Copy
Pubblicità
1 settembre 2021

Mediorientale

La newsletter sul Medio Oriente a cura di Francesca Gnetti

Ritorno a scuola Entro la fine di settembre gli studenti del Medio Oriente faranno ritorno a scuola dopo la pausa estiva o a volte dopo interruzioni più lunghe dovute alla pandemia. Le sfide che il settore dell’istruzione deve affrontare nella gestione delle condizioni sanitarie, come nel resto del mondo, sono ancora molte. In alcuni casi la situazione è resa più difficile dai conflitti, dalle tensioni o dalla mancanza di risorse che segnano varie zone della regione.

Nello Yemen, per esempio, il nuovo semestre è cominciato il 14 agosto, ma molti bambini restano fuori dal sistema scolastico a causa della guerra, mentre altri sono costretti ad andare a scuola in edifici bombardati, abbandonati o riadattati. Secondo un rapporto pubblicato a luglio dall’Unicef, il fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, due milioni di bambini yemeniti non vanno a scuola, il doppio rispetto al 2015, quando è scoppiato il conflitto. Inoltre due terzi degli insegnanti, 170mila persone in tutto, non ricevono un salario regolare da più di quattro anni. Anche in Siria dieci anni di guerra hanno lasciato un segno indelebile sul sistema educativo. L’Unicef a gennaio ha denunciato che più di 2,5 milioni di bambini siriani non vanno a scuola. Inoltre i programmi e i protocolli sanitari cambiano a seconda delle zone in cui è diviso il paese. Nel nordovest, ultima roccaforte dei ribelli, il regime continua la strategia portata avanti per tutta la guerra di bombardare le scuole (sette sono state colpite solo negli ultimi due mesi).

In Israele le scuole riaprono il 1 settembre, nonostante i timori per una nuova ondata di contagi di covid-19. Gli alunni con più di dodici anni potranno essere vaccinati negli istituti durante gli orari scolastici con l’autorizzazione dei genitori. Inoltre il paese ha lanciato una campagna di test sierologici per i bambini a partire dai tre anni, per verificare se sono già stati contagiati. Però in molte scuole nelle comunità arabe in Israele, che non hanno le risorse per gestire i test e i vaccini, regnano la confusione e la preoccupazione. In Palestina più di un milione di studenti è tornato a scuola in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza il 16 agosto, dopo mesi di chiusura per contenere la diffusione del covid-19. A Gaza quattromila bambini hanno dovuto cambiare scuola perché i due edifici dove studiavano, gestiti dall’Unrwa, l’agenzia dell’Onu che si occupa dei rifugiati palestinesi, sono stati distrutti dai raid israeliani durante il conflitto di maggio.

Studenti di una scuola di Riyadh, in Arabia Saudita, il 30 agosto 2021 (Mohammed Benmansour, Reuters/Contrasto)

In vista del ritorno a scuola il 27 settembre, in Libano si temono le conseguenze della carenza di carburante e di elettricità sul settore educativo. Molti genitori avranno problemi ad accompagnare i figli a scuola e in inverno il riscaldamento degli ambienti potrebbe non essere garantito. La crisi non risparmia neanche le università private libanesi, considerate le più prestigiose del mondo arabo, diventate inaccessibili a molti studenti in seguito alla decisione di aumentare le rette a causa della svalutazione della moneta nazionale. Nel tentativo di accelerare il piano vaccinale, finora andato a rilento, in Egitto il governo prevede di immunizzare cinque milioni di persone – i lavoratori del settore universitario e dell’istruzione superiore e gli studenti universitari – prima dell’inizio dell’anno accademico a ottobre.

In Giordania la data del rientro non è ancora stata annunciata, ma il 15 agosto 3.971 istituti pubblici hanno aperto le porte a 800mila studenti che partecipano a un programma di recupero della didattica persa a causa delle chiusure dell’anno scorso. Anche in Iraq non è stato fissato un giorno per il ritorno a scuola, ma il ministro dell’istruzione, Ali Hamid al Dulaimi, ha garantito che le lezioni riprenderanno in presenza. In Kuwait le scuole private riapriranno il 27 settembre, quelle pubbliche il 3 ottobre. Per quanto riguarda queste ultime, sarà introdotto un sistema per evitare gli assembramenti: ogni classe sarà divisa in due gruppi, che seguiranno le lezioni in presenza e a distanza a turni. Le scuole private invece seguiranno ognuna un proprio programma sanitario. Gli studenti non vaccinati di più di 12 anni dovranno presentare ogni domenica il risultato negativo di un tampone molecolare. Anche l’Oman ha optato per un sistema misto e dal 12 settembre le lezioni riprenderanno in parte in presenza e in parte a distanza.

In Arabia Saudita sei milioni di alunni delle medie e delle superiori che hanno completato il ciclo vaccinale sono tornati sui banchi il 29 agosto. I più piccoli continueranno a studiare a casa almeno fino al 30 ottobre, quando si prevede che il 70 per cento della popolazione sarà vaccinata. Secondo il ministero dell’istruzione, sono stati spesi 266 milioni di dollari per attrezzare le scuole in modo che possano garantire la sicurezza di alunni e personale. Sempre il 29 agosto è cominciato il nuovo anno accademico negli Emirati Arabi Uniti e le scuole pubbliche e quelle private (frequentate dalla maggioranza degli studenti) si sono preparate al ritorno in classe imponendo alcune misure di sicurezza. Gli orari di ingresso e di uscita sono scaglionati e negli istituti si deve rispettare il distanziamento di un metro tra le persone. Gli studenti di più di 12 anni non vaccinati devono sottoporsi a test molecolari settimanali, mentre per quelli vaccinati e per i bambini tra i 3 e i 12 anni i test saranno mensili.

Stesso giorno di rientro anche in Qatar, dove le classi sono riempite al 50 per cento della capacità, con un massimo di quindici studenti e una distanza di un metro e mezzo tra ognuno di loro. Gli allievi devono consumare i pasti in classe e i maggiori di sei anni devono indossare sempre la mascherina. Tutte le attività di gruppo, come viaggi di studio, campeggi e celebrazioni, sono sospese e gli eventi saranno organizzati a distanza. In Bahrein le scuole pubbliche riaprono a settembre, ma non è ancora chiaro se le lezioni si svolgeranno in presenza, a distanza o in una forma mista. In Iran la riapertura delle scuole, prevista per il 23 settembre, è stata rimandata a causa di una nuova ondata di contagi. Nonostante gli esperti abbiano più volte sottolineato la mancanza di strumenti per organizzare una efficace istruzione a distanza, le lezioni per ora saranno solo online, come l’anno scorso.

Attualità

I disordini durante una protesta contro gli insediamenti ebraici illegali nel villaggio di Beita, a sud di Nablus, in Cisgiordania, il 27 agosto 2021 (Nidal Eshtayeh, Xinhua/Ansa)

Israele-Palestina Il 30 agosto il ministro della difesa israeliano Benny Gantz è andato a Ramallah, in Cisgiordania, per un raro incontro con il presidente palestinese Abu Mazen. Una fonte vicina al primo ministro israeliano Naftali Bennett ha precisato che si è discusso di questioni economiche e di sicurezza, e non c’è alcuna intenzione di rilanciare il processo di pace. Intanto il 28 agosto è morto Hassan Abu al Neil, un palestinese di 12 anni ferito durante gli scontri con i soldati israeliani alla barriera con la Striscia di Gaza il 21 agosto. Due giorni dopo è morto anche Barel Hadaria Shmueli, 21 anni, un ufficiale delle forze speciali israeliane rimasto ferito negli stessi scontri. Il 27 agosto invece decine di palestinesi sono stati feriti dalle forze israeliane durante la repressione di alcune proteste pacifiche contro le colonie ebraiche illegali nei villaggi a sud della città di Nablus, in Cisgiordania.

Diplomazia Nel tentativo di affermare il suo ruolo di mediatore, il 28 agosto l’Iraq ha ospitato una conferenza regionale, che aveva l’obiettivo di attenuare le tensioni in Medio Oriente. Hanno partecipato il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, il re Abdallah II di Giordania, l’emiro del Qatar Sheikh Tamim bin Hamad al Thani e il presidente francese Emmanuel Macron. Il Kuwait e gli Emirati Arabi Uniti hanno mandato i capi di governo e la Turchia il ministro degli esteri. Erano presenti anche i ministri degli esteri di Iran e Arabia Saudita, acerrimi nemici nella regione. Le discussioni si sono concentrate sulla crisi afgana e sulla lotta contro il terrorismo. Si è parlato anche della carenza di acqua nella regione, della guerra nello Yemen e della grave situazione politica ed economica in Libano.

Yemen Almeno trenta combattenti filogovernativi sono morti e 56 sono rimasti feriti il 29 agosto in un attacco con droni e missili contro la base aerea di Al Anad, a 60 chilometri da Aden, nel sud del paese. L’attacco è stato attribuito ai ribelli sciiti huthi che controllano la capitale Sanaa e buona parte del nord del paese. Gli huthi non hanno commentato, ma in passato avevano già attaccato la stessa base. Aden è la seconda città del paese e la capitale provvisoria del governo yemenita, dal 2014 in guerra contro i ribelli e sostenuto da una coalizione guidata dall’Arabia Saudita.

Iraq Il popolare leader religioso sciita Moqtada al Sadr ha annunciato il 27 agosto che la sua corrente politica parteciperà alle elezioni fissate per il 10 ottobre, ribaltando la sua decisione del mese precedente. In un discorso in tv, Al Sadr ha detto di aver cambiato idea dopo che diversi politici, di cui non ha fatto i nomi, gli hanno scritto presentandogli un “documento di riforma” per mettere fine alla corruzione e alla cattiva gestione del paese. Il blocco del religioso, Sairun, fa parte della coalizione che ha vinto la maggioranza dei seggi in parlamento alle ultime elezioni del 2018. Al Sadr non ha un incarico governativo, ma ha molta influenza sulla politica irachena e sarà uno dei favoriti alle prossime elezioni, convocate in anticipo dal primo ministro Mustafa al Kadhimi in risposta alle proteste popolari cominciate nell’ottobre del 2019.

Paleontologia Un gruppo di scienziati egiziani ha scoperto i fossili di una nuova specie di balena anfibia, risalenti a 43 milioni di anni fa. La scoperta è stata fatta nella zona di Fayum, nel deserto occidentale egiziano, un’area un tempo sommersa dal mare dove si trova la Valle delle balene, un sito inserito nella lista dei patrimoni dell’umanità dall’Unesco. Come spiega uno studio pubblicato il 25 agosto, l’esemplare, chiamato Phiomicetus anubis, aveva un peso stimato di 600 chilogrammi, era lungo tre metri, aveva mascelle potenti per cacciare ed era in grado sia di camminare sia di nuotare. Non è il primo ritrovamento di balena con le zampe, ma è ritenuto il primo tipo di balena semi-acquatica scoperto in Africa.

Siria Migliaia di persone sono fuggite il 30 agosto dalle zone controllate dall’opposizione e bombardate dal regime nella provincia di Daraa, nel sudovest del paese. A luglio le forze di Damasco avevano lanciato un’offensiva contro Daraa al Balad, un’area che si era rifiutata di riconoscere le elezioni presidenziali di fine maggio, che avevano confermato Bashar al Assad come presidente. Nell’ambito di una nuova tregua negoziata dalla Russia, i ribelli, che controllano ancora alcune zone della regione, hanno cominciato il trasferimento di parte della popolazione. Gli scontri si sono intensificati negli ultimi giorni e quattro soldati siriani e almeno un civile e un combattente dell’opposizione sono stati uccisi, mentre l’esercito ha bombardato la terza moschea in un mese.

Iran Mohammad Mehdi Haj-Mohammadi, il direttore dell’Organizzazione delle prigioni del paese, il 24 agosto si è scusato per il “comportamento inaccettabile” dimostrato da alcuni agenti penitenziari in vari video diffusi da un gruppo di hacker che si fa chiamare La giustizia di Ali ed è riuscito a eludere le telecamere di sicurezza del carcere di Evin, nella capitale Teheran. Nelle immagini si vedono pestaggi, molestie sessuali, celle sovraffollate e mancanza di cure mediche. Nel carcere di Evin sono rinchiusi anche molti prigionieri politici stranieri o con doppia cittadinanza. Secondo Heba Morayef, direttrice di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nordafrica, “è bene che queste immagini siano uscite fuori, ma si tratta solo della punta dell’iceberg”.

Pubblicità

Consigli

Da vedere AlRawabi School for Girls è la seconda serie araba originale di Netflix e racconta la storia di un gruppo di adolescenti vittime di bullismo a scuola che decide di vendicarsi. È ambientata nel quartiere di Al Rawabi, ad Amman, la capitale della Giordania. Dalla sua uscita il 12 agosto, la serie, realizzata dalla regista e attrice giordana Tima Shomali, ha avuto un grande successo, soprattutto in Giordania e nei paesi arabi, e vari giornali mediorientali ne hanno parlato. Secondo il sito libanese Daraj, ha il merito di rompere molti stereotipi legati alla società giordana. Inoltre, sottolinea l’autrice in un’intervista con Arab News, mette al centro della narrazione le giovani del mondo arabo. E quindi anche se, come commenta Zvi Barel su Haaretz, la serie “non è un capolavoro”, è importante perché offre uno specchio della società araba, in particolare della Giordania.

Da leggere Il 1 settembre esce il libro dello scrittore iracheno Usama al Shahmani In terra straniera gli alberi parlano arabo, per la casa editrice Marcos y Marcos e con la traduzione di Sandro Bianconi. Al Shahmani, nato a Baghdad e rifugiato politico in Svizzera, racconta i dramma dell’esilio, il potere consolatorio della natura e la gioia di una possibile nuova vita.

Da ascoltare Syria: the Bashar years è un podcast di Newlines Magazine. In una conversazione con il giornalista Faisal Al Yafai, la scrittrice e analista politica Rime Allaf ripercorre gli ultimi anni del regime di Hafez al Assad, l’ottimismo iniziale dei siriani nei confronti di suo figlio Bashar, le relazioni internazionali con la fine dell’occupazione del Libano e la guerra in Iraq, fino all’inizio della rivoluzione.

Questa settimana su Internazionale

Sul sito Zuhair al Jezairy scrive che in Iraq le elezioni si avvicinano e il nervosismo cresce. Un video sulla rinascita della città irachena di Mosul, a quattro anni dalla cacciata del gruppo Stato islamico.

Compra questo numero o abbonati
per ricevere Internazionale
ogni settimana a casa tua.



Per suggerimenti e segnalazioni scrivi a mediorientale@internazionale.it

Qui ci sono le altre newsletter di Internazionale.

Sostieni Internazionale. Aiutaci a tenere questa newsletter e il sito di Internazionale liberi e accessibili a tutti, garantendo un’informazione di qualità.

Visita lo shop di Internazionale.