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7 aprile 2021

Mediorientale

La newsletter sul Medio Oriente a cura di Francesca Gnetti

Le fratture della Giordania L’immagine costruita con fatica dalle autorità giordane del paese come un’oasi di relativa stabilità in un Medio Oriente turbolento ha subìto un duro colpo il 3 aprile, quando l’ex principe ereditario Hamza bin Hussein è stato accusato di cooperare con “entità straniere” per destabilizzare lo stato. Sedici persone sono state arrestate con l’accusa di “danneggiare la sicurezza” della Giordania. In un video diffuso dalla Bbc, il principe Hamza, fratellastro di re Abdallah II, dice di essere stato messo agli arresti domiciliari e nega il suo coinvolgimento in un complotto, ma accusa il governo di essere corrotto, incompetente e autoritario. Due giorni dopo, in seguito a una mediazione avvenuta all’interno della famiglia reale, Hamza ha giurato fedeltà alla corona e alla costituzione.

Senza precedenti Uno scontro così aperto e intenso è una novità dalla creazione del regno hashemita cento anni fa ed era inaspettato in una famiglia reale discreta che tende a risolvere le controversie in privato, nota il New York Times. Durante il regno di re Hussein, padre di Hamza e Abdallah, i suoi figli e le sue quattro mogli sono stati spesso in competizione per conquistare maggiore influenza. Ma da quando re Abdallah è salito al trono, nel 1999, il suo potere non è mai stato contestato così apertamente.

I veri problemi Nei suoi ventidue anni al potere, re Abdallah II ha deluso le speranze di chi si aspettava da lui maggiore apertura e tolleranza. Ha continuato a mantenere un rigido controllo sul governo e a soffocare qualunque richiesta di maggiore democrazia, come durante le proteste ispirate alle primavere arabe del 2011. Nel frattempo ha costruito una rete di sostegno e alleanze nella regione e nel mondo, a dimostrazione dell’importanza strategica del paese. I legami con l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti di due persone arrestate hanno anche sollevato l’ipotesi di un coinvolgimento di Riyadh e Abu Dhabi nel complotto. In un editoriale su Al Araby al Jadid, il ricercatore Marwan Kabalan si chiede “se siamo davanti alla crisi di un principe o alla crisi di un sistema” e sottolinea che la stampa giordana ha mantenuto un silenzio totale sui fatti. Secondo Kabalan, “questa crisi fugace e già risolta pacificamente è l’occasione per prestare seria attenzione ai problemi della Giordania e rispondere alle aspirazioni del suo popolo, piuttosto che discutere teorie della cospirazione esterna che, anche se fossero corrette, distolgono solo dai problemi veri, soprattutto perché la regione non si può permettere un altro paese arabo fallito”.

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Attualità

Il Cairo, 3 aprile 2021 (The Asahi Shimbun via Getty Images)

Egitto Il 3 aprile è stata organizzata una spettacolare sfilata di ventidue carri che trasportavano le mummie dei faraoni dell’antico Egitto per le vie del Cairo, fino al nuovo Museo nazionale della civiltà egizia, dove sono stati accolti dal presidente Abdel Fattah al Sisi. “La parata, pensata apposta per la tv, fa parte degli sforzi dell’Egitto per attirare turisti stranieri pubblicizzando i suoi reperti”, scrive Al Jazeera. Per il New York Times si tratta di “un promemoria dell’evidente divario tra il celebrato passato dell’Egitto e il suo incerto presente”. Il video di Global News.

Israele Il presidente Reuven Rivlin il 6 aprile ha incaricato il primo ministro Benjamin Netanyahu di formare un nuovo governo, dopo che le elezioni del 23 marzo non hanno indicato un vincitore chiaro. Netanyahu ha 28 giorni di tempo per mettere insieme un governo di coalizione. Il 5 aprile si è aperta una nuova udienza del processo in cui Netanyahu è accusato di corruzione. Secondo la procura, il premier ha usato il potere in modo illegittimo e i favori come moneta di scambio.

Diplomazia L’Etiopia, l’Egitto e il Sudan hanno ripreso il 4 aprile a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, i negoziati sulla controversa diga Grand ethiopian renaissance (Gerd), in costruzione sul Nilo Azzurro. Le divergenze di opinione sulla gestione e il riempimento della diga, che Addis Abeba sta costruendo dal 2011, avevano fatto fallire i precedenti incontri. Il Cairo teme che la diga metterà a rischio il suo approvvigionamento idrico e ha avvertito che questa è “l’ultima opportunità per raggiungere un accordo”.

Iran Il corpo senza vita della presentatrice e attrice Azade Namdari è stato trovato nel suo appartamento di Teheran il 26 marzo. Le cause della morte non sono ancora accertate, ma per i mezzi d’informazione statali si è trattato di suicidio. I social network sono stati inondati di speculazioni, gossip, teorie del complotto e discorsi d’odio. Namdari, che aveva 37 anni, era nota per il suo sostegno all’hijab, il velo islamico. Era finita al centro delle polemiche nel luglio del 2017, quando era circolato un video che la ritraeva senza velo mentre beveva una birra durante una vacanza in Svizzera.

Canale di Suez L’Autorità del canale di Suez (Sca) ha avviato un’indagine sulle cause dell’incidente che il 23 marzo ha fatto incagliare la nave portacontainer Ever Given bloccando il commercio globale per quasi una settimana. La nave ora è ancorata nel Grande lago amaro, uno degli slarghi del canale di Suez. La Cnn propone un’esperienza interattiva per provare a navigare attraverso il canale.

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Politica

Sfida in Palestina
Il leader palestinese in carcere Marwan Barghouti il 31 marzo ha annunciato il sostegno a una lista dissidente, che si oppone al suo partito Al Fatah, in vista delle elezioni del 22 maggio, le prime in quindici anni. Barghouti, 61 anni, dal 2004 sta scontando una condanna all’ergastolo per terrorismo in un carcere israeliano. Sosterrà la lista Hurriyeh (Libertà) di Nasser al Qudwa, ex ambasciatore dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) all’Onu e nipote di Yasser Arafat, espulso il mese scorso da Al Fatah per ordine del presidente Abu Mazen, dopo aver criticato la classe dirigente palestinese.

Il 4 aprile la commissione elettorale palestinese ha approvato 36 liste per partecipare alle legislative di maggio, in cui saranno rinnovati i 132 esponenti del consiglio legislativo palestinese (il parlamento palestinese). Il voto precederà l’elezione presidenziale prevista per il 31 luglio e rientra nel tentativo di riconciliazione tra i due principali movimenti palestinesi – il partito laico Al Fatah del presidente Abu Mazen, che controlla la Cisgiordania, e l’organizzazione d’ispirazione religiosa Hamas, che governa la Striscia di Gaza dal 2007.

Intanto il 5 aprile Abu Mazen, che ha 86 anni, è andato in Germania per sottoporsi a esami medici di routine e incontrare la cancelliera Angela Merkel. I sondaggi danno Abu Mazen dietro a Barghouti e al leader di Hamas Ismail Haniyeh.

Diritti

Patrick Zaki resta in cella
Il 6 aprile la corte d’assise del Cairo ha rinnovato di altri 45 giorni la detenzione preventiva di Patrick Zaki, l’attivista egiziano e studente all’università di Bologna arrestato in Egitto nel febbraio del 2020. È stata inoltre respinta la richiesta, presentata il giorno prima dai suoi avvocati, di sostituire la squadra di giudici che decide sul suo caso, dato che la detenzione è stata sempre rinnovata “senza giustificazioni né ragioni legali”, si legge sulla pagina Facebook Patrick Libero. I rappresentanti diplomatici presenti in tribunale non sono stati fatti entrare in aula, mentre l’avvocata Hoda Nasrallah ha detto che Zaki è “in uno stato psicologico pessimo”.

L’Egyptian initiative for personal rights, l’ong con cui collaborava Patrick Zaki, ha reso noto che Islam Orabi, un altro giovane egiziano arrestato il 20 dicembre 2020, è stato scarcerato il 6 aprile, cinquanta giorni dopo che la pubblica accusa aveva disposto il suo rilascio.

Da mangiare

La preparazione dei maamoul a Hebron, in Cisgiordania, agosto 2017 (Hazem Bader, Afp) 

I dolcetti di Pasqua
Nella regione del Levante nel periodo di Pasqua le pasticcerie si riempiono di maamoul, dolcetti di pasta frolla farcita di datteri, fichi o frutta secca e cotti al forno. Possono avere varie forme (tondi, piatti o allungati) e spesso sono decorati a mano o con appositi stampini. Le origini di questi biscotti sono avvolte nel mistero, ma da secoli accompagnano le festività religiose nelle cucine arabe: oltre alla Pasqua infatti si mangiano in occasione dell’Eid al Fitr, la festa che segna la fine del mese sacro di Ramadan, e sono una perfetta ricompensa dopo le fatiche del digiuno.

A causa della forte inflazione dovuta alla crisi economica e aggravata dallo stallo politico, quest’anno molti libanesi non si sono potuti permettere i tradizionali dolcetti. I prezzi delle pasticcerie infatti sono schizzati alle stelle, perché alcuni ingredienti di cui sono composti, in particolare le noci, i pistacchi e i datteri, sono diventati troppo cari. Molte persone, scrive L’Orient-Le Jour, “per preservare lo spirito della Pasqua, si sono cucinate i dolcetti a casa”.

La blogger palestinese giordana Sawsan Abu Farha, meglio nota come Chef in Disguise, propone diverse versioni di maamoul, aggiungendo anche la semola all’impasto e mastice di Chios, una resina vegetale, e mahlab, una spezia aromatica, al ripieno. Il maamoul, così chiamato in Siria, Giordania, Libano, Israele e Palestina, prende il nome di kombe nel sud della Turchia e di kahk in Egitto. Il kahk sembra l’indiscutibile antenato e compare nelle pitture e nelle incisioni risalenti all’epoca dei faraoni.

Consigli

Da leggere A ottobre sulla New York Review of Books la giornalista Ursula Lindsey raccontava “la transizione infinita della Giordania”, approfondendo molti elementi utili a capire l’attuale crisi del paese.

Da ascoltare Charles Enderlin, ex corrispondente della tv pubblica francese a Gerusalemme, su France Inter racconta come coprire in modo oggettivo il conflitto israelo-palestinese.

Da vedere The Present, il cortometraggio della regista palestinese-britannica Farah Nabulsi nominato agli Oscar 2021 nella categoria Best Live-action short film, è disponibile su Netflix. Il film è ambientato in Cisgiordania e racconta la storia di Yusuf che, accompagnato dalla figlia, vuole comprare un regalo per la moglie, ma deve fare i conti con posti di blocco, apartheid stradale e soldati.

Questa settimana su Internazionale

Sul sito Madawi al Rasheed riflette su come uscire dalla guerra nello Yemen. Pierre Haski commenta la crisi della monarchia giordana e il modo in cui iraniani e statunitensi negoziano sul nucleare, ma senza parlarsi. Zuhair al Jezairy denuncia il commercio illegale di armi in Iraq. Un articolo della pubblicazione sudafricana New Frame sull’islam che scopre la sua anima ambientalista.

Sul settimanale Un approfondimento sulla crisi nel canale di Suez con un articolo del Financial Times e uno di Middle East Eye. L’opinione di Gideon Levy sui fascisti che entrano nel parlamento israeliano, che si può leggere anche sul sito.

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