Copy
Pubblicità

 
17 marzo 2022

Africana

La newsletter sull’Africa a cura di Francesca Sibani

Un impianto di estrazione del metano sul lago Kivu, in Ruanda, 1 novembre 2021. (Simon Maina, Afp)

Dovremo ancora aspettare il gas africano La guerra in Ucraina, che ha costretto i leader europei a cercare nuovi rifornimenti di gas e petrolio, potrà in qualche modo favorire paesi africani come Nigeria, Angola, Libia e Algeria? Kennedy Chege, ricercatore all’università di Città dal Capo, intervistato da Nosbot Gbadamosi per Foreign Policy, afferma: “Sembra che l’Africa al momento sia l’alternativa più affidabile. Si è aperta un’opportunità per i paesi africani di entrare in nuovi mercati e fare accordi al più presto”. Il problema, spiega Gbadamosi, non è la capacità di produzione ma la mancanza di infrastrutture per trasportare il gas e il petrolio. “Molti paesi africani con grandi riserve di gas hanno avuto difficoltà ad attrarre investimenti per realizzare progetti di infrastrutture per il gas per rifornire i mercati europei”, si legge in un articolo di Al Jazeera ripreso sul sito di Internazionale. 

La Nigeria, il primo produttore africano di idrocarburi, vorrebbe così riprendere in mano il vecchio progetto di un gasdotto che attraversi il Sahara per portare il suo gas in Algeria e da lì in Europa. E per costruirlo si è rivolta a investitori locali, come la African export-import bank.

Per il momento il paese più favorito dalla situazione sembra l’Algeria, come provano anche le recenti visite di esponenti del governo italiano ad Algeri. Al momento il paese nordafricano fornisce l’11 per cento del gas all’Europa e potrebbe assistere a un boom delle esportazioni. Secondo la Reuters, le importazioni di gas algerino in Italia sono già cresciute del 76 per cento nel 2021, fino a raggiungere i 21 miliardi di metri cubi, una quantità non così lontana dai 29 miliardi di metri cubi importati dalla Russia. Tuttavia, si chiede The Conversation, l’Algeria sarà disposta ad accontentare le richieste europee e a correre il rischio di alienarsi le simpatie di Mosca, con cui Algeri ha stretti rapporti? Ricordiamo che l’Algeria è tra i numerosi paesi africani che si sono astenuti dal votare la risoluzione di condanna della guerra in Ucraina all’assemblea generale delle Nazioni Unite.

Un discorso simile potrebbe valere per la Libia, se non fosse che le cose lì sono ancora più complicate per lo scenario politico in continuo cambiamento. E per la presenza nel paese di due governi, uno dei quali più vicino ai russi, come spiega bene Khalifa Abo Khraisse in un articolo sul nostro sito.

Attacchi alle donne In Sudan migliaia di persone sono tornate a manifestare contro il governo militare e contro l’aumento dei prezzi alimentari, legato alla guerra in Ucraina. I manifestanti hanno denunciato anche lo stupro, il 14 marzo, di una studente sudsudanese da parte di un gruppo di agenti delle forze dell’ordine. Secondo Sudan Tribune, la giovane non partecipava alle proteste ma viaggiava su un minibus, che è stato fermato a un posto di blocco dagli agenti che hanno poi commesso la violenza sessuale. Secondo il coordinamento dei comitati di resistenza sudanesi, lo stupro è usato come strumento d’intimidazione per ridurre la presenza negli spazi pubblici delle donne, che sono state in prima linea nella rivolta contro il dittatore Omar al Bashir.

Manoscritti in digitale Il 10 marzo su Google arts & culture sono stati pubblicati in forma digitale quarantamila manoscritti di Timbuctù (qui la collezione). Il progetto è stato realizzato in collaborazione con l’ong maliana Savama-Dci di Abdel Kader Haidara, che nel 2012 – quando la città era sotto il controllo jihadista – partecipò al salvataggio di 390mila documenti antichi, che rischiavano di essere distrutti dagli occupanti. Oggi una parte di questi testi è consultabile online, con la relativa traduzione dall’arabo, dal songhai o dalla lingua berbera. Google arts & culture li ha inseriti in una sezione, Mali magic, che celebra il paese ieri e oggi: oltre ai manoscritti, è possibile visitare con Street view alcuni siti d’interesse storico e culturale (come la moschea di Djenné) o ascoltare i musicisti più famosi (è disponibile un nuovo album della maliana Fatoumata Diawara).

Pubblicità

In breve:

  • Burkina Faso Il 13 marzo tredici poliziotti sono morti in un’imboscata tesa da un commando armato jihadista vicino a Taparko, una località mineraria nel nord del paese. Il giorno prima undici civili erano stati uccisi in una miniera d’oro artigianale tra Dori e Gorom-Gorom. Un terzo attacco, ad Arbinda, ha causato la morte di altre otto persone. Dal 2015 più di duemila persone sono morte negli attacchi jihadisti nel nord e nell’est del paese.
  • Ciad Il governo ha consegnato il 14 marzo alla Corte penale internazionale l’ex miliziano Maxime Mokom, ricercato per crimini di guerra e contro l’umanità commessi nella Repubblica Centrafricana tra il 2013 e il 2014.
  • Ciad Il 13 marzo sono cominciati a Doha, in Qatar, i negoziati di pace tra la giunta militare guidata dal generale Mahamat Déby Itno e alcuni gruppi ribelli. Tra questi c’è il Fronte per l’alternanza e la concordia del Ciad (Fact), il gruppo accusato di aver ucciso Idriss Déby Itno, padre dell’attuale leader e al potere dal 1990 al 2021. I colloqui sono stati sospesi dopo due giorni.
  • Etiopia La commissione etiope per i diritti umani ha accusato le forze armate di aver ucciso un uomo, bruciandolo vivo. La prova è un video, pubblicato in rete il 12 marzo, che mostra persone in uniforme insultare un uomo indifeso e agonizzante. L’episodio risalirebbe al 3 marzo e sarebbe avvenuto nella regione di Benishangul-Gumuz, dopo un attacco che aveva causato una ventina di morti e che era stato attribuito ai tigrini. Nella regione etiope del Tigrai è scoppiata a novembre del 2020 una ribellione contro il governo di Addis Abeba.
  • Mali Lo scorso fine settimana è stato inviato alla famiglia di Olivier Dubois un video in cui il giornalista francese rapito dai jihadisti maliani undici mesi fa appare ancora in vita. Nel filmato Dubois si rivolge alla compagna e alle autorità francesi, chiedendo di proseguire gli sforzi per la sua liberazione. Altri due giornalisti maliani, Hamadoun Nianlibouly e Moussa M’Bana Dicko, sono in ostaggio dei jihadisti da mesi.
  • Repubblica Democratica del Congo Almeno 75 persone sono morte e altre 125 sono rimaste ferite il 10 marzo in un grave incidente ferroviario nella provincia del Lualaba. Un treno merci, su cui viaggiavano clandestinamente dei passeggeri, è deragliato e alcuni vagoni sono finiti in una scarpata. Un video di Africa News raccoglie le denunce di alcuni superstiti contro le autorità, accusate di negligenza.

Focus

Il liceo Schorge di Koudougou, in Burkina Faso, progettato nel 2016 dallo studio di Francis Kéré. (Francis Kéré)

Riconoscimento per l’architettura africana Il 15 marzo Francis Kéré, 56 anni, architetto originario del Burkina Faso ma che vive e lavora a Berlino, ha ottenuto il prestigioso Pritzker prize, il più importante premio nel suo campo. È il primo africano e il primo nero a ricevere il riconoscimento, che viene assegnato dal 1979. Il quotidiano burkinabé Wakat Sera celebra Kéré scrivendo che la notizia del premio “porta a un paese, sprofondato nella tristezza per le morti causate dagli attacchi terroristici, un raggio di gioia e di speranza”. La carriera internazionale non ha tenuto Kéré lontano dal continente in cui è nato: come ricorda il sito nigeriano The Republic, è conosciuto per aver costruito scuole, centri di cura, palazzi pubblici e residenziali in buona parte dell’Africa, Tra i suoi ultimi progetti, le futuristiche sedi dei parlamenti di Burkina Faso e Benin, e il Goethe institut di Dakar. Il primo è ancora sulla carta, mentre degli altri due sono cominciati i lavori. Ma il progetto di cui Kéré ha parlato più estesamente e a cui ha dedicato una conferenza Ted è la scuola elementare del paesino in cui è nato, Gando, nell’est del Burkina Faso. Nel 2001 la scuola nacque grazie alla partecipazione di tutta la comunità, a partire da materiali disponibili sul posto, poco costosi e sostenibili. I principali problemi da risolvere erano quelli della ventilazione, del calore e della luce, che furono superati combinando tecniche ingegneristiche innovative con quelle tradizionali africane.

Consigli

  • Su Mubi è disponibile Un homme qui crie del regista ciadiano Mahamat Saleh-Haroun. Il film del 2010 vinse il gran premio della giuria al festival di Cannes, dov’era in competizione anche per la Palma d’oro. Vinse anche il secondo premio al Fespaco. La storia è ambientata in un hotel di lusso in Ciad: Adam è il bagnino della piscina dell’albergo, ma, dopo un cambio di proprietà, deve lasciare il posto al figlio Abdel. Sullo sfondo c’è la guerra, e Adam è chiamato a sacrificare qualcosa (o qualcuno) per contribuire allo sforzo bellico. Di Saleh-Haroun uscirà presto in sala il nuovo film, Una madre, una figlia (Lingui), al cinema dal 14 aprile.

  • All’inizio di aprile la Rivista Africa organizza a Milano (e in streaming) una serie di eventi dedicati al continente. Si comincia il 1 aprile con un convegno sui cambiamenti climatici (iscrizione gratuita fino a esaurimento posti) e l’inaugurazione della mostra Terramadre. Il 2 e 3 aprile, invece, parte la decima edizione dei Dialoghi sull’Africa (evento a pagamento), con la partecipazione di importanti esperti e scrittori. 

  • Un breve articolo di Okayafrica parla dei bookstagrammers africani. Li definisce una “nicchia nella comunità di Instagram formata da appassionati di letteratura che condividono i loro consigli usando una varietà di contenuti”. Sono diventati delle fonti autorevoli, che danno visibilità a nuovi autori con un giusto spirito critico (io su Instagram seguo Books & Rhymes, che mi sento di consigliare).

Questa settimana su Internazionale

Compra questo numero o abbonati
per ricevere Internazionale
ogni settimana a casa tua.

Per suggerimenti e segnalazioni scrivi a africana@internazionale.it

Qui ci sono le altre newsletter di Internazionale.

Sostieni Internazionale. Aiutaci a tenere questa newsletter e il sito di Internazionale liberi e accessibili a tutti, garantendo un’informazione di qualità.

Visita lo shop di Internazionale.