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23 giugno 2022

Africana

La newsletter sull’Africa a cura di Francesca Sibani

Nuove atrocità in Etiopia Lo scorso fine settimana in una piccola località nella regione etiope dell’Oromia è avvenuto uno dei massacri di civili più sanguinosi degli ultimi anni: secondo i testimoni intervistati dalle agenzie di stampa, il 18 giugno a Tole, nel distretto di Gimbi, sarebbero state uccise tra le 260 e le 320 persone. L’attacco ha preso di mira la minoranza amhara in una regione abitata principalmente da oromo, ed è stato attribuito dalle autorità locali e da alcuni testimoni alla milizia ribelle Esercito di liberazione oromo (Ola). L’Ola, dal canto suo, smentisce e punta il dito contro le forze filogovernative. In Etiopia è ancora in corso una guerra tra governo e ribelli nella regione del Tigrai, e il conflitto ha esacerbato le forti rivalità interetniche in tutto il paese. A parte i resoconti di alcune agenzie, sulla stampa internazionale sono usciti pochi articoli che indagano su quello che è successo. Ancora una volta vediamo come sia difficile fare chiarezza su eventi che accadono in un paese dove, per limitare la circolazione di notizie sulla guerra, il governo impedisce ai giornalisti e ai ricercatori delle organizzazioni internazionali di lavorare, come racconta un recente articolo di Al Jazeera.

La repubblica di Kais Saied Il testo di una nuova costituzione sarà sottoposto agli elettori tunisini nel referendum del 25 luglio, anniversario della presa di potere del presidente Kais Saied, che si è arrogato tutti i poteri e governa per decreti. Il quotidiano tunisino La Presse ha parlato dell’arrivo della “terza repubblica”: ci si aspetta infatti che la nuova carta conceda più poteri al presidente, a scapito del parlamento, considerato il principale responsabile della paralisi politica e istituzionale nella Tunisia post-rivoluzionaria. Tuttavia si sta compattando intorno all’oppositore Ahmed Nejib Chebbi, storico oppositore del dittatore Zine el Abidine Ben Ali e fondatore del partito Al Amal, un “Fronte di salvezza nazionale”, che riunisce varie organizzazioni della società civile e partiti politici. Le più recenti manifestazioni contro Saied a Tunisi sono state represse con violenza. 

In un insediamento informale di Città del Capo, Sudafrica, 3 marzo 2022. (Dwayne Senior, Bloomberg/Getty Images)

Al buio Negli ultimi due anni l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia di covid-19 ha rallentato gli investimenti nelle infrastrutture elettriche in Africa. Per la prima volta dal 2014, il numero degli africani che non hanno accesso alla corrente elettrica è aumentato. L’Africa, in questo senso, era già il continente peggio servito. Oggi ben 600 milioni di africani (il 43 per cento della popolazione complessiva) non possono usare l’elettricità per le necessità domestiche, per studiare e per accedere a internet. Allo stesso tempo, il prezzo dell’energia è salito per effetto della guerra in Ucraina e la situazione non è destinata a migliorare a breve. I paesi più colpiti sono quelli subsahariani: Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Nigeria, Tanzania e Uganda. 

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In breve:

  • Mali Il 20 giugno il governo ha annunciato che 132 civili erano stati uccisi nei due giorni precedenti in una serie di attacchi nel centro del paese. Sotto accusa il gruppo jihadista Katiba Macina, il cui capo è Amadou Koufa. 
  • Corruzione Il 21 giugno a Londra un’azienda controllata dalla multinazionale anglosvizzera delle materie prime Glencore si è dichiarata colpevole di aver corrotto funzionari di diversi paesi africani: Camerun, Guinea Equatoriale, Guinea, Costa D’Avorio, Nigeria e Sud Sudan. La Glencore Energy ha ammesso di aver pagato più di 28 milioni di dollari tra il 2011 e il 2016 per assicurarsi un accesso preferenziale al petrolio e generare profitti illeciti.
  • Rdc I discendenti di Patrice Lumumba hanno riportato a casa il 22 giugno l’unico resto del corpo del primo ministro congolese ucciso nel 1961. Il dente, ricoperto d’oro, era stato conservato da un ex poliziotto belga che aveva assistito all’omicidio ed è stato riconsegnato come gesto di riconciliazione da parte del Belgio. 
  • Ruanda Dal 20 al 25 giugno si riuniscono a Kigali i capi di governo del Commonwealth, un’associazione di 54 paesi anglofoni, molti dei quali ex colonie britanniche. La decisione di organizzare l’incontro in Ruanda fa discutere, soprattutto dopo la decisione di Londra di trasferire lì i richiedenti asilo che non vuole sul suo territorio. Per la scrittrice Michaela Wrong è uno scandalo.

Consigli

Notre-Dame du Nil, Les Films du Tambour

  • Tra paradiso e inferno Su Mubi si può vedere Notre-Dame du Nil (Our lady of the Nile), il film di Atiq Rahimi tratto dal romanzo della scrittrice ruandese Scholastique Mukasonga Nostra signora del Nilo (66thand2nd 2014). Siamo nel Ruanda negli anni precedenti al genocidio. Anche nella vita di un prestigioso collegio femminile gestito da suore belghe vediamo insinuarsi la propaganda tossica che porterà al genocidio dei tutsi nel 1994.

  • Vite colonizzate È uscito per La nave di Teseo il romanzo del premio Nobel per la letteratura Abdelrazak Gurnah, Voci in fuga (Afterlives in originale). Gurnah ci porta nella Tanzania colonizzata dai tedeschi ai tempi della prima guerra mondiale per raccontarci, tra le altre cose, il mondo dei soldati indigeni arruolati nella Schutztruppe, l’esercito tedesco in Africa orientale. Nel libro, scrive Maaza Mengiste sul Guardian, Gurnah “prende in considerazione gli effetti generazionali del colonialismo e della guerra, e ci chiede di riflettere su cosa rimane dopo tanta devastazione”.

  • Schiavi delle noccioline Ho letto su Africa is a country una recensione di Slaves for peanuts della giornalista Jori Lewis, un libro che si annuncia molto interessante. Alla metà dell’ottocento nell’Africa occidentale conquistata dai francesi fu imposta la coltivazione estensiva delle arachidi, che furono prodotte in enormi quantità anche grazie al lavoro di popolazioni ridotte in condizioni di schiavitù. L’olio estratto dalle arachidi diventò un prodotto essenziale in Europa per cucinare e produrre saponi. Alcuni ci costruirono sopra le loro ricchezze: il sito Guernica pubblica un testo di Lewis su Charles Heddle, un mercante cresciuto in Scozia, che diventò il più ricco in Africa.

  • In arrivo Alcuni potranno aver notato in questa newsletter una certa insistenza sui temi del colonialismo e della decolonizzazione. Non è un caso: in redazione stiamo preparando un numero speciale di Internazionale storia sulla decolonizzazione, con articoli del passato dai giornali di tutto il mondo. Si intitolerà Viva l’indipendenza e uscirà in edicola e in libreria il 19 luglio.

Questa settimana su Internazionale

  • Sul sito un articolo di Le Monde traccia un collegamento fra la crisi alimentare e quella della democrazia in Africa; Vincenzo Giardina ci parla del film tanzaniano Binti; un pezzo dell’Economist sostiene che l’istruzione aiuta ad affrontare la crisi climatica.

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