nell’ovest del paese. Secondo fonti locali, un camion che trasportava esplosivi per la miniera sarebbe rimasto coinvolto in un incidente stradale.
  • Trasporti Il 16 gennaio Tanzania e Burundi hanno firmato un accordo per costruire una ferrovia lunga 282 chilometri tra la città burundese di Gitega a quella tanzaniana di Uvinga. Questa tratta ferroviaria rientra in un progetto più ampio per collegare il porto di Dar es Salaam, sulla costa tanzaniana, con l’entroterra del continente. 
  • Sierra Leone Le autorità della capitale Freetown hanno nominato una commissaria per il caldo. Eugenia Kargbo, consigliera della sindaca Yvonne Aki-Sawyerr, ha il compito di diffondere informazioni sul caldo intenso, adottare misure per proteggere gli abitanti dalle ondate di afa, e raccogliere e analizzare i dati su questa città di 1,2 milioni di abitanti, dove nella stagione secca (dicembre-aprile) le temperature salgono spesso sopra i 40 gradi.
  • Repubblica Democratica del Congo Più di venti soldati delle forze armate congolesi sono stati uccisi il 24 gennaio in un attacco dei ribelli del gruppo M23 contro una base militare a Nyesisi, nel Nord Kivu. Gli scontri sono proseguiti per due giorni.

Focus

La copertina di British Vogue su Instagram.

Il marketing del nero L’edizione britannica di Vogue voleva stupire i lettori mettendo in copertina del numero febbraio una foto di nove modelle nere. Il direttore Edward Enninful, ghaneano, voleva lanciare un messaggio di inclusione e diversità celebrando una nuova generazione di mannequin africane – originarie di Sud Sudan, Etiopia, Senegal e Nigeria – che negli ultimi anni hanno avuto successo sulle passerelle di tutto il mondo. “Per un’industria che è stata a lungo criticata per la mancanza di diversità, e perché promuoveva standard di bellezza visti attraverso una lente eurocentrica, è una grande svolta”, si legge nell’articolo di copertina.

Peccato che la foto delle nove bellissime modelle non sia piaciuta a tutti. Troppo nere (molto più di quanto lo sia lo loro pelle), troppo tristi e depresse, troppo parruccate. Il servizio realizzato dal fotografo brasiliano Rafael Pavarotti non è piaciuto a chi già criticava il mondo della moda per la tendenza a rappresentare i corpi neri solo in termini estremi, innaturali, idealizzati. Ancora una volta, come oggetti. Sui social molti hanno ripreso un tweet del comico sudsudanese Akau Jambo: “Sono sudsudanese. Vivo in questo paese probabilmente da molto prima di queste modelle e vi assicuro che in giro non c’è nessuno che somiglia a loro. Come artista, sono certo che questa non sia arte. È pornografia della pelle nera. Feticismo del nero. Sbiancamento al contrario”.

“La rappresentazione dei neri non è liberatoria di per sé, soprattutto se nasconde stereotipi sotto una patina artistica”, scrive sul sito Gal-Dem la giornalista Funmi Lijadu. “L’immagine di copertina di Vogue mostra una nerezza altamente stilizzata, venduta ai consumatori come un trionfo di progresso. Ma dovremmo chiederci: di chi è il sogno che stanno vendendo?”.

Consigli

  • “Dopo tre anni a vedere film e a cercare di recuperare copie di pellicole rare, le registe Dyana Gaye e Valérie Osouf hanno compilato un’antologia di 126 film, originari di 38 paesi africani: il ciclo, chiamato Tigritudes, è da scoprire al Forum des images di Parigi fino al 27 febbraio”, racconta Le Monde. Dopo Parigi, Tigritudes sbarcherà a Marsiglia, Lille, Tolosa, Bobo-Dioulasso, in Burkina Faso, e Algeri. Ma da dove viene il titolo? Da una frase pronunciata nel 1962 dal drammaturgo nigeriano Wole Soyinka: “La tigre non proclama la sua tigritudine, ma balza e afferra la preda”. L’idea che Soyinka voleva veicolare è che il cinema africano non ha bisogno di definirsi in rapporto ai paesi del nord.

  • Nella lotta di liberazione dal colonizzatore portoghese, l’esercito ribelle della Guinea-Bissau, guidato da Amilcar Cabral, si avvalse dell’aiuto di molte donne. La giornalista Ricci Shryock raccoglie per Africa is a country le testimonianze di una telegrafista, una cuoca, un’infermiera e una funzionaria politica. Restituendo loro l’importanza che meritano.

  • Ho tenuto fede al mio buon proposito per l’anno nuovo e ho letto un romanzo di fantascienza della scrittrice nigeriana-statunitense Nnedi Okorafor. In realtà è un racconto lungo, con il quale Okorafor ha vinto i premi Nebula e Hugo. Binti, uscito in italiano nel 2019 per Mondadori, è la storia di una ragazza che lascia il suo popolo sulla Terra, gli himba, per andare a studiare in un’università lontano nella galassia che accoglie studenti da pianeti diversi. Il viaggio, però, viene profondamente turbato da un attacco delle misteriose Meduse e la protagonista è chiamata a raccogliere tutto il suo coraggio e la sua intelligenza per sopravvivere. Non sono un’esperta né un’appassionata del genere, ma ho trovato la lettura gratificante, i personaggi non scontati e l’atmosfera intrigante. E mi è venuta voglia di leggere gli altri suoi libri (l’ultimo che ha pubblicato in inglese si chiama Noor). I lettori di Internazionale ricorderanno Okorafor anche per il racconto Truffa spaziale, uscito nel numero Storie del dicembre 2019.

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