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14 gennaio 2022

Economica

La newsletter su economia e lavoro a cura di Alessandro Lubello

Colombo, Sri Lanka, 9 gennaio 2022. Il ministro degli esteri cinese Wang Yi, a destra, con il presidente dello Sri Lanka Gotabaya Rajapaksa (Dinuka Liyanawatte, Reuters/Contrasto)

L’aiuto cinese
Lo Sri Lanka ha chiesto di ristrutturare i suoi debiti con la Cina nel tentativo di risolvere la crisi finanziaria scoppiata nel paese in seguito alla pandemia. Il presidente Gotabaya Rajapaksa ha presentato una richiesta il 9 gennaio, in occasione di un vertice con il ministro degli esteri cinese Wang Yi. Negli ultimi dieci anni la Cina ha prestato allo Sri Lanka più di cinque miliardi di dollari per finanziare diversi progetti, tra cui la costruzione di strade, porti e di un aeroporto, molti dei quali inseriti tra le opere della nuova via della seta cinese. Secondo alcuni esperti, tuttavia, questi soldi sono stati usati anche per progetti inutili che non garantiscono benefici economici. Negli ultimi mesi lo Sri Lanka è stato colpito da una crisi del debito e dalla svalutazione monetaria, problemi che sono stati aggravati dal calo del turismo legato alla pandemia di covid-19 (nel 2019 questo settore ha garantito al paese entrate per quasi quattro miliardi di dollari, mentre con l’emergenza sanitaria il giro d’affari è crollato del 90 per cento). Quest’anno il paese deve rimborsare debiti per circa 4,5 miliardi di dollari. In particolare, il 18 gennaio scadrà un’obbligazione internazionale da 500 milioni di dollari.

Nel settembre del 2021 la forte svalutazione monetaria ha provocato il rincaro dei prodotti alimentari, spingendo il governo a introdurre controlli sull’offerta e sui prezzi dei beni essenziali, come il riso e lo zucchero. I provvedimenti non hanno prodotto gli effetti sperati. Negli ultimi quattro mesi, per esempio, il prezzo di una bombola di gas per cucinare è passato da 7,50 a 13,25 dollari, un aumento di circa l’85 per cento. A dicembre i prezzi dei prodotti alimentari sono cresciuti del 21 per cento. A novembre le riserve di valuta pregiata del paese erano scese a 1,6 miliardi di dollari, una cifra sufficiente per pagare le importazioni di poche settimane. Il governo è stato costretto a limitare l’importazione di diversi beni.

Questi problemi non riguardano solo lo Sri Lanka. In un rapporto pubblicato in questi giorni la Banca mondiale prevede un rallentamento della crescita globale per il 2022: 4,1 per cento contro il 5,5 per cento del 2021. David Malpass, il presidente dell’istituto, ha sottolineato che i danni maggiori riguarderanno i i paesi poveri. Nel 2023, ha dichiarato Malpass, tutte le economie avanzate dovrebbero riprendersi, mentre il pil dei paesi in via di sviluppo e di quelli emergenti resterà inferiore del 4 per cento rispetto ai livelli precedenti la pandemia.

Germania

La città della Biontech
Fino a poco tempo fa Magonza, città tedesca di 220mila abitanti situata alla confluenza dei fiumi Meno e Reno, era famosa soprattutto per il suo carnevale e per Johannes Gutenberg, l’inventore della stampa. Oggi ai fiori all’occhiello del capoluogo del Land della Renania Palatinato si è aggiunta un’azienda di biotecnologia, la Biontech, passata nel giro di due anni da Davide a Golia del settore farmaceutico, scrive il quotidiano svizzero Neue Zürcher Zeitung. Il merito è del vaccino contro il covid-19 sviluppato dalla coppia di fondatori della Biontech, Özlem Türeci e Uğur Şahin, e commercializzato grazie al colosso farmaceutico statunitense Pfizer. Il successo del vaccino ha prodotto benefici non solo per i bilanci dell’azienda di Magonza, visto che ha garantito entrate straordinarie anche alle casse del comune. “Negli anni passati la città incassava in media 170 milioni di euro. Per il 2021, invece, si prevede una somma record di poco superiore al miliardo. L’amministrazione comunale non può sostenere che l’aumento sia dovuto a un’unica azienda, ma tutti sanno che in gran parte il merito è della Biontech”.

Michael Ebling, il sindaco socialdemocratico di Magonza, ha parlato di risultato storico. La gioia del primo cittadino è comprensibile, visto che il comune è indebitato pesantemente. Sul sito della tv pubblica regionale Südwestrundfunk si legge che l’attuale debito ammonta a circa 1,3 miliardi di euro. Per il 2022 l’amministrazione prevede di chiudere il bilancio con un avanzo di 500 milioni di euro. Ebling ha sottolineato che i soldi saranno investiti per ridurre i debiti e fare investimenti che rafforzino le prospettive della città nel lungo periodo. Innanzitutto saranno ridotte le imposte societarie, in modo che Magonza diventi un polo attrattivo per altre aziende innovative. Inoltre, l’amministrazione vuole diventare un punto di riferimento per le biotecnologie, ampliando il TechnologieZentrum Mainz entro la fine del 2024.

Stati Uniti

La Theranos e la cultura della Silicon valley
Il 3 gennaio il tribunale federale di San Diego, in California, ha condannato per truffa Elizabeth Holmes, la fondatrice della Theranos, un’azienda che si proponeva di rivoluzionare i test clinici del sangue. Le sentenza, che probabilmente costerà diversi anni di prigione all’imprenditrice, è la conseguenza di uno dei più clamorosi fallimenti della Silicon valley. Holmes è stata dichiarata colpevole per quattro degli undici capi d’imputazione, in particolare di frode nei confronti degli investitori. È stata assolta dall’accusa di aver ingannato i pazienti delle sperimentazioni, mentre la giuria non ha raggiunto un accordo per esprimersi sulle accuse di truffa finanziaria. Holmes aveva fondato la Theranos a 19 anni, nel 2003, quando studiava chimica all’università. L’idea alla base dell’azienda era fornire una tecnologia in grado di misurare valori come il colesterolo e diagnosticare numerose malattie, dal cancro al diabete, partendo da una goccia di sangue. Holmes raccolse rapidamente enormi finanziamenti. Nel 2014 il valore della Theranos era arrivato a circa nove miliardi di dollari. L’imprenditrice era descritta come la più giovane miliardaria che si è fatta da sé o l’erede di Steve Jobs. Negli anni successivi, però, grazie ad alcune inchieste giornalistiche venne fuori che la tecnologia della Theranos non funzionava, e nel 2018 l’azienda dovette dichiarare fallimento e chiudere.

Il New York Times ha definito questo caso “un simbolo dei pericoli rappresentati dall’esaltazione e dalla supponenza della Silicon valley”. Non si tratta semplicemente di una spettacolare truffa, aggiunge il settimanale tedesco Die Zeit: è una vicenda che rivela molto della cultura del settore dell’alta tecnologia, dove “si presenta un’idea imprenditoriale abbellendola fino ai limiti della truffa per ottenere i soldi degli investitori­­. E spesso certi limiti vengono superati. Fake it till you make it (fingi fino a quando non ce l’hai fatta) è la frase che riassume alla perfezione questa filosofia”. La The­r­a­nos è riuscita a ingannare sia uomini d’affari di grande esperienza, come Lar­ry El­li­son, il fondatore della ­­­­Ora­cle, e­ il magnate dei mezzi di comunicazione ­Ru­pert Mur­doch, sia alcuni grandi investitori professionali. Nella Silicon valley è fondamentale la narrazione: il successo di Holmes si basava sul fatto che era riuscita a trasmettere un’idea di futuro. Da questo punto di vista, ha spiegato alla Zeit Margaret O’Mara, docente di storia della tecnologia all’University of Washington di Seattle, negli Stati Uniti, “Hol­mes era simile a Steve Jobs, perché raccontava come avrebbe cambiato il mondo. La differenza è che Jobs alla fine ha inventato il computer della Apple, mentre dalla visione di Holmes non è mai venuto fuori niente di concreto­­”. Ma ormai nella Silicon valley, ha aggiunto O’Mara, basta che una storia funzioni perché “la gente metta da parte ogni dubbio”.

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Numeri

15.800

Nel 2021 sono state realizzate transazioni con criptovalute per un valore di 15.800 miliardi di dollari, il 567 per cento in più rispetto al 2020. Secondo l’anticipazione di un rapporto (in uscita a febbraio) realizzato dalla società di ricerche Chainalysis, lo 0,15 per cento del totale, cioè circa 14 miliardi (il 79 per cento in più rispetto all’anno prima), riguarda attività illegali. Chainalysis, scrive il Wall Street Journal, sostiene che la crescita della cosiddetta finanza decentralizzata, cioè l’offerta di servizi finanziari automatizzati basati sulla tecnologia blockchain (alla base delle criptovalute), è in questo momento una minaccia per la sicurezza del settore. “Il 72 per cento dei circa 3,2 miliardi di dollari in criptovalute spariti nel 2021 è stato rubato attraverso applicazioni di finanza decentralizzata, che tra l’altro sono sempre più usate per effettuare operazioni di riciclaggio del denaro (tra il 2020 e il 2021 sono aumentate del 1.964 per cento)”.

La presenza di truffe e operazioni opache è un fenomeno che caratterizza da sempre qualunque innovazione tecnologica, soprattutto nella loro fase iniziale. I dati confermano comunque la straordinaria crescita delle criptovalute, che restano un bene volatile e oggetto di speculazioni, ma cominciano ad affermarsi anche come bene rifugio. Questo sembra particolarmente vero nel caso del bitcoin: oggi chi vuole proteggere i propri soldi dall’inflazione o da altri rischi non pensa più solo all’oro o agli immobili, ma guarda anche alla moneta digitale lanciata da un misterioso hacker. Non a caso la grande banca d’affari statunitense Goldman Sachs prevede che nei prossimi cinque anni il valore del bitcoin potrebbe superare la soglia dei centomila dollari. Ha potenzialità innovative anche l’altro lato delle criptovalute: l’uso della blockchain per lo sviluppo di servizi finanziari automatizzati. Un mondo ancora in una fase embrionale e caotica, verso il quale tuttavia non sono insensibili neanche i colossi di Wall street, come spiega il Financial Times in un articolo che Internazionale ha tradotto e pubblicato nel numero in edicola questa settimana.

Norvegia

Affari con l’anidride carbonica
Catturare e rendere liquida l’anidride carbonica prodotta dai cementifici e dagli impianti siderurgici, caricarla sulle navi cisterna e poi depositarla e sigillarla sui fondali marini davanti alle coste della Norvegia. È l’obiettivo della Northern Lights, un’azienda norvegese nata nel 2021 dall’alleanza tra i gruppi energetici Equinor (azienda pubblica norvegese), Shell e TotalEnergies. Nel 2024, scrive Die Tageszeitung, entrerà in funzione un primo deposito a Ljøsøyna, nell’ovest del paese scandinavo. “Per cinquant’anni”, osserva il quotidiano tedesco, “la Norvegia ha sfruttato il petrolio e il gas naturale del suo sottosuolo, di fatto alimentando il riscaldamento climatico. Adesso, invece, vuole sfruttare un altro tipo di risorsa del suo territorio: i fondali marini dove immagazzinare l’anidride carbonica, cioè il prodotto di scarto delle fonti d’energia fossili”.

La Northern Lights è la parte più importante di Longship, un progetto con cui la Norvegia vuole diventare una pioniera della neutralità climatica. In alcuni settori, come quello del cemento e la siderurgia, per ora è impossibile rinunciare del tutto alle fonti fossili. Le loro emissioni devono essere gestite in qualche modo, e “l’unica via praticabile a noi sembra lo stoccaggio dell’anidride carbonica”, ha dichiarato Amund Vik, viceministro norvegese per il petrolio e l’energia. Secondo l’Equinor, nei fondali norvegesi c’è posto per circa ottanta miliardi di tonnellate di anidride, pari a cento volte le emissioni registrate dalla Germania nel 2021. Intanto si pensa anche a come fare soldi: circa 350 aziende, tra cui la Basf, la Thyssenkrupp e l’ArcelorMittal, si sono già dette interessate. Longship propone di smaltire l’anidride per 30-55 euro a tonnellata dal 2030. “Finora”, conclude Die Tageszeitung, “la Norvegia ha mandato in giro per il mondo petrolio e gas. In futuro si occuperà anche delle loro emissioni”.

Questa settimana su Internazionale

Sul settimanale Il Financial Times racconta che le grandi  banche cominciano a usare la tecnologia alla base delle criptovalute. Per ora il loro obiettivo principale è rendere i pagamenti più efficienti ed economici.

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Errata corrige: nella notizia con foto del numero uscito il 7 gennaio 2022 il credit corretto Peter Dejong, Ap/LaPresse.

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