Copy
Pubblicità

 
19 maggio 2022

Africana

La newsletter sull’Africa a cura di Francesca Sibani

La cerimonia d’insediamento del nuovo presidente Hassan Sheikh Mohamud in un tendone all’aeroporto di Mogadiscio, Somalia, 16 maggio 2022. (Hasan Ali Elmi, Afp)

Cambio alla guida in Somalia Hassan Sheikh Mohamud è stato eletto presidente della Somalia il 15 maggio alla terza votazione in parlamento. Ha avuto la meglio sul capo dello stato uscente, Mohamed Abdullahi Mohamed, detto Farmajo. Mohamud è già stato presidente della federazione somala dal 2012 al 2017, quando fu battuto da Farmajo, che all’epoca era considerato un “novellino”. Secondo il sito Garowe Online, Mohamud ha promesso di rispettare i diritti politici, aggiungendo che il suo predecessore aveva limitato la libertà d’espressione e di associazione. Tuttavia, si chiede il quotidiano burkinabé Le Pays, qual è il reale margine d’azione del presidente, le cui forze controllano solo una minima parte del territorio, di fronte alle enormi sfide (siccità, carestia, terrorismo) che il paese deve affrontare? Intanto gli Stati Uniti hanno annunciato il 16 maggio che manderanno circa cinquecento soldati in Somalia per nuove missioni di stabilizzazione e di lotta ai guerriglieri estremisti islamici di Al Shabaab, ribaltando la decisione presa ai tempi di Donald Trump di ridurre l’impegno militare in Somalia.

Ma chi è Hassan Sheikh Mohamud? Il presidente eletto gode di una certa popolarità tra i giovani intellettuali e l’élite politica. Ha contribuito a fondare l’università Simad a Mogadiscio. Secondo un’analista somala intervistata da Foreign Policy, ha il consenso dei giovani somali della diaspora, che sono molto attivi su Twitter. D’altro canto, Farmajo ha perso parte della sua base di sostenitori dopo che la sua amministrazione è stata accusata di prendere di mira i giornalisti e gli oppositori, e ha alimentato una disputa diplomatica con il Kenya. In termini di alleanze regionali, negli ultimi cinque anni Farmajo si è riallineato con Eritrea ed Etiopia, e ha seguito la linea dettata dal Qatar, a scapito di relazioni tradizionalmente più salde come quelle con Egitto ed Emirati Arabi Uniti.

Libia Il 17 maggio il governo guidato dal primo ministro Fathi Bashaga, eletto a febbraio dal parlamento di Tobruk, ha cercato di insediarsi a Tripoli, scatenando scontri violenti, in seguito ai quali ha dovuto ritirarsi. Le forze fedeli a Bashagha erano entrate nella capitale libica nella notte per prendere il controllo della città, ma hanno incontrato la resistenza dei combattenti vicini al premier Abdul Hamid Dbaibah, il cui mandato è scaduto alla fine di dicembre del 2021. Lo stallo politico, in corso da ormai due mesi, ha portato al blocco parziale degli impianti petroliferi, dimezzando i ricavi del settore e le entrate di valuta straniera nel paese.

Mali La giunta maliana ha dichiarato il 15 maggio di voler abbandonare la forza internazionale antiterrorismo G5 Sahel. I leader militari di Bamako accusano gli altri paesi dell’organizzazione di volergli impedire di assumere la presidenza di turno. Il sito guineano Le Djely, che parla di una spirale autodistruttrice, scrive che Bamako vuole estremizzare la crisi diplomatica con la Francia, con il rischio di mandare a monte, non solo le relazioni con gli europei, ma anche la cooperazione regionale. Il giornalista Boubacar Sanso Barry teme che altri governi possano prendere esempio, cosa che comprometterebbe la tenuta di organismi importanti come la Comunità economica di sviluppo dell’Africa occidentale (Cédéao).

Pubblicità

In breve:

  • Guinea-Bissau Il 16 maggio il presidente Umaro Sissoco Embaló ha sciolto il parlamento, accusato di proteggere deputati corrotti, e indetto le elezioni legislative anticipate per il 18 dicembre.
  • Nigeria L’agenzia anticorruzione federale ha arrestato il 17 maggio il capo della ragioneria generale dello stato Ahmed Idris. È accusato di una frode (distrazione di fondi pubblici e riciclaggio) da 190 milioni di dollari.
  • Kenya Dopo più di trent’anni, questo mese torna al teatro nazionale di Nairobi l’opera Ngaahika ndeenda (I will marry when I want) nelle versioni originali in kikuyu e in inglese, scritta da Ngũgĩ wa Thiong’o – forse il più noto scrittore keniano – e Ngũgĩ wa Mirii nel 1977. La rappresentazione fu bandita dall’allora presidente Jomo Kenyatta e Ngũgĩ wa Thiong’o fu incarcerato.
  • Ruanda Il 12 maggio i procuratori delle Nazioni Unite hanno annunciato che Protais Mpiranya, uno dei principali responsabili del genocidio in Ruanda nel 1994, è morto nell’ottobre 2006 a Harare, in Zimbabwe. Mpiranya, che nel 1994 era a capo della guardia presidenziale, era accusato di vari crimini, tra cui di aver ordinato l’omicidio della premier Agathe Uwilingiyimana.
  • Tecnologia Dieci lingue africane, parlate da circa 159 milioni di persone, sono state aggiunte a Google Translate. Sono il bambara, il twi, l’ewe, il lingala, l’oromo, il tigrino, lo tsonga, il sepedi, il luganda e il krio.
  • Zimbabwe Dall’inizio dell’anno, sessanta persone sono state uccise dagli elefanti nel paese, che ha la seconda popolazione di elefanti più numerosa del mondo dopo il Botswana.

Focus

Un camion diretto al palazzo presidenziale di Cotonou, in Benin, che trasporta le opere d’arte restituite al paese africano dalla Francia, il 10 novembre 2021. I tesori  erano stati trafugati dalle truppe coloniali francesi nell’ottocento. (Yanick Folly, Afp)

Puntare sul turismo Per sviluppare la sua economia, il Benin ha deciso di investire sulla cultura e il turismo, scrive Jeune Afrique. Tra i progetti in cantiere, la costruzione di alcuni musei entro il 2024. Il primo, dedicato alla memoria dello schiavismo, dovrebbe sorgere a Ouidah, la città da cui tra la fine del quattrocento e l’ottocento passarono milioni di schiavi neri che furono imbarcati a forza sulle navi dirette oltre l’Atlantico. Un altro museo sarà dedicato al potente regno di Dahomey, durato trecento anni e sparito al termine di una dura lotta contro i colonizzatori francesi nel 1894. Sul sito dell’ex palazzo reale sorgerà il Museo dell’epopea delle amazzoni e dei re di Danhomè. Il termine dei lavori è previsto per il 2024. Infine a Porto-Novo sarà costruito un Museo internazionale del vodun (vudù), per valorizzare questa pratica religiosa e sfatare molti luoghi comuni.

Consigli

  • Da vedere Su Google Arts & Culture è disponibile un’esperienza digitale immersiva sulle piramidi di Meroe, in Sudan. La città è considerata l’ultima capitale del regno di Kush, che duemila anni fa si estendeva per 1.500 chilometri lungo la valle del Nilo, negli attuali Egitto e Sudan. La città era composta da più di duecento piramidi, alte fino a trenta metri.

  • Da non perdere L’Archivio nazionale cinematografico della resistenza di Torino ha in programma dal 24 al 30 maggio una retrospettiva integrale dei film del noto regista etiope Haile Gerima, a cura di Daniela Ricci. Gerima sarà presente alla proiezione del 26 maggio. L’Archivio nazionale cinematografico della resistenza organizza questi incontri per dare una lettura critica del passato coloniale italiano e per affrontare alcune questioni di oggi come razzismo, guerre e discriminazioni.

  • Da scaricare L’app Zouzoukwa (immagine, nella lingua bété), creata del grafico ivoriano O’Plérou Grebet, propone una serie di emoji dal tema africano per scoprire, come dice il creatore, nuove culture ed esplorare nuovi punti di vista.

  • Da leggere È in uscita per Utopia Editore il romanzo della scrittrice ruandese Scholastique Mukasonga, Kibogo è salito in cielo. La traduzione è di Giuseppe G. Allegri. L’autrice di Nostra signora del Nilo torna con una storia che riprende i miti ruandesi prima dell’arrivo dei missionari cristiani.

Questa settimana su Internazionale

Sul settimanale la copertina è dedicata alla crisi alimentare scatenata dalla guerra in Ucraina, che riguarda in gran parte anche paesi africani come il Senegal e il Kenya. Inoltre nella sezione ritratti pubblichiamo un articolo su Ghali Eden, un attivista trans marocchino che vive in Belgio.

Compra questo numero o abbonati
per ricevere Internazionale
ogni settimana a casa tua.

Africana fa una breve una pausa: torna il 9 giugno.

Per suggerimenti e segnalazioni scrivi a africana@internazionale.it

Qui ci sono le altre newsletter di Internazionale.

Sostieni Internazionale. Aiutaci a tenere questa newsletter e il sito di Internazionale liberi e accessibili a tutti, garantendo un’informazione di qualità.

Visita lo shop di Internazionale.