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3 marzo 2022

Africana

La newsletter sull’Africa a cura di Francesca Sibani

Profughe arrivate dall’Ucraina in una palestra di Przemyśl, Polonia, 28 febbraio 2022. (Wojtek Radwanski, Afp)

Profughi di serie b La guerra in Ucraina, che a oggi ha spinto quasi un milione di persone ad abbandonare il paese, ha avuto un risvolto inaspettato per l’Africa. Il 28 febbraio l’Unione africana ha pubblicato un comunicato per condannare gli episodi di razzismo e le discriminazioni denunciati da cittadini di paesi africani che volevano mettersi in salvo. Lo stesso giorno in Nigeria decine di genitori dei circa quattromila studenti nigeriani che erano bloccati nel paese esteuropeo hanno protestato davanti all’ambasciata russa ad Abuja. In risposta, il governo nigeriano ha organizzato dei voli verso i paesi confinanti con l’Ucraina per rimpatriare i propri cittadini, scrive The Punch. Lo stesso hanno fatto Marocco e Ghana. In ogni caso, secondo alcune testimonianze, anche nei centri di accoglienza in Polonia le persone non bianche continuano a essere prese di mira

Prima dello scoppio della guerra poco meno di ventimila studenti africani – in gran parte originari di Marocco, Egitto, Nigeria e Ghana – studiavano nel paese esteuropeo, attirati dalle rette universitarie basse, dal costo della vita accessibile e dalla relativa sicurezza. Inoltre i corsi erano di buon livello, soprattutto nelle materie scientifiche, ed erano in inglese. Tuttavia, fa notare Jeune Afrique, meno di una decina di paesi africani ha un’ambasciata o un consolato in Ucraina, cosa che ha complicato non poco i rimpatri. 

E così, tra le vittime del conflitto ucraino, c’è anche uno studente algerino di 25 anni: è morto il 26 febbraio a Charkiv, colpito da un proiettile vagante, riporta Middle East Eye. Era in Ucraina per studiare ingegneria aerospaziale. Algeri, che gode di buoni rapporti con la Russia, non aveva invitato i connazionali a lasciare il paese. L’Algeria è anche uno dei 35 paesi che il 2 marzo si sono astenuti dal votare la risoluzione di condanna della guerra in Ucraina all’assemblea generale dell’Onu (la mozione è passata grazie a 141 voti favorevoli e 5 contrari). In Africa 17 paesi hanno fatto la stessa scelta, a testimonianza dell’influenza di Mosca nel continente. Tra loro ci sono Burundi, Senegal, Sud Sudan, Sudafrica, Uganda, Mali e Mozambico. Marocco ed Etiopia non hanno votato, mentre l’Eritrea è tra i pochissimi aver votato contro.

Rotte pericolose Nei primi sei mesi dell’anno scorso almeno 1.160 migranti sono morti durante la traversata dal Nordafrica all’Europa, il 155 per cento in più rispetto all’anno precedente, ha denunciato l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), che gestisce il Missing migrants project. La rotta più pericolosa è ancora quella del Mediterraneo centrale, ma sono aumentati parecchio anche i morti sulla tratta che va dalla costa dell’Africa occidentale alle Canarie.

Vittime del terrorismo Nel 2021 l’Africa subsahariana ha registrato quasi la metà delle morti per terrorismo nel mondo, si legge nell’ultimo rapporto del Global terrorism index, secondo il quale la regione del Sahel ospita i gruppi terroristici in più rapida crescita e più letali. I paesi africani dove nel corso dell’ultimo anno sono aumentate maggiormente le vittime di attentati sono stati Burkina Faso, Repubblica Democratica del Congo, Mali e Niger. Invece l’organizzazione più violenta è il gruppo Stato islamico, che in un paese come il Niger ha provocato in media quindici morti per ogni attacco (le vittime nigerine sono state 588, più del doppio rispetto al 2020). Altri paesi africani profondamente toccati dal terrorismo sono la Nigeria e la Somalia.

Doppio governo in Libia Il 1 marzo il parlamento con sede a Tobruk, nell’est del paese, ha votato la fiducia a un nuovo governo guidato dall’ex ministro dell’interno Fathi Bashagha. La Libia si ritrova così con due esecutivi rivali, perché il primo ministro Abdul Hamid Dbaibah, che è ancora alla guida del governo di unità nazionale, non intende dimettersi e ha fatto sapere che lascerà l’incarico solo dopo le elezioni, previste per il 24 dicembre scorso ma poi rinviate a data da destinarsi. La situazione nel paese è molto tesa: Bashagha, che si prepara a giurare insieme al nuovo governo, ha dichiarato il 2 marzo che Dbaibah ha chiuso lo spazio aereo libico per impedire ai suoi ministri di raggiungere Tobruk. E stamattina circolava la notizia che due esponenti del nuovo governo sarebbero stati rapiti.
 

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In breve

  • Kenya Il 2 marzo l’assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente ha approvato a Nairobi l’apertura dei negoziati per un trattato internazionale vincolante contro l’inquinamento da plastica. I negoziati si apriranno nel secondo semestre del 2022 e si concluderanno nel 2024.
  • Spagna-Marocco Il 2 marzo 491 migranti provenienti dall’Africa subsahariana sono riusciti a entrare nell’enclave spagnola di Melilla. Il giorno dopo altre centinaia di persone hanno cercato nuovamente di entrare illegalmente nel territorio.
  • Repubblica Democratica del Congo La società controllata dal miliardario israeliano Dan Gertler restituirà al paese concessioni minerarie e petrolifere per un valore di oltre due miliardi di dollari. È il risultato di un accordo formalizzato la scorsa settimana dal governo di Kinshasa e dal Ventura group di Gertler. Il miliardario è accusato di aver ottenuto quelle licenze con la corruzione e sfruttando la sua amicizia con l’ex presidente Joseph Kabila.
  • Sud Sudan Secondo un rapporto della missione delle Nazioni Unite, presentato il 1 marzo, almeno 440 civili sono morti tra giugno e settembre 2021 nei combattimenti nella regione di Tambura, nel sudovest del paese, tra le milizie legate al vicepresidente Riek Machar e l’esercito fedele al presidente Salva Kiir. Inoltre 64 donne sono state vittime di violenze sessuali.
  • Nigeria Il governo ha deciso di imporre delle restrizioni all’industria cinematografica locale per evitare fenomeni di emulazione. Nei film di Nollywood non si potranno più mostrare scene di omicidi rituali allo scopo di arricchirsi e saranno limitate anche quelle in cui si fuma.

Focus

L’ex presidente mozambicano Armando Guebuza al processo che si svolge in un carcere di Maputo, il 17 febbraio 2022 (Alfredo Zuniga, Afp).

L’élite mozambicana sotto processo In Mozambico è in corso da settembre del 2021 quello che i mezzi d’informazione locali chiamano “il processo del secolo”, un caso di frode e corruzione che vede tra gli accusati 19 alti funzionari ed ex esponenti del governo. La vicenda riguarda prestiti contratti da Maputo con investitori stranieri tra il 2013 e il 2014, per un valore complessivo di 2 miliardi di dollari. I soldi, che furono ottenuti tenendo all’oscuro il parlamento e le organizzazioni finanziarie internazionali, dovevano servire a mettere in piedi una nuova flotta di pescherecci, che non si è mai materializzata. Quando la notizia è diventata pubblica, il paese è sprofondato nella crisi economica. A settembre del 2021 la banca svizzera Crédit Suisse è stata costretta ad ammettere di aver partecipato a una “cospirazione globale criminale con l’intento di truffare gli investitori”, pagando una multa di quasi 500 milioni di dollari. Due settimane fa è stato sentito come testimone l’ex presidente Armando Guebuza (2005-2015), il cui figlio Ndambi è uno degli imputati. “Guebuza ha sfruttato l’interrogatorio per respingere le accuse e puntare il dito contro l’attuale presidente, Filipe Nyusi, che ai tempi era ministro della difesa”, scrive The Continent. Secondo il Financial Times, le rivelazioni mettono sotto pressione l’élite del paese. Nyusi, in particolare, potrebbe cercare di candidarsi a un terzo mandato – un’eventualità senza precedenti – per sfuggire allo scrutinio dei magistrati.

Consigli

  • Esce in italiano il libro dello scrittore eritreo Sulaiman Addonia, Il silenzio è la mia lingua madre (Francesco Brioschi editore, con traduzione di Gioia Guerzoni e prefazione di Alessandra Di Maio). Il romanzo è ambientato in un campo profughi sudanese, e ruota intorno alle vicende di Saba e Hagos, una ragazza e il suo fratello muto. All’inizio del libro vediamo Saba sotto processo per aver abusato del fratello, ma presto si capisce che le persone del campo profughi non sanno molto di lei. Di Addonia avevamo pubblicato un saggio su Internazionale 1385, intitolato La ferita del multilinguismo, in cui racconta che imparare diverse lingue è stato soprattutto una sottrazione dolorosa. 

  • Il 4 marzo 2022 la cantante sudafricana Miriam Makeba, morta nel 2008, avrebbe compiuto novant’anni. Sul sito The Conversation la ricercatrice in musicologia Nomfundo Xaluva le dedica un sentito tributo, in cui si concentra sul suo ruolo di attivista e artista che usò il suo talento per far conoscere l’Africa al resto del mondo.

  • Una pescatrice sudsudanese, un fabbricante etiope di libri in pergamena, un lottatore senegalese, un coltivatore di baobab burkinabé, una motociclista keniana: sono alcuni dei ritratti di abitanti del continente realizzati da registi africani per la serie di video Africa Direct, pubblicata sul sito di Al Jazeera. È già disponibile una quindicina di titoli – brevi filmati da poco più di una decina di minuti – e una seconda tranche uscirà ad aprile, spiega The Continent. Per il progetto sono stati coinvolti festival ed esperti di tutto il continente, ed è stato necessario un grande lavoro di selezione: alla richiesta di proposte originali, hanno risposto trecento documentaristi, di 31 paesi diversi.

Questa settimana su Internazionale

  • Sul settimanale pubblichiamo un viaggio a Essaouira, in Marocco: nelle strade della splendida città costiera circolano ancora numerose auto Mercedes degli anni settanta e ottanta, usate come taxi per i viaggi lunghi. Ma inquinano, e il governo vorrebbe farle sparire.
  • Sul sito abbiamo un articolo che fa il punto sulla decolonizzazione delle isole Chagos, nell’oceano Indiano. Anche se un tribunale internazionale ha stabilito che il Regno Unito deve restituire questi territori a Mauritius, la lotta dei chagossiani per tornare nelle loro case è ancora lunga. Catherine Cornet, invece, spiega nel dettaglio le ripercussioni della guerra in Ucraina sulla sicurezza alimentare degli abitanti dei paesi di Medio Oriente e Nordafrica, che importano enormi quantità di cereali da Russia e Ucraina. Su un tema collegato, in un articolo ripreso da Al Jazeera ci si chiede se il gas africano può sostituire le forniture russe all’Europa: la risposta potrebbe essere sì, se solo si superassero le carenze infrastrutturali.

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