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2 aprile 2021

Sudamericana

La newsletter sull’America Latina a cura di Camilla Desideri

Crisi politica per Jair Bolsonaro Mentre il Brasile è nel pieno della seconda ondata, con più di 317mila vittime dall’inizio della pandemia e gli ospedali al collasso in quasi tutti gli stati del paese, il presidente Jair Bolsonaro affronta la crisi politica più grave da quando è arrivato al governo, nel 2019. Il 30 marzo si sono dimessi simultaneamente tre comandanti delle forze armate (esercito, marina e aeronautica), in disaccordo con la destituzione, il giorno precedente, del ministro della difesa, il generale Fernando Azevedo e Silva, contrario alla politicizzazione delle forze armate da parte di Bolsonaro. Lo stesso giorno hanno presentato le dimissioni il ministro degli esteri Ernesto Araújo – criticato per i ritardi nell’acquisto dei vaccini contro il covid-19 e per aver isolato diplomaticamente il Brasile – e altri quattro ministri.

Secondo molti analisti, la rinuncia del ministro della difesa, molto vicino a Bolsonaro, ha rivelato fratture profonde. Scrive la giornalista Carla Jimenez sul País: “Quando un ministro che è a capo delle forze armate chiede di uscire da un governo dominato dai militari, c’è un discrepanza più grande di quello che sembra sulla sua gestione”. Secondo la Folha de S.Paulo, “è evidente che Bolsonaro non conosce qual è il ruolo delle forze armate in una democrazia”.

Attualità

Una protesta contro l’omicidio di Victoria Salazar a San Salvador, 29 marzo 2021. (Jose Cabezas, Reuters/Contrasto)

Messico Il 27 marzo a Tulum, una città turistica nello stato del Quintana Roo, Victoria Salazar, di nazionalità salvadoregna, è stata fermata da alcuni agenti della polizia municipale per motivi non ancora chiariti ed è morta poco dopo per asfissia. Dopo che l’autopsia ha rivelato che la donna aveva la colonna vertebrale spezzata, gli agenti – tre uomini e una donna – sono stati accusati di femmincidio. “Victoria Salazar era in Messico con un visto umanitario”, scrive il giornale salvadoregno El Faro. “Era arrivata nel 2017 per scappare dalla violenza legata al genere nel dipartimento di Sonsonate”. Numerose proteste sono state organizzate in Salvador e in Messico. A Tulum centinaia di donne si sono stese in terra davanti alla sede del comune e hanno cantato l’inno femminista messicano Canción sin miedo di Vivir Quintana: “Se colpiscono una di noi, rispondiamo tutte”. 

Brasile Il 24 marzo la corte suprema brasiliana ha stabilito che l’ex giudice Sérgio Moro non è stato imparziale nel giudizio e nella condanna per corruzione dell’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva. Moro è stato una delle figure più importanti nell’inchiesta anticorruzione lava jato (autolavaggio), che ha coinvolto l’azienda petrolifera statale Petrobras, ha portato in carcere imprenditori e politici latinoamericani e lo stesso Lula, che non si è potuto presentare alle elezioni del 2018, poi vinte da Jair Bolsonaro. La decisione della corte è arrivata due settimane dopo quella del giudice Edson Fachin, che l’8 marzo aveva annullato le condanne di Lula per vizio di forma. 

Cile Anche se nel paese la vaccinazione procede con un buon ritmo – alla fine di marzo più di tre milioni di cileni avevano ricevuto entrambe le dosi di vaccino contro il covid-19 – i contagi aumentano e le terapie intensive degli ospedali sono piene, a causa della circolazione di nuove varianti del virus e dell’allentamento delle misure di restrizione. Per far fronte alla situazione il 20 marzo la regione metropolitana di Santiago, Viña del Mar sulla costa, e Iquique a nord hanno decretato un nuovo lockdown totale. Il presidente Sebastián Piñera ha annunciato un pacchetto di aiuti per mitigare gli effetti economici delle chiusure e il 28 marzo ha detto che presenterà un progetto di riforma costituzionale per rimandare di un mese le elezioni dell’11 aprile. In quella data si sarebbe dovuto votare per i sindaci e i governatori, e per scegliere le 155 persone che faranno parte della convenzione costituente incaricata di redigere una nuova costituzione.

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America Centrale Il 22 marzo il dipartimento di stato statunitense ha annunciato che Ricardo Zúñiga, 52 anni e honduregno di nascita, sarà l’inviato speciale per i paesi del cosiddetto Triángulo norte, cioè Honduras, El Salvador e Guatemala, anche se Washington ha specificato che il suo lavoro comprenderà in alcuni momenti anche il Messico. In quest’articolo il sito salvadoregno El Faro racconta che nel 2014 Zúñiga era stato l’uomo chiave nella riapertura dei negoziati diplomatici tra Cuba e Stati Uniti e che oggi, con Joe Biden alla presidenza, dovrà gestire i quattro miliardi di dollari di aiuti all’America Centrale come strategia di lungo termine per favorire lo sviluppo democratico nella regione, combattere la corruzione e risolvere le crisi migratorie all’origine.

Argentina Il 24 marzo il governo di Alberto Fernández (peronista) ha annunciato il ritiro dell’Argentina dal gruppo di Lima, creato insieme ad altri paesi della regione nell’agosto del 2017 per trovare una soluzione pacifica e democratica alla crisi politica del Venezuela. Fernández si è detto in disaccordo con le azioni intraprese finora – in particolare l’imposizione di sanzioni economiche contro alcuni funzionari venezuelani vicini al governo di Nicolás Maduro – che non hanno portato a nessun risultato. Anzi, avrebbero avuto l’effetto di isolare ancora di più Caracas e di danneggiare la popolazione civile.

  • Lo stesso giorno, il 24 marzo, il paese ha ricordato i 45 anni dal golpe che nel 1976 instaurò nel paese la dittatura militare. Tra i molti contributi e testimonianze usciti per l’occasione segnalo: un commento sul quotidiano Página 12 dell’attivista femminista Marta Dillon, che paragona la memoria a un’edera che cresce, un organismo vivo che si espande e mette radici. Poi, dallo stesso giornale, un articolo che fa il punto sui processi ai criminali della dittatura. E ancora una gallery fotografica sul País e una testimonianza di una sopravvissuta dell’Esma, la scuola di meccanica della marina a Buenos Aires che negli anni della dittatura fu usata come centro di detenzione e tortura e oggi è diventata un museo della memoria.

Focus

A Cuba è vietato protestare Il 4 dicembre 2020 Luis Robles, 28 anni, un informatico originario di Guantánamo che lavorava in un piccolo negozio di elettrodomestici all’Avana, ha preso un pezzo di cartone e ci ha scritto sopra tre frasi: “Libertad”, “No más represión”, “Free Denis”. Era una protesta spontanea per chiedere la liberazione del rapper Denis Solís, arrestato a novembre del 2020 e condannato a otto mesi di carcere per oltraggio in un processo sommario. In quei giorni anche alcuni membri del Movimento san Isidro, un collettivo di artisti, musicisti e intellettuali, erano entrati in sciopero della fame contro la detenzione di Solís (ne avevamo parlato qui). Robles ha camminato per qualche metro con il cartello alzato e poi è stato arrestato da alcuni agenti. “A quel punto”, scrive Bbc mundo, “è accaduto un fatto insolito per Cuba: le persone presenti, in gran parte donne, hanno cominciato a urlare alla polizia di non picchiare l’uomo”. Sono passati quasi quattro mesi e Robles è ancora in carcere. Di recente la famiglia ha denunciato che in prigione Robles ha ricevuto trattamenti umilianti. In un articolo pubblicato sulla rivista messicana Gatopardo, il giornalista cubano Abraham Jiménez Enoa racconta che Robles soffre di reflusso gastrico e che almeno in due occasioni i medicinali recapitati dalla famiglia non gli sono stati consegnati. “Come gesto di protesta Robles ha indossato una maglietta bianca su cui ha scritto: ‘Libertà per Cuba’. Le guardie lo hanno picchiato e spogliato, e poi lo hanno messo in una cella più piccola, senza materasso, per due giorni”. Secondo Jiménez Enoa, “il fatto che un cittadino come Robles sia in carcere da più di cento giorni, sopportando trattamenti umilianti solo per aver esposto un cartello in una strada dell’Avana, basta a smontare l’idea che Cuba sia una meravigliosa isola progressista”.

L’Avana, Cuba (Twitter)

Informazione

La Pulla, che in spagnolo vuol dire “frecciatina”, è una videocolumn satirica che ha trasformato il modo in cui i giovani si informano in Colombia. L’idea nasce nel 2016 all’interno del quotidiano El Espectador, uno dei più autorevoli del paese. Per attirare un pubblico millenial, ogni settimana i giornalisti Juan Carlos Rincón, Juan David Torres e María Paulina Baena scelgono un tema d’attualità e lo affrontano con un tono sarcastico e colloquiale, diretto e in alcuni casi perfino sfrontato. Sfidano il potere senza giri di parole. Il risultato è stato dall’inizio un successo e oggi il canale YouTube della Pulla ha più di un milione di iscritti. Alcune column raggiungono due milioni di visualizzazioni. I giornalisti dedicano tempo al lavoro di ricerca e di indagine, non evitano argomenti delicati, rispondono con cura a tutti i commenti. Nel 2016 La Pulla ha vinto il premio nazionale di giornalismo Simón Bolívar nella categoria Analisi e opinione, sezione televisione. Il video premiato affrontava il tema dell’adozione da parte delle coppie omosessuali. Ecco alcune frasi che restituiscono il tono di molte puntate: “Affermare che le persone omosessuali non possono adottare perché bisogna proteggere i diritti dei bambini significa sostenere che gli omosessuali sono pericolosi. Questo si chiama omofobia (...). Un dato dell’Istituto colombiano per il benessere delle famiglie: il 92 per cento di chi commette violenze sessuali in Colombia è eterosessuale. Quindi proibiamo l’adozione alle coppie eterosessuali!”. La corte costituzionale colombiana ha approvato l’adozione per le persone dello stesso sesso nel novembre del 2015.

Arte femminista

Scavata e scolpita per undici mesi dall’artista Juliana Notari in una collina del Parco artístico-botânico di Água Preta, una città dello stato brasiliano di Pernambuco, Diva è una scultura alta 33 metri e larga 16 che rappresenta una vulva gigante e ferita. È stata inaugurata a fine dicembre, poco dopo che il presidente Jair Bolsonaro su Twitter si era detto contrario alla legalizzazione dell’aborto in Argentina. “In un paese dominato dal bolsonarismo”, ha scritto la giornalista Eliane Brum, “non poteva esserci un atto di trasgressione più forte di questa vagina enorme. E in un paese come il Brasile non poteva esserci atto di resistenza più grande che aprire la terra calpestata, esausta e ferita come i corpi di tante donne”. Notari ha spiegato che con Diva ha “usato l’arte per dialogare con temi che si riferiscono al conflitto di genere da un punto di vista femminile, unito a una visione cosmica che indaga la relazione tra natura e cultura nella società occidentale e fallocentrica”. Critiche violente sono arrivate dagli estremisti di destra, ma anche da alcuni attivisti ambientali, che hanno attaccato Notari per aver versato sulla terra cemento e resina. Intanto il 27 marzo una giudice ha stabilito che Bolsonaro dovrà pagare un risarcimento per danni morali alla giornalista Patrícia Campos Mello. Il presidente brasiliano l’aveva accusata di aver offerto prestazioni sessuali a una fonte in cambio d’informazioni negative su di lui. “La sentenza di primo grado è una vittoria per tutte le donne”, ha scritto Campos Mello in un tweet.

L’installazione Diva (Juliana Notari/Facebook)

Consigli

  • Fuera de lugar è un episodio di Radio Ambulante, un podcast narrativo che racconta le storie dell’America Latina in spagnolo. Ci porta in Colombia dove Carolina Rozo, appena laureata in fisioterapia, ha cominciato a lavorare nella nazionale colombiana under 17 di calcio femminile. Ma le cose sono andate diversamente da come si immaginava. Il racconto di una vicenda che ha aperto il dibattito sul #MeToo nel paese sudamericano e ha trasformato il mondo dello sport.
 
  • Apotheka è una piattaforma multimediale sulle droghe in America Latina. È curata da Dromómanos, un progetto creato dalla giornalista messicana Alejandra Sánchez Inzunza e dallo spagnolo José Luis Pardo per indagare le cause e le radici della violenza nel continente. Ci sono reportage, video, storie illustrate, podcast, lezioni e analisi per conoscere meglio le sostanze stupefacenti e i loro effetti, combattere miti e pregiudizi, e affrontare un argomento che riguarda tutti al di là della cosiddetta guerra al narcotraffico e dei discorsi ufficiali.

Questa settimana su Internazionale

Sul settimanale

  • Un articolo dell’Economist sulla crisi sanitaria in Brasile e un’analisi di Bruno Boghossian, columnist della Folha de S.Paulo, sulla catastrofica gestione di Jair Bolsonaro prima e durante la pandemia. E poi un portfolio di Nicolò Filippo Rosso sui migranti guatemaltechi morti in Messico, nel Tamaulipas, mentre cercavano di raggiungere gli Stati Uniti.

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I tre dibattiti dell’appuntamento di marzo del festival di Internazionale a Ferrara si possono vedere qui.

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