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5 marzo 2021

Sudamericana

La newsletter sull’America Latina a cura di Camilla Desideri

Il presidente Nayib Bukele a San Salvador, 28 febbraio 2021. (Camilo Freedman, Bloomberg via Getty Images)

Vittoria schiacciante per Bukele Alle elezioni legislative del 28 febbraio il partito Nuevas ideas del presidente Nayib Bukele, che si definisce senza ideologia, ha ottenuto una vittoria senza precedenti nella storia del Salvador (56 seggi su 84 secondo i risultati ancora provvisori). “I cittadini hanno consegnato il potere nelle mani di una sola persona”, scrive il sito El Faro. “Il presidente può contare su una maggioranza che gli permetterà di governare praticamente senza opposizione e di decidere alcune nomine importanti, come quella del procuratore generale della repubblica e dei cinque magistrati della corte suprema”. In appena due anni Bukele ha relegato ai margini i grandi partiti che si erano alternati al potere dalla fine della guerra civile nel 1992, il Frente Farabundo Martí para la liberación nacional (sinistra) e l’Alianza republicana nacionalista (destra).

Tentazioni autoritarie Per il leader più giovane dell’America Latina – Bukele ha 39 anni – il risultato del 28 febbraio è una vittoria politica ma soprattutto personale. Il partito Nuevas Ideas, diretto da suo cugino Xavier Zablah, ha incentrato la campagna elettorale sulla figura del presidente invitando i cittadini a votare per i parlamentari che sostenevano le sue proposte. Da parte sua, Bukele aveva chiesto ai salvadoregni di mandare via dal parlamento “quelli di sempre”. Secondo El Faro, se nel 2019 qualcuno aveva pensato che la vittoria di Bukele fosse una casualità, queste elezioni dimostrano che il suo governo segna la fine del Salvador uscito dagli accordi di pace. Per conoscere meglio chi è Nayib Bukele, da molti analisti considerato un caudillo autoritario, alla viglia del voto il giornalista Jacobo García ha pubblicato un suo ritratto sul País.

Attualità

Ecuador Il 21 febbraio, due settimane dopo il primo turno delle elezioni presidenziali e un riconteggio parziale dei voti, il Consiglio nazionale elettorale ha proclamato il risultato ufficiale dello scrutinio. Al ballottaggio dell’11 aprile andranno Andrés Arauz, sostenuto dall’ex presidente socialista Rafael Correa (condannato in contumacia nel 2020 per corruzione e ancora molto influente nella politica del paese, pur vivendo in Belgio) e il candidato di centrodestra Guillermo Lasso, che ha ottenuto poche migliaia di voti in più di Yaku Pérez, rappresentante della sinistra indigena. Pérez ha detto che contesterà i risultati.

  • Almeno 79 persone sono morte il 23 febbraio in una serie di ammutinamenti coordinati e simultanei in tre carceri dell’Ecuador (nelle città di Cuenca, Latacunga e Guayaquil) e altre otto sono state ferite. Secondo Edmundo Moncayo, direttore del sistema penitenziario, l’escalation di violenza è stata causata da una guerra tra bande criminali rivali, che si è acuita a dicembre del 2020 dopo l’uccisione di un leader della gang Los Choneros a Manta, una città portuale nell’ovest del paese diventata un centro importante per lo smistamento della cocaina in America Centrale. Le prigioni dove sono avvenuti i disordini ospitano quasi il 70 per cento della popolazione carceraria del paese.

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Cuba Mentre alcuni paesi latinoamericani cercano di importare dosi sufficienti di vaccino contro il covid-19, Cuba sta lavorando per metterne a punto uno proprio. La produzione e la distribuzione in massa di un vaccino prodotto sull’isola, scrive il New York Times, sarebbe una conquista scientifica straordinaria per L’Avana. Il vaccino che a marzo entrerà nell’ultima fase di sperimentazione si chiama Soberana 02, un riferimento all’autonomia di Cuba nonostante l’ostilità decennale degli Stati Uniti. Se sarà approvato, il paese comincerà a vaccinare la sua popolazione e i turisti che arriveranno nell’isola, “un’opportunità unica per risollevarsi dalla rovinosa situazione economica aggravata dalla pandemia”.

Brasile Dall’inizio del suo mandato nel 2019 il presidente Jair Bolsonaro cerca di rendere più flessibili le norme che regolano il possesso e l’uso di armi da fuoco nel paese. Il 12 febbraio la pubblicazione di quattro decreti ha segnato un passo ulteriore in questa direzione: il numero di armi che un privato cittadino potrà comprare è passato da quattro a sei, così come è aumentato il numero di munizioni concesse a determinate categorie. Poliziotti, magistrati e altri agenti potranno portare due armi di grosso calibro contemporaneamente. “Al contrario di altre iniziative fallimentari del governo, il progetto bellicista di armare la popolazione sta avendo successo”, scrive la rivista Piauí.

Venezuela Il 24 febbraio il governo del presidente Nicolás Maduro ha dichiarato “persona non grata” Isabel Brilhante Pedrosa, ambasciatrice dell’Unione europea a Caracas, e le ha dato settantadue ore di tempo per lasciare il paese. La decisione è arrivata pochi giorni dopo le sanzioni di Bruxelles contro diciannove alti funzionari venezuelani, tra cui dirigenti del consiglio nazionale elettorale, magistrati, militari e poliziotti di alto rango. Le sanzioni, spiega il sito venezuelano Efecto Cocuyo, prevedono il divieto di viaggiare e il congelamento dei conti correnti. L’Unione europea ha sottolineato che sono di carattere individuale e non avranno effetti sulla popolazione.

Messico Centinaia di donne di diversi collettivi femministi il 2 marzo hanno protestato a Città del Messico, davanti al palazzo nazionale, contro la candidatura di Félix Salgado Macedonio, del partito Morena (lo stesso del presidente Andrés Manuel López Obrador), a governatore dello stato di Guerrero. Macedonio è accusato di aver violentato due donne e di vari abusi sessuali. Anche se il partito ha accettato di riconsiderare la sua candidatura, per la scrittrice Guadalupe Nettel “il disprezzo costante di López Obrador verso il movimento femminista rivela l’abisso generazionale che lo separa dalla società messicana, formata in gran parte da giovani e da donne”. In Messico ogni giorno quasi undici donne sono uccise per motivi legati al genere e più del 40 per cento subisce abusi sessuali.

Haiti Più di duecento detenuti sono evasi il 25 febbraio dalla prigione Croix-des-Bouquets alla periferia di Port-au-Prince, la capitale di Haiti. Nelle violenze sono morte venticinque persone, tra cui il direttore del penitenziario Paul Hector Joseph. Alcune vittime erano passanti. La situazione politica ed economica nel paese è grave. Il 28 febbraio migliaia di persone hanno manifestato per le strade di Port-au-Prince per chiedere la destituzione di Jovenel Moïse e protestare contro la deriva autoritaria del suo governo e la violenza delle bande criminali.

Un giornale

L’homepage del sito peruviano Ojo Público

OjoPúblico è un sito peruviano d’inchiesta che si occupa di vari temi, dall’ambiente ai diritti umani, dalla politica alla situazione dei popoli nativi, con articoli di lungo respiro ma anche commenti e testi dedicati all’attualità più stretta. È senza dubbio uno dei progetti giornalistici più interessanti nati in America Latina negli ultimi anni. È stato lanciato nel 2014 su iniziativa di Óscar Castilla, David Hidalgo, Fabiola Torres e Nelly Luna, giornalisti con una lunga esperienza nella carta stampata (tutti lavoravano nel quotidiano El Comercio), con l’obiettivo di “portare allo scoperto le storie che gli altri non vogliono raccontare”. Un punto di forza è la verifica dei contenuti dei discorsi di politici e funzionari, nello spazio chiamato Ojo Biónico. Le affermazioni sono etichettate in base a quattro categorie: vera, fuorviante, non verificabile e falsa. Di recente Ojo Público ha pubblicato un’inchiesta molto dettagliata sullo scandalo dei vaccini che ha colpito l’élite politica peruviana, che già godeva di scarsa considerazione tra i cittadini. Tra gli speciali, mi è piaciuto questo lavoro interattivo sui nativi shipibo-konibo, una delle popolazioni più importanti e numerose dell’Amazzonia peruviana. Il loro rapporto con la piante, e la loro conoscenza profonda della biodiversità, rischiano di perdersi a causa della pandemia di covid-19 e della morte delle persone più anziane, depositarie della conoscenza.

Focus

L’esercito colombiano sotto accusa La Jurisdicción especial para la paz (Jep) ha stabilito il 18 febbraio che i civili uccisi dall’esercito tra il 2002 e il 2008 sono almeno 6.402. Questa cifra supera di tre volte quella dei precedenti rapporti della procura e fa assumere un’altra dimensione allo scandalo dei cosiddetti falsos positivos, cioè i civili uccisi e fatti passare per guerriglieri morti in combattimento. Secondo El Espectador il rapporto del tribunale, istituito nel 2016 dopo gli accordi di pace tra il governo colombiano e il gruppo guerrigliero delle Farc, “è una doccia fredda per chi in Colombia vuole adottare il negazionismo come strategia verso la memoria storica”. Il riferimento è in particolare all’ex presidente Álvaro Uribe, strenuo oppositore della pace con il gruppo guerrigliero delle Farc e critico nei confronti del lavoro del tribunale. Tanto più che gran parte delle esecuzioni extragiudiziali commesse dall’esercito sono avvenute proprio durante i suoi mandati presidenziali. Ariel Ávila, vicedirettore del Centro paz & reconciliación, ricorda che anche se per alcuni colombiani Uribe è considerato il salvatore del paese, per la maggior parte dei cittadini il suo nome è associato a episodi oscuri della storia recente, come l’appoggio dei parlamentari eletti con il sostegno di gruppi narcoparamilitari. Per molto tempo criticare i militari è stato considerato un tradimento alla patria. “Ma nel cammino accidentato che porta alla pace”, scrive il giornalista Sinar Alvarado, “la Colombia ha bisogno di conoscere la verità sulla partecipazione degli agenti di stato” nel conflitto civile.

Una canzone

Cinque artisti cubani – il gruppo Gente de Zona, Yotuel Romero e Descemer Bueno, dagli Stati Uniti, e i musicisti Maykel Castillo “Osorbo ed El Funky, che vivono a Cuba – si sono uniti virtualmente per realizzare un brano che non è piaciuto per niente al governo del presidente Miguel Díaz-Canel. Il video della canzone, intitolata Patria y vida, è stato pubblicato su YouTube la notte del 16 febbraio e in poche ore ha avuto duecentomila visualizzazioni. Tre giorni dopo erano quasi novecentomila, scrive il sito cubano indipendente 14ymedio. Oltre a rovesciare nel titolo lo slogan della rivoluzione castrista “Patria o muerte”, patria o morte, la canzone denuncia alcuni problemi della società cubana, come la scarsità di alimenti e la repressione della dissidenza, e si schiera con il movimento San Isidro, un gruppo eterogeneo di artisti, giornalisti e scrittori che da mesi denuncia la censura da parte del governo e chiede più libertà d’espressione. Luis Manuel Otero Alcántara, uno dei leader del movimento che appare brevemente nel video mentre abbraccia una bandiera cubana, ha detto a 14ymedio: “Uno degli obiettivi della canzone è attirare l’attenzione sulla società cubana, sui neri di San Isidro, quelli che fanno la fila per mangiare. E aiutare a creare un progetto di paese in cui queste persone si sentano incluse e considerate”. Secondo Granma, l’organo ufficiale del Partito comunista cubano, “nasce orfana di sentimento e significato la creazione artistica che, come unico obiettivo, cerca di manipolare, per suo tornaconto, la storia di un popolo e la sua cultura”.

Gente de Zona. (YouTube)

Consigli

  • Intima e profonda perlustrazione dell’animo di un ragazzo latinoamericano negli anni settanta, ma non solo: le poesie di Roberto Bolaño (1953-2003), uscite dopo la morte e raccolte in L’università sconosciuta (pubblicate da Sur e tradotte in italiano da Ilide Carmignani), sono anche il diario segreto di un narratore tra i più originali, inquieti, visionari della letteratura contemporanea. Bolaño, cileno, si portava dietro un dolore attutito, di fughe, emigrazione, giovinezza vissuta tra borgate cilene e Messico, dove divenne un artista. E poi il rapporto duro, meravigliato con Barcellona, dove visse a lungo e dove morì. Nei suoi versi c’è la memoria di un continente che è continua evocazione e mistero, anche per chi ci è nato. È il consiglio di lettura di Alberto Riva, giornalista e scrittore.
 
  • Berta Cáceres era una delle attiviste ambientali più note dell’America Centrale. Si batteva per i diritti degli indigeni lenca e per difendere le loro terre dallo sfruttamento minerario e idroelettrico. La notte del 2 marzo 2016 è stata uccisa nella sua casa di La Esperanza, in Honduras. Sono passati cinque anni dall’omicidio e la sua famiglia e l’associazione che dirigeva, il Consejo cívico de organizaciones populares e indígenas de Honduras (Copinh), aspettano ancora che sia fatta giustizia. Berta y el río è un podcast di Radio Ambulante che ricostruisce l’impegno di Cáceres attraverso la testimonianza di Berta Zúniga, sua seconda figlia.
 
  • Il 22 febbraio Emma Coronel Aispuro, moglie del narcotrafficante messicano Joaquín “El Chapo” Guzmán, è stata arrestata all’aeroporto internazionale di Washington con l’accusa di essere coinvolta in un traffico di stupefacenti. El País ha pubblicato un suo ritratto, che si può leggere qui. Sull’ascesa del Chapo e del cartello di Sinaloa si può leggere questo reportage di Diego Enrique Osorno pubblicato nel gennaio del 2020 sulla rivista messicana Gatopardo.

Questa settimana su Internazionale

Sul sit0

  • Il giornalista Pierre Haski commenta la decisione del presidente brasiliano Jair Bolsonaro di mettere un ex generale di sua fiducia alla guida dell’azienda petrolifera statale Petrobras. Mentre Le Monde racconta la campagna vaccinale del Brasile nel 1975: in tre mesi ottanta milioni di persone furono vaccinate contro la meningite da meningococco L’Economist analizza due anni di governo del presidente messicano Andrés Manuel López Obrador e il bilancio non è per niente buono. Un articolo del giornale spagnolo La Vanguardia racconta lo scandalo dei vaccini in Perù.

Sul settimanale
  • Un reportage dalla città venezuelana di Güiria, nello stato di Sucre, da cui molte persone cercano di scappare via mare per raggiungere Trinidad e Tobago, a soli cento chilometri. Ma alcune famiglie resistono e si danno da fare per andare avanti. E poi l’Economist commenta lo scioglimento della squadra investigativa che ha guidato l’inchiesta anticorruzione lava jato in Brasile.

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