Copy
Pubblicità

 
31 marzo 2022

Africana

La newsletter sull’Africa a cura di Francesca Sibani

Il presidente sudsudanese Salva Kiir incontra il leader russo Vladimir Putin al vertice di Sochi, in Russia, dell’ottobre 2019. (Sergei Chirikov, Reuters/Contrasto)

Il destino della Russafrica Dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, il 24 febbraio scorso, si è riflettuto molto sulla posizione dei governi africani verso la Russia, una potenza mondiale che negli ultimi anni ha ricominciato a estendere la sua influenza nel continente, mettendosi in competizione con Cina, Stati Uniti e Francia. Da tempo giornalisti e analisti hanno cominciato a parlare di “Russafrica”, mettendo in evidenza i rischi dell’avanzata strategica russa in Africa. Il momento della verità è stato il 2 marzo, quando l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato una risoluzione di condanna dell’aggressione russa ai danni dell’Ucraina: tra i paesi africani, ventotto l’hanno approvata, diciassette si sono astenuti (quasi la metà del totale degli astenuti), otto non erano presenti e l’Eritrea è stata tra i pochi stati che hanno votato contro.

Le spiegazioni della riluttanza africana a inimicarsi la Russia sono molteplici. Secondo Jason Burke del Guardian si ripropone una spaccatura che risale ai tempi della guerra fredda: “I leader dei partiti di governo in Sudafrica, Zimbabwe, Angola e Mozambico ricordano bene che le armi, il denaro e i consiglieri sovietici li aiutarono a ottenere la libertà”. Anche il caso dell’Algeria, altro paese che si è astenuto al voto del 2 marzo, “è emblematico dell’eredità della decolonizzazione e della guerra fredda, in particolare sotto l’aspetto militare. La Russia fornisce il 67 per cento delle armi che Algeri compra all’estero”, scrive Le Monde, secondo il quale è evidente la “russofilia” dei vertici delle forze armate algerine. Un’altra spiegazione può essere individuata nel fatto che la Russia oggi usa i suoi mezzi d’informazione e i social network per presentarsi come una paladina degli africani contro l’imperialismo occidentale (cioè degli Stati Uniti e dei suoi alleati). I sentimenti antimperialisti e antioccidentali sono particolarmente forti nel Sahel, soprattutto in Mali, dove l’intervento militare della Francia contro i gruppi armati jihadisti non ha dato i successi sperati. Così la decisione di Bamako di chiedere i servizi dei mercenari della compagnia privata russa Wagner ha causato un grave strappo con Parigi, che ha finito per abbandonare il terreno.

La penetrazione del gruppo Wagner in Africa va avanti almeno da cinque anni, continua Le Monde in un articolo che ricostruisce le attività della compagnia di sicurezza privata legata al Cremlino. Il ritorno della Russia in Africa è cominciato nel 2017 in Sudan, con una serie di accordi di cooperazione nel campo della difesa, che comprendevano la vendita di armi e l’invio di addestratori militari russi. Pochi anni dopo il Cremlino ha cominciato a costruire una base navale a Port Sudan, sul mar Rosso. Poi c’è stato l’intervento più ampio e coperto dai mezzi d’informazione, quello nella Repubblica Centrafricana, dove ancora oggi migliaia di mercenari della Wagner sostengono il governo del presidente Faustin-Archange Touadéra. In cambio, hanno accesso a ricchezze minerarie e godono di una certa impunità quando commettono abusi contro i civili (ne parla un articolo del Financial Times, pubblicato sul sito di Internazionale). Non sempre ricorrere alla Wagner è una garanzia di successo. Ne è prova il Mozambico, dove la compagnia di sicurezza avrebbe dovuto neutralizzare l’insurrezione nel nord del paese. Invece l’intervento, mal preparato, sulla base di informazioni inaccurate, è stato breve ed è costato molte vite di mercenari. In definitiva, l’analisi di Le Monde presenta una strategia russa in Africa non sempre coerente, dal carattere frammentario e volta a sfruttare gli spazi creati dalle situazioni di instabilità. L’interrogativo per il prossimo futuro è se e in che misura la guerra in Ucraina terrà occupata Mosca in altre faccende.

Un primo passo In Etiopia il governo ha proclamato il 24 marzo una tregua unilaterale per favorire la consegna di aiuti alle vittime del conflitto e del blocco imposto dall’esercito sulla regione del nord del paese. I ribelli tigrini hanno accettato la tregua. Secondo le Nazioni Unite nove milioni hanno bisogno urgentemente di aiuti alimentari, tuttavia il 29 marzo non erano ancora arrivati convogli umanitari nel Tigrai. Molti etiopi e osservatori esterni sperano che la tregua sia il primo passo verso un cessate il fuoco duraturo, dopo diciassette mesi di guerra che hanno riacceso le tensioni intercomunitarie in tutto il paese.

Attacco al treno in Nigeria La sera del 29 marzo un treno che viaggiava tra la capitale nigeriana Abuja e la città di Kaduna, nel nord, è stato preso d’assalto da un gruppo armato, che aveva piazzato degli esplosivi sui binari. Il bilancio delle vittime è di almeno otto morti, ma molti dei trecento passeggeri sono dati per dispersi. È il secondo attacco da ottobre su questa linea ferroviaria, molto popolare perché considerata più sicura delle strade, dove spesso si appostano gruppi di “banditi” per rapinare e sequestrare i viaggiatori a scopo di riscatto. 

Pubblicità

In breve:

  • Algeria Dal 24 marzo al 1 aprile è in corso ad Algeri il Salone internazionale del libro. L’ospite d’onore di questa venticinquesima edizione è l’Italia
  • Repubblica Democratica del Congo Il 29 marzo il paese è entrato a far parte della Comunità dell’Africa orientale (Eac), un’organizzazione formata da altri sei paesi (Burundi, Kenya, Ruanda, Sud Sudan, Tanzania, Uganda), che mira all’integrazione economica regionale. Lo stesso giorno l’esercito congolese ha accusato i ribelli dell’M23 di aver abbattuto un elicottero della missione delle Nazioni Unite, nella provincia orientale del Nord Kivu. Sono morti otto caschi blu: sei pachistani, un russo e un serbo.
  • Sudafrica Il 24 marzo a Johannesburg è stato arrestato Nhlanhla “Lux” Dlamini, capo del movimento xenofobo Operation Dudula, che nelle ultime settimane ha organizzato manifestazioni contro i lavoratori stranieri presenti nel paese. Dlamini, rilasciato su cauzione il 28 marzo, è accusato di violazione di domicilio e danni.
  • Tunisia Otto mesi dopo essersi arrogato il potere esecutivo e legislativo, il presidente tunisino Kais Saied ha sciolto il 30 marzo l’assemblea dei rappresentanti del popolo, i cui lavori erano fermi dal 25 luglio. Ma i parlamentari, in protesta, hanno sfidato la sospensione riunendosi in una seduta plenaria virtuale.
  • Zimbabwe Alle elezioni legislative parziali e amministrative del 26 marzo il partito al potere Zanu-Pf ha subìto una sconfitta. La Coalizione dei cittadini per il cambiamento (Ccc), guidata da Nelson Chamisa, ha ottenuto diciannove dei ventotto seggi da assegnare in parlamento, e rivendica il 61 per cento delle preferenze nei governi locali. L’attuale presidente Emmerson Mnangagwa guida lo Zanu-Pf, il partito al potere dall’indipendenza del paese nel 1980.

Focus

Un rinoceronte nero cresciuto in Sudafrica che sarà reintrodotto nel parco nazionale Zakouma, in Ciad, per ripopolarlo. (Stefan Heunis, Afp) 

Un bond per i rinoceronti “I rinoceronti neri del Sudafrica, una specie minacciata, hanno trovato un alleato improbabile: Wall Street, dove gli investitori istituzionali hanno espresso la volontà di comprare un nuovo tipo di obbligazione emessa dalla Banca mondiale”, si legge sul Mail & Guardian. I primi 150 milioni di dollari di Wildlife conservation bond (Wcb), meglio conosciuti come rhino-bond, saranno emessi oggi, 31 marzo. L’obiettivo è raccogliere fondi per finanziare gli interventi in difesa della natura e di sviluppo sostenibile. Una parte andrà direttamente a due parchi naturali in Sudafrica. Agli investitori non saranno pagate delle cedole annuali, ma otterranno un interesse (massimo il 4 per cento) solo se alla scadenza dei cinque anni la popolazione dei rinoceronti sarà aumentata di numero. L’aumento dovrà essere certificato dall’organizzazione Conservation Alpha e verificato dalla Società zoologica di Londra. Questo nuovo strumento finanziario mira a far arrivare capitali privati a progetti pubblici, un modello che potrebbe essere applicato a interventi per preservare altre specie animali.

Consigli

  • La scrittrice statunitense Jori Lewis, che vive a Dakar, in Senegal, firma un articolo dedicato al baobab, albero simbolo dell’Africa. Una meraviglia biologica: nido per i pipistrelli, che partecipano all’impollinazione; grande serbatoio di acqua; albero sopravvissuto nel corso dei millenni grazie alla sua grande capacità di adattarsi.

  • Africa is a country consiglia il libro Cinematic independence (si può scaricare qui), del suo collaboratore, Noah Tsika. Racconta che la Nigeria indipendente fu un mercato molto ambito per le major hollywoodiane. Pochi decenni dopo il settore cinematografico, però, era in rovina, interamente rimpiazzato dalla televisione. Ma alla fine degli anni novanta le cose sono cambiate.

Questa settimana su Internazionale

  • Sul settimanale pubblichiamo un articolo di Middle East Eye sul Sudan, dove l’instabilità politica aggrava le condizioni economiche della popolazione. Molte persone rischiano la fame. 
  • Sul sito trovate un articolo su Francis Kéré, l’architetto del Burkina Faso che ha vinto il premio Pritzker.

Compra questo numero o abbonati
per ricevere Internazionale
ogni settimana a casa tua.

Per suggerimenti e segnalazioni scrivi a africana@internazionale.it

Qui ci sono le altre newsletter di Internazionale.

Sostieni Internazionale. Aiutaci a tenere questa newsletter e il sito di Internazionale liberi e accessibili a tutti, garantendo un’informazione di qualità.

Visita lo shop di Internazionale.