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5 febbraio 2021

Sudamericana

La newsletter sull’America Latina a cura di Camilla Desideri

Un ospedale allestito nel Parque das Tribos a Manaus, 19 gennaio 2021. (Jonne Roriz, Bloomberg via Getty Images)

Crisi fuori controllo La situazione sanitaria nella città brasiliana di Manaus, nello stato di Amazonas, è critica. Il 29 gennaio il ministro della sanità, il generale Eduardo Pazuello, ha dichiarato che bisogna prendere misure radicali e urgenti: “Se non trasferiamo almeno 1.500 pazienti in altri stati del paese continueranno a morire ottanta o cento persone al giorno, perché le unità di terapia intensiva non si creano da un giorno all’altro”. Negli ospedali della città manca l’ossigeno per i respiratori necessari ai pazienti ricoverati per il covid-19. Lo stesso Pazuello è sotto indagine per aver sottovalutato la gravità della situazione, anche se all’inizio di gennaio, di fronte a una nuova impennata di contagi, era stato avvisato dalle autorità statali che il sistema sanitario era al collasso. “Pazuello non ha nessuna esperienza nel settore sanitario”, scrive il giornalista Luiz Fernando Vianna sulla rivista Época. “Non fa assolutamente niente, a parte consigliare ai malati di covid-19 di curarsi con l’inutile clorochina. Abbiamo un governo che si comporta in modo che un numero sempre maggiore di brasiliani muoia. Non è un caso. È un progetto”.

Una testimonianza La giornalista Izabel Santos, che vive a Manaus da trent’anni, ha scritto un articolo personale e toccante sulla pandemia e sulla seconda ondata di covid-19 nella città, dovuta probabilmente a una variante del virus. “Ad agosto, quando alcune scuole hanno cominciato a riaprire, c’è stato un aumento dei contagi. Ma niente di paragonabile a quello che avevamo vissuto a maggio. Pensavamo che il peggio fosse alle spalle, invece ci sbagliavamo. Poi, sotto Natale, la situazione è sfuggita di mano: acquisti, incontri con gli amici, riunioni... la città ripeteva la solita routine dicembrina come se la pandemia non ci fosse mai stata. Il 26 dicembre ho assistito a uno dei momenti più incredibili di questo periodo: il governo statale ha decretato nuove misure di restrizione per contenere i contagi e la gente è scesa in piazza a protestare. Era la prima volta che le autorità agivano in maniera sensata, anche se tardiva. Alla fine, sotto pressione, il governatore Wilson Lima ha ritirato le restrizioni. E il 2021 è cominciato con la gente in cerca di bombole d’ossigeno per la strada e con i pazienti che morivano asfissiati negli ospedali senza più letti disponibili”.

In breve

El Salvador Il 31 gennaio un gruppo di simpatizzanti del Frente Farabundo Martí para la liberación nacional (Fmln, sinistra) è stato attaccato da alcune persone armate poco dopo aver partecipato all’apertura della campagna elettorale di Rogelio Canales a sindaco di San Salvador. Due persone sono morte e altre cinque sono rimaste gravemente ferite. Su Twitter il presidente Nayib Bukele ha insinuato che l’attentato fosse stato organizzato dagli stessi militanti del Fmln per farsi pubblicità elettorale. “Neanche in una situazione così grave Bukele si è comportato come richiederebbe il suo ruolo istituzionale”, scrive El Faro in un editoriale.

Perù Dopo settimane di aumento esponenziale delle vittime e dei contagi di covid-19, il 27 gennaio il presidente peruviano Francisco Sagasti ha annunciato l’introduzione di nuove restrizioni e di misure di distanziamento sociale in alcune regioni del paese, compresa la zona metropolitana della capitale Lima. Il 25 gennaio si sono registrate 220 morti per covid-19, il secondo dato più alto dall’inizio della pandemia dopo quello dell’11 agosto, quando le vittime erano state 225 in un solo giorno. I divieti resteranno in vigore dal 31 gennaio al 14 febbraio.

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Colombia Il partito politico Fuerza alternativa revolucionaria del común (Farc), nato nel 2016 dalla smobilitazione del gruppo guerrigliero che aveva la stessa sigla in seguito agli accordi di pace con il governo, cambierà nome. Lo hanno annunciato il 24 gennaio i suoi leader alla fine di un incontro convocato per definire le strategie in vista delle elezioni in programma nel 2022. Il partito delle Farc si chiamerà Comunes, perché è un nome che i colombiani non associano alla guerriglia, alla violenza e al dolore causato dal conflitto armato.

  • Il 28 gennaio otto ex leader delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) sono stati incriminati per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, in particolare per il rapimento di più di 21mila persone nel corso del conflitto. Il provvedimento è stato emesso dal tribunale speciale per la pace, creato dopo gli accordi del 2016. Tra le persone incriminate c’è Rodrigo Londoño Echeverri, noto come Timochenko, attuale presidente del partito Comunes.

Messico Il 22 gennaio l’esercito ha trovato i resti di 19 corpi carbonizzati e almeno sei veicoli bruciati nello stato di Tamaulipas, nel nordest del paese. Secondo le autorità, le vittime erano migranti centroamericani morti a causa della violenza tra gruppi criminali, in particolare tra il cartello del Noreste e quello del Golfo per il controllo delle rotte della droga. Lo stato, nel nordest del paese, è uno dei più colpiti dalla violenza anche perché si trova sulla rotta dei migranti che vogliono raggiungere gli Stati Uniti. È diventato tristemente famoso per il massacro di 72 migranti avvenuto ad agosto del 2010 a San Fernando.

Cile È morto il 22 gennaio a Santiago del Cile Juan Guzmán Tapia, 81 anni. Era stato il primo magistrato cileno ad aver accusato e processato il generale Augusto Pinochet per i crimini commessi durante la dittatura militare cilena (1973-1990). Nonostante i capi d’accusa e le prove solide presentate contro il dittatore, Pinochet è morto nel 2006 senza mai essere condannato: prima la corte suprema, poi la corte d’appello hanno ritenuto che non fosse nelle condizioni fisiche e mentali di affrontare un processo.

Nicaragua Il 30 gennaio davanti alla redazione del giornale indipendente Confidencial e del programma tv Esta semana, occupata e sgomberata dalle forze dell’ordine nel dicembre del 2018, sono apparsi scatoloni e grandi buste nere. Lo scorso 20 dicembre sul portone era stato affisso un cartello che comunicava l’assegnazione dei locali al ministero della salute del Nicaragua per trasformarli in una casa di accoglienza per madri sole. “Il presidente Daniel Ortega ha confiscato i nostri uffici ma non ha ucciso il giornalismo indipendente”, afferma il direttore di Confidencial Carlos Fernando Chamorro.

Città

Lungo la Cinta costera a Città di Panamá, 24 agosto 2020 (Afp)

A Città di Panamá, come in altre province del paese centroamericano, le restrizioni imposte per contenere il contagio del covid-19 hanno seguito una regola particolare: il genere. Uomini e donne possono uscire per due ore e a giorni alterni. La misura, che è stata in vigore per poco tempo e senza successo anche nella capitale colombiana Bogotá e in Perù, ha danneggiato in particolare le persone transessuali. Come si legge in questo rapporto dell’associazione Hombres trans Panamá, 45 persone transessuali dal 1 aprile 2020 al 15 gennaio 2021 sono state discriminate, soprattutto con intimidazioni verbali e psicologiche da parte delle autorità e della polizia. Per esempio il 15 gennaio (giorno in cui potevano uscire le donne) a Lucciana Sofía Campos, una donna peruviana transessuale di 25 anni, è stato impedito di entrare in un supermercato a fare la spesa perché nella sua carta d’identità c’era scritto “sesso maschile”. La vita e le paure delle persone transessuali per le strade di Città di Panamá sono raccontate in quest’articolo firmato dalla giornalista Melissa Pinel: “Barbara Delgado non esce di casa da un mese. Non ha paura del covid-19, ma della polizia. Se esce nei giorni stabiliti per le donne, quando si sente più a suo agio, per la polizia è una provocazione. Se invece esce nei giorni stabiliti per gli uomini, come vorrebbe il genere indicato nella sua carta d’identità, secondo le autorità la sua presenza potrebbe mettere in imbarazzo le altre persone e i clienti dei negozi”. Dall’inizio della pandemia, stando ai dati della Johns Hopkins university, a Panamá ci sono stati più di 320mila casi di covid-19 e oltre cinquemila morti.

Un giornale

Tra i paesi latinoamericani, secondo l’ong Reporters sans frontières Cuba è quello dove la situazione della libertà di stampa è peggiore. I giornali sono in gran parte in mano al governo e i giornalisti dei pochi siti e blog indipendenti sono costantemente controllati dalle autorità. Eppure, anche grazie alla migliore copertura internet sull’isola, continuano a fare il loro lavoro. Periodismo de barrio, per esempio, è una rivista digitale fondata nel 2015 da Elaine Díaz Rodríguez mentre era Nieman fellow ad Harvard, negli Stati Uniti. La rivista racconta storie sulle comunità più vulnerabili al cambiamento climatico, alle conseguenze degli uragani, alla siccità, alle inondazioni. Affronta anche temi come la penuria alimentare, l’inquinamento, i problemi abitativi e lo sviluppo sostenibile. Nel 2016 la giornalista Mónica Baró, autrice di un reportage su una piccola comunità nella provincia di Santiago de Cuba, aveva parlato con passione della sfida di informare a Cuba, ma non solo: “Quando qualcuno vuole fare giornalismo – non propaganda né pubblicità – sa che prima o poi deve sfidare i poteri dominanti per trovare la verità o qualche pezzetto di verità. A Cuba non è diverso. Anche se sento che nel mio paese siamo molto lontani dal giornalismo, ci sono sempre più giornalisti che hanno capito il valore fondamentale dell’indipendenza”.

Da leggere

  • Era il 1986 quando Pedro Lemebel, a quel tempo ancora Pedro Mardones, pubblicò Incontables, gli unici racconti che scriverà nella sua vita, in una scatolina di trittici illustrati su carta kraft con una tiratura di trecento esemplari. Oggi, grazie al lavoro di Edicola, una piccola casa editrice nata con l’idea di costruire un ponte tra l’Italia e il Cile, Irraccontabili si può leggere in italiano. Scrive nell’introduzione al libro la scrittrice cilena Pía Barros: “Proprio perché veniva dai margini, Pedro Mardones è sempre stato al centro del malcontento, mai al margine. Conosceva la povertà e ne aveva paura. Niente nei suoi testi è casuale, tutto è pensato e consapevole, ogni parola, perché credeva in un mondo migliore e credeva di poterlo cambiare con la letteratura, dato che la rabbia per le ingiustizie gli schizzava fuori dalla pelle. Lasciò impronte private e pubbliche e, contro tutti quelli che non credettero in lui, segnò per sempre la storia letteraria del nostro paese”.
 
  • “Un disastro su tutti i fronti: più di 51mila morti per covid-19, due milioni di persone contagiate, un sistema sanitario al collasso in molte città del paese e per ora nessuna data certa per l’arrivo del vaccino”, scrive sul País il politologo e giornalista colombiano Ariel Ávila, direttore della fondazione Paz & Reconciliación, commentando la gestione della pandemia da parte del presidente della Colombia Iván Duque. Un’analisi che boccia la risposta alla pandemia del governo di Bogotá, definito “inefficiente e corrotto”, anche perché rischia di ritardare la ripresa economica del paese.

Da ascoltare

  • Mario Daniel Bravo ha cominciato a farsi delle domande sulla sua origine durante l’adolescenza. Aveva sempre intuito di essere stato adottato, ma capiva che i suoi genitori preferivano non affrontare l’argomento. Con il tempo ha cercato di orientarsi nel labirinto della sua storia. Tutto portava a Tucumán, una delle città argentine dove la repressione del regime militare era stata più dura. La busqueda è un episodio di Radio Ambulante (un podcast che racconta in spagnolo le storie dell’America Latina) che tocca tutti i sentimenti, dalla paura alla speranza, dalla commozione alla nostalgia, dal dolore alla gioia. E ci porta in una delle piazze simbolo del continente, plaza de Mayo a Buenos Aires.
 
  • Sono tanti gli strumenti che nel tempo hanno interpretato la musica dell’argentino Astor Piazzolla, scomparso nel 1992, di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita. Con un suono purissimo e multicromatico, la ventiduenne trombettista classica Lucienne Renaudin Vary, in Piazzolla stories (Warner Classics), esplora ancora una volta la forza delle melodie piazzolliane, e con il suo strumento ne fa risaltare il carattere struggente. Ma non solo: insieme all’orchestra sinfonica e al quartetto da camera, Renaudin Vary rivela i legami tra il sofisticato mondo post-tanghistico di Piazzolla e l’universo musicale di J. S. Bach, Alberto Ginastera e Niccolò Paganini, confermando la statura di classico del grande argentino. È il consiglio di ascolto di Alberto Riva, giornalista e scrittore.

Da vedere

  • “Nessuno entra in una prigione salvadoregna aspettandosi di trovare l’amore”, racconta il giornalista Carlos Martínez in quest’intervista a Lorena Arroyo. Soprattutto se il carcere è quello di San Francisco Gotera (nel dipartimento di Morazán), che ospita più di mille detenuti di gang criminali rivali, in uno dei paesi più violenti del mondo, El Salvador. Per questo quando nel 2019 Martínez, che da anni si occupa delle pandillas per il giornale El Faro, è entrato in un’ala di massima sicurezza della prigione e ha incontrato due affiliati delle gang che si amavano e proteggevano gli è sembrata una cosa al tempo stesso straordinaria e quasi impossibile. L’omosessualità non è tollerata dalle gang, che la puniscono con la morte. Con la regista spagnola Marlén Viñayo, che è anche la sua compagna, hanno deciso che la storia doveva essere raccontata. Il risultato è un potente documentario di 35 minuti, Imperdonable, il primo film che potrebbe rappresentare il paese centroamericano agli Oscar. Si può vedere da oggi all’8 febbraio sulla piattaforma Vimeo on demand.

Questa settimana su Internazionale

Sul sit0

  • Un’analisi del Faro sull’importanza della memoria collettiva nel Salvador soprattutto davanti a un presidente, Nayib Bukele, che disprezza gli accordi di pace e le vittime della guerra civile.
  • La pandemia ha frenato l’istruzione in tutta l’America Latina e molti paesi sono impreparati a ricominciare l’anno scolastico in presenza, scrive Bloomberg in quest’articolo.
  • Un video sulla violenza della polizia in Brasile, che non ha fermato il traffico di droga. È il settimo episodio di Stato alterato, una serie del giornale brasiliano Folha de S.Paulo sugli effetti delle politiche sulle droghe nel mondo.

Sul settimanale
  • Un editoriale del Espectador sulla sentenza del tribunale speciale per la pace in Colombia contro gli ex guerriglieri delle Farc.

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