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9 agosto 2021

Musicale

La newsletter sul mondo della musica a cura di Giovanni Ansaldo.

Kanye West al Mercedes-Benz stadium di Atlanta, il 22 luglio. (K. Mazur, Getty for Universal Music)

Il solito Kanye Kanye West sa bene come creare aspettative intorno a quello che fa. E anche stavolta c’è riuscito, visto che da quasi un mese si parla del suo nuovo disco, Donda, nonostante lui debba ancora pubblicarlo. Il titolo dell'album è un omaggio a Donda West, la madre morta nel novembre 2007. Inizialmente il disco doveva uscire il 24 luglio del 2020 ma è stato rinviato a causa della pandemia. Poi il rapper è tornato alla carica, annunciando il suo arrivo il 23 luglio 2021. In realtà lo stiamo ancora aspettando, ma nel frattempo West l’ha fatto ascoltare (in una versione ancora non definitiva) il 22 luglio e il 5 agosto ai suoi fan riuniti al Mercedes-Benz Stadium di Atlanta e a tutte le persone che in quel momento erano collegate con il servizio di streaming Apple Music. In entrambe le occasioni il rapper si è presentato al centro dello stadio, con in testa un passamontagna, senza microfono, mentre gli altoparlanti diffondevano a tutto volume i pezzi di Donda. Lui ballava, telefonava e si è fatto perfino un pisolino. Il rapper in questi giorni tra l'altro sta vivendo nello stadio di Atlanta, dove si è fatto costruire un piccolo studio in cui sta finendo i brani. Nel decimo album di West ci sono ospiti importanti, come Jay-Z, The Weeknd (che canta nel pezzo Hurricane), Playboi Carti e Travis Scott. I brani, stando ai crediti pubblicati da Apple Music, sono in tutto 24. Da quello che si è potuto ascoltare finora agli eventi di Atlanta, il disco promette abbastanza bene e sembra un ritorno a certe sonorità del passato. I testi dei pezzi parlano di varie cose, a partire dal divorzio con Kim Kardashian. Non manca il solito egocentrismo, e tornano i riferimenti religiosi che dominavano Jesus is king (anche se in realtà fanno parte della musica di West da molto tempo). Ma la domanda vera a questo punto è: quando uscirà Donda? Al momento le date in ballo, sempre stando alle informazioni diffuse da Apple Music, sono due: il 13 e il 15 agosto. A meno che West non ci riservi altre sorprese.

Billie in testa Il nuovo album di Billie Eilish, Happier than ever, sta andando molto bene nelle classifiche: è primo negli Stati Uniti, nel Regno Unito, ma anche in Italia. Alla critica internazionale, che ha apprezzato il modo in cui la cantante racconta i lati oscuri della celebrità, è piaciuto molto. Se devo essere sincero però al momento sono un po’ meno entusiasta. Happier than ever mi sembra un disco con buone canzoni e arrangiato in modo impeccabile, ma gli manca quel pizzico di follia che rendeva l’esordio When we all fall asleep, where do we go? unico nel panorama pop internazionale.

Bagno di folla Il 10 e 11 agosto del 1996 gli Oasis tennero il più grande concerto della loro carriera. Al Knebworth Park, nell'Hertfordshire, radunarono 250mila persone, in quello che forse fu l’apice del fenomeno Britpop, ma anche l’inizio del suo declino. In occasione del 25° anniversario dell’evento, dal 27 al 29 settembre nelle sale italiane uscirà il documentario Oasis Knebworth 1996, diretto da Jake Scott, figlio di Ridley Scott e famoso regista di videoclip (Fake plastic trees dei Radiohead, ma soprattutto Everybody hurts dei R.E.M. sono firmati da lui). Il film, oltre a estratti del concerto, raccoglie interviste alla band, al pubblico e immagini del backstage.

Economia e industria musicale

​​Il vinile rallenta In questi anni si è scritto molto sul ritorno del vinile. Dopo essere quasi spariti dal mercato, una decina di anni fa i 45 giri hanno cominciato a rinascere. E oggi le cose vanno bene: nel 2020 secondo la British phonographic industry, l’associazione dei discografici del Regno Unito, nel paese sono stati venduti 4,8 milioni di lp. Ma il ritorno del vinile è minacciato da alcune incognite. Le fabbriche che costruiscono i vinili stanno faticando a soddisfare l’alta domanda, c’è una carenza globale di pvc (il materiale che viene pressato per costruire i dischi) e la Brexit sicuramente porterà altri problemi. Jeff Bell, product manager della Partisan records, intervistato dal Guardian, ha dichiarato: “La domanda di vinili nel mondo è tra le due e le tre volte superiore all’offerta”. Per questo i tempi di consegna dei dischi stanno arrivando a sei mesi, mentre tre anni fa erano tre mesi.

Chiusi per Covid L’edizione 2021 del New Orleans Jazz & Heritage Fest non si terrà a causa della pandemia. Lo hanno confermato gli organizzatori dell’evento, che era previsto per ottobre nella città della Louisiana. Il festival è stato rinviato all’aprile del 2022, il periodo dell'anno in cui tradizionalmente si tiene. A ottobre, tra gli altri, avrebbero dovuto suonare Rolling Stones, Black Crowes e Foo Fighters.

La canzone

I Hate My Village. (Ilaria Magliocchetti Lombi)

Gli I Hate My Village sono stati una bella sorpresa per la musica italiana. Il quartetto formato da Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion) Fabio Rondanini (Calibro 35, Afterhours), Marco Fasolo (Jennifer Gentle) e Alberto Ferrari (Verdena) ha creato uno stile inedito nel nostro paese, che fonde musica africana e rock. Dopo l’ottimo disco d’esordio del 2019, la band è appena tornata con l’ep di quattro brani Gibbone. Ad aprire il disco c’è Yellowblack, un pezzo che si ricollega alle sonorità del lavoro precedente, mentre gli altri brani sono più sperimentali rispetto al passato.

“Io e il batterista Fabio Rondanini abbiamo composto Yellowblack cinque o sei mesi prima della pandemia mentre improvvisavamo in sala prove”, racconta Adriano Viterbini. “Abbiamo registrato la canzone nel settembre del 2020 nello studio T.U.P. di Brescia. Le sue sonorità ricordano da vicino quelle del nostro esordio, ma ci sono delle differenze: stavolta per esempio canto io e non Alberto Ferrari. Inoltre ho scritto il testo insieme a una nostra amica di New York”.

Riguardo agli altri brani di Gibbone, Viterbini spiega: “Sono stati registrati nel mio studio ad Albano Laziale con un registratore a cassette della Korg. Abbiamo deciso di usare quello strumento perché volevamo semplicemente fare dei provini, ma il risultato ottenuto al primo colpo ci piaceva così tanto che li abbiamo tenuti così. In particolare mi piacevano le percussioni suonate da Fabio Rondanini e il suono compresso delle canzoni, che avvolge e ipnotizza. Nell’ultimo anno ho sentito un sacco di musica africana, per esempio quella pubblicata dall’etichetta Sahel Sounds, che pubblica raccolte di brani registrati con i cellulari o altri supporti non convenzionali. Quei dischi mi piacciono molto, perché il loro suono compresso impone a chi li ascolta un tipo di attenzione diversa. È come se fossero la Polaroid di un momento, musica che ruba gli attimi e suona sincera, libera dagli algoritmi che dominano l'industria discografica attuale. È proprio quello che avevamo in mente quando abbiamo registrato Gibbone, e spero che chi lo ascolta abbia le stesse sensazioni”, conclude Viterbini.

Questa settimana su Internazionale

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