Copy
Pubblicità

 
10 marzo 2022

Africana

La newsletter sull’Africa a cura di Francesca Sibani

In un negozio di alimentari a Bamako, Mali, 1 febbraio 2022. (Florent Vergnes, Afp)

Prezzi alle stelle In Egitto il prezzo del pane è aumentato del 50 per cento in pochi giorni. In Nigeria le persone che non hanno più i soldi per comprare le medicine ricorrono ai rimedi tradizionali a base di erbe per curarsi. Nello stesso paese ci sono voli che non decollano perché manca il carburante, mai così costoso negli ultimi 14 anni. In Tunisia scarseggiano riso, semola, zucchero e farina, e il governo se la prende con gli accaparratori. Il prezzo di un sacco di farina da cinquanta chili è raddoppiato in Costa d’Avorio. Lo zucchero costa caro in Senegal, Mali e Mauritania, e lo stesso succede per olio e patate in Algeria. Nei mercati e al supermercato il conto della spesa continua ad aumentare, facendo temere lo scoppio di nuove proteste contro il carovita, scrive Jeune Afrique, secondo cui la situazione è particolarmente preoccupante in Nordafrica e in Africa occidentale. Alcuni paesi hanno preso misure per proteggere il potere d’acquisto dei loro cittadini. Ma è innegabile che le conseguenze della guerra in Ucraina – che ha bloccato le esportazioni di grano e di altri prodotti alimentari da Ucraina e Russia – sulla sicurezza alimentare degli africani non sono trascurabili. E sono destinate a durare. Il giornale spiega che l’aumento dell’inflazione s’iscrive in una tendenza mondiale dettata da altre due crisi: quella della pandemia (su Internazionale 1428 avevamo cercato di spiegare perché la fame nel mondo era tornata a essere un problema) e quella dei cambiamenti climatici. L’unica consolazione è che i forti rincari per il momento riguardano solo una parte del continente, con Africa australe e orientale ancora al riparo.

Tra tempeste e ondate di calore L’Africa occidentale è anche una delle regioni del pianeta dove l’emergenza climatica sta causando i danni peggiori. Lo dice l’ultimo rapporto del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc), in cui purtroppo si parla estesamente del continente e delle sue vulnerabilità. “Più della metà della popolazione africana vive nelle grandi città come Lagos”, racconta The Continent (qui l’articolo tradotto su Internazionale). “Gli africani si spostano nei centri urbani perché non riescono più a sostenersi con l’agricoltura. Le piogge sono ormai imprevedibili e le siccità molto intense. Quando arriva la pioggia, violenti nubifragi portano via lo strato superficiale dei terreni, rovinando le coltivazioni”. Rispetto a un secolo fa, le temperature medie in Africa occidentale sono aumentate di un grado. Entro il 2050 saliranno di un altro grado. Negli ultimi vent’anni le ondate di afa sono diventate più intense e lunghe. Chi nasce oggi ad Abidjan sperimenterà cinque volte più ondate di calore rispetto ai nati negli anni sessanta del novecento. Inoltre in Africa il 59 per cento della popolazione urbana vive in insediamenti informali. In queste aree mancano infrastrutture come la rete idrica e fognaria, e le temperature all’interno di una baracca in lamiera sono fino a cinque gradi più alte dell’esterno. Per adattarsi alla nuova realtà si dovrebbero spendere almeno 17 dollari all’anno per ogni africano, scrive il giornale. “All’ultima conferenza sul clima i paesi più inquinanti hanno promesso aiuti per cento miliardi di dollari all’anno. Un sacco di soldi. Ma nessuno li ha ancora visti”.

Le donne vogliono il loro spazio in Nigeria L’8 marzo centinaia di donne nigeriane hanno manifestato davanti al parlamento, che il 1 marzo aveva respinto cinque proposte di riforma costituzionale a favore dell’uguaglianza di genere. In seguito alle proteste, la camera dei rappresentanti ha deciso di rimettere ai voti tre provvedimenti: il primo mira a garantire la cittadinanza ai mariti stranieri di donne nigeriane; il secondo modifica i criteri in base ai quali le donne sono riconosciute come originarie dello stato federale di nascita del marito; il terzo vuole mettere in atto la discriminazione positiva per le donne ai vertici e nell’amministrazione dei partiti. Altre due proposte non saranno riesaminate: una voleva garantire alle donne una parte degli incarichi di governo; l’altra assegnare loro un certo numero di seggi in parlamento. Nonostante compongano circa la metà della popolazione del paese, le donne nigeriane sono scarsamente rappresentate in politica: in senato occupano solo sette dei 109 seggi, mentre nella camera dei rappresentanti 22 di 360. Nessuna è mai stata eletta presidente o governatrice.

Pubblicità

In breve:

  • Burkina-Faso Il 3 marzo Albert Ouédraogo, un docente universitario di 53 anni, è stato nominato primo ministro. Due giorni dopo Ouédraogo ha presentato il suo governo, composto da 25 ministri, tra cui sei donne. Nel paese il periodo di transizione verso la democrazia durerà tre anni.
  • Etiopia L’alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha dichiarato che dalla fine del novembre 2021 almeno 304 civili sono morti e 373 sono stati feriti nei bombardamenti governativi nelle regioni Tigrai, Amhara e Afar.
  • Mali Almeno 27 soldati sono morti e 33 sono rimasti feriti il 4 marzo in un attacco terroristico contro una base militare a Mondoro (centro). Le autorità hanno parlato di un attentato “complesso”, in cui sono state usate autobomba, e che ha richiesto l’intervento dell’aviazione per mettere in fuga gli aggressori.
  • Nigeria Una sessantina di persone è morta il 7 marzo a Zuru, nello stato di Kebbi (nordovest), negli scontri tra un gruppo criminale pesantemente armato e i membri di un’organizzazione di autodifesa locale.
  • Pandemia L’azienda farmaceutica statunitense Moderna ha annunciato che non ricorrerà ad azioni legali per difendere il brevetto del suo vaccino contro il covid in 92 paesi a medio e basso reddito. Inoltre vuole aprire uno stabilimento per la produzione di vaccini in Kenya.
  • Spagna-Marocco Il 2 e 3 marzo più di 800 migranti dell’Africa subsahariana sono entrati nell’enclave spagnola di Melilla dal territorio marocchino, scavalcando la barriera di separazione. In tutto il 2021, ne erano entrati 1.092.
  • Stati Uniti-Nigeria L’istituto statunitense Smithsonian ha annunciato la restituzione di 39 bronzi del Benin, i manufatti rubati dal palazzo reale di Benin City nel 1897 durante l’incursione delle truppe coloniali britanniche. Torneranno in Nigeria a spese dell’istituto e saranno esposti al museo nazionale di Benin City.
  • Sudan Il 5 marzo tre associazioni di giornalisti hanno firmato a Khartoum un codice deontologico, che porterà alla creazione di un sindacato unitario. Nel paese continuano le manifestazioni contro il colpo di stato del 25 ottobre 2021: da allora, 85 persone hanno perso la vita a causa della violenta repressione.
  • Tanzania Il 4 marzo è uscito di prigione Freeman Mbowe, il capo del partito di opposizione Chadema. Accusato di terrorismo, Mbowe era rimasto in carcere otto mesi. Le accuse sono state ritirate.
  • Uganda Il generale Muhoozi Kainerugaba, figlio maggiore del presidente Yoweri Museveni, ha annunciato il ritiro dall’esercito. Molti pensano che possa candidarsi alle prossime presidenziali.

Focus

I terreni su cui dovrebbe sorgere la nuova sede di Amazon, Città del Capo, Sudafrica, 2 giugno 2021. (Mike Hutchings, Reuters/Contrasto)

Città del Capo resiste ad Amazon “Su una distesa erbosa sovrastata dalla vista della pittoresca Table mountain di Città del Capo, un gruppo di trattori gialli ha spianato il lotto su cui sorgerà un progetto immobiliare da 300 milioni di dollari che ha suscitato un forte dibattito in Sudafrica. Non solo per il luogo dove sarà costruito, ma anche per il futuro locatario: Amazon”, scrive il New York Times. Nel febbraio del 2021 l’amministrazione municipale ha approvato la costruzione di un centro residenziale e commerciale su un’area verde alla confluenza dei fiumi Black e Liesbeek, nel quartiere di Observatory. Il pezzo forte saranno i 70mila metri quadrati di uffici del gigante statunitense delle consegne a domicilio, che stabilirà a Città del Capo il suo quartier generale africano, con la promessa di creare migliaia di nuovi posti di lavoro. In parallelo, va avanti da più di un anno la protesta delle associazioni civiche e di alcune organizzazioni che rappresentano i popoli khoi e san contro la profanazione delle terre dei loro avi. È riconosciuto infatti che in quel punto nel 1510 i guerrieri khoi combatterono una dura battaglia contro gli invasori portoghesi, riuscendo a respingerli. A gennaio di quest’anno il Goringhaicona khoi khoin indigenous traditional council e la Observatory civic association si sono rivolti a un tribunale per chiedere di fermare il progetto che oltre a causare un danno al patrimonio dei popoli indigeni, avrebbe un impatto ambientale negativo perché occuperebbe una parte della riva del fiume che in passato è servita a contenere le inondazioni. La speranza è che i giudici, come è successo con le esplorazioni petrolifere della Shell al largo della Wild coast, difendano i diritti delle comunità indigene, tutelati dalla costituzione. Tuttavia, fa notare il New York Times, si sono create delle divisioni all’interno di queste comunità: alcuni infatti sono favorevoli al progetto, perché prevede la costruzione di un centro culturale in cui valorizzare il loro patrimonio.

Consigli

  • “Da quando ne ha memoria, Ruth Faith Nalule, una stilista ugandese di 23 anni, si è inginocchiata. Davanti ai genitori, agli zii, alle persone più anziane. Secondo la tradizione doveva farlo anche con gli amici di famiglia e i vicini”, racconta Beatrice Lamwaka in un articolo sul sito Global Press Journal. Per lei inginocchiarsi significava essere una giovane donna obbediente e umile. Ma negli ultimi tempi questa usanza, molto diffusa nell’ampia comunità dei baganda, viene messa in discussione. Lo scorso giugno l’attivista per i diritti delle donne Maggie Kigozi ha invitato le ragazze a non inginocchiarsi più davanti a nessuno, in particolare agli uomini. Non solo perché è un simbolo di sottomissione, ma perché in questi casi le ragazze non sono in grado di difendersi da possibili aggressioni sessuali. Da lì si è scatenato un dibattito.

  • Il documentario Wagner, l’armée de l’ombre de Poutine di Ksenia Bolchakova e Alexandra Jousset (in francese) è disponibile fino a metà aprile sul sito dell’emittente France 5. Racconta con precisione e con testimonianze inedite la nascita e il modo di operare di questa compagnia di sicurezza privata, colonna portante della strategia di espansione della Russia in Africa.

  • L’isola di Lamu, in Kenya, oggi ospita la Lamu space station. Nessuna ambizione di raggiungere forme di vita aliena, ma una forte volontà di riconnettersi con la madre Terra. È questo il senso dell’iniziativa lanciata a fine gennaio da un gruppo di artisti locali e di ong, che hanno recuperato degli edifici in rovina per creare installazioni artistiche sostenibili ed ecologiche.

Questa settimana su Internazionale

Compra questo numero o abbonati
per ricevere Internazionale
ogni settimana a casa tua.

Per suggerimenti e segnalazioni scrivi a africana@internazionale.it

Qui ci sono le altre newsletter di Internazionale.

Sostieni Internazionale. Aiutaci a tenere questa newsletter e il sito di Internazionale liberi e accessibili a tutti, garantendo un’informazione di qualità.

Visita lo shop di Internazionale.