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9 giugno 2022

Africana

La newsletter sull’Africa a cura di Francesca Sibani

L’arrivo dei reali del Belgio a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, il 7 giugno 2022. (Justin Makangara, Reuters/Contrasto)

I conti con il passato L’arrivo dei reali del Belgio a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc), il 7 giugno 2022, è stato salutato come un evento di portata storica e come un passo verso il superamento della dolorosa storia della colonizzazione, in vista di una nuova fase di cooperazione tra i due paesi. Negli ultimi anni il Belgio, racconta Pierre Haski sul sito di Internazionale, “ha compiuto dei gesti per guardare in faccia il proprio passato. Nel 2020 re Filippo ha avuto il coraggio di manifestare ‘il più profondo rammarico per le ferite’ del periodo coloniale in una lettera indirizzata al presidente congolese Félix Tshisekedi”. Ha inoltre avviato un processo di restituzione delle opere d’arte africane saccheggiate in epoca coloniale. Tra gli oggetti più preziosi che sono stati resi alle autorità congolesi c’è una grande maschera dell’etnia suku, chiamata Kakuungu, che ha trovato posto al museo nazionale della Rdc. Ma soprattutto si attende il ritorno di una reliquia del corpo di Patrice Lumumba, figura chiave della decolonizzazione e dell’indipendenza, che ebbe il compito di guidare il primo governo del Congo libero. Lumumba, che è spesso ricordato per uno storico discorso al parlamento di Léopoldville in cui non risparmiò le critiche ai colonizzatori, fu ucciso il 17 gennaio 1961 dai ribelli separatisti del Katanga, con la collaborazione di mercenari e agenti belgi. Del suo corpo, che fu sciolto nell’acido, rimase solo un dente che per quarant’anni fu conservato a mo’ di trofeo da un poliziotto belga, Gérard Soete. Pochi anni fa un tribunale belga ha deciso che sarebbe dovuto tornare alla famiglia di Lumumba e così avverrà per l’anniversario dell’indipendenza, il 30 giugno.

In questi decenni, spiegava qualche anno fa Francesca Spinelli, sempre sul sito di Internazionale, “il Belgio è andato avanti tra amnesia, torpore e ignoranza. Fino agli anni novanta, quando è cominciato un lento e travagliato risveglio. Due commissioni parlamentari hanno tentato di fare chiarezza sulle responsabilità del paese nel genocidio in Ruanda del 1994 (il Ruanda-Urundi fu un territorio coloniale belga dal 1924 al 1962) e nell’assassinio di Lumumba. Le loro conclusioni – considerate estreme da alcuni, troppo caute da altri – hanno contribuito a intaccare il mito dell’’innocenza del Belgio’”. 

Oltre a un esercizio necessario per la psiche collettiva, fare i conti con il passato dovrebbe essere anche un esercizio di mera contabilità. In un articolo pubblicato sull’Atlantic qualche tempo fa lo storico Adam Hochschild (autore di Gli spettri del Congo, uscito di recente in una nuova veste per Garzanti) scriveva che nove delle 23 famiglie più ricche del Belgio avevano accumulato i loro capitali proprio grazie allo sfruttamento delle risorse minerali del gigante africano. Quantificare i proventi delle grandi aziende, in particolare quelli dell'Unione mineraria creata da re Leopoldo II nel 1906, potrebbe essere un primo passo verso una richiesta di riparazioni, argomento di cui finora non si è parlato più di tanto in questa presa di coscienza collettiva.

  • Un’immagine indimenticabile Nel giugno 1960 durante la visita in Congo del re Baldovino, lo zio dell’attuale re Filippo II, ai festeggiamenti si assistette a un buffo incidente: un giovane studente si avvicinò alla Cadillac su cui viaggiava il sovrano e gli sfilò la spada che teneva dietro la schiena. La scena fu immortalata dal fotografo Robert Lebeck, la cui foto diventò una delle immagini simbolo di quel periodo.

La strage di Pentecoste in Nigeria Il 5 giugno, la domenica di Pentecoste, a Owo, una città nel sud della Nigeria, un gruppo di uomini armati ha aperto il fuoco e lanciato esplosivi in una chiesa cattolica alla fine della messa, uccidendo una quarantina di persone. La strage, che non è stata ancora rivendicata, è avvenuta in uno stato che finora era rimasto al riparo dalle violenze scoppiate in altre parti del paese. “Quello che è successo a Owo è una conseguenza dell’impunità concessa ai gruppi armati che proliferano in Nigeria”, ha dichiarato l’ong Amnesty international. Secondo Idayat Hassan, analista del Centre for democracy and development di Abuja, l’uso di armi pesanti ed esplosivi fa pensare a un gruppo ben organizzato. In un’intervista a Rfi, Hassan sostiene che potrebbe trattarsi dei jihadisti dello Stato islamico della provincia dell’Africa occidentale (Iswap) o di una banda criminale venuta dal nordovest del paese.

Non vogliono andare in Ruanda Partiranno entro la metà di giugno i primi voli per trasferire forzatamente nel paese africano i richiedenti asilo arrivati nel Regno Unito, come previsto dall’accordo raggiunto il 14 aprile da Londra e Kigali. Alla fine di maggio, scrive il quotidiano ruandese The New Times, il governo ha mostrato ai giornalisti tre strutture residenziali pronte per accogliere queste persone. In un centro di detenzione per migranti di Londra diciassette persone originarie di Egitto, Siria e Sudan, alla notizia del loro imminente trasferimento, hanno fatto uno sciopero della fame di cinque giorni, scrive il Guardian.

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In breve:

  • Sudafrica Il 6 giugno sono stati arrestati a Dubai Atul e Rajesh Gupta, due noti imprenditori sudafricani d’origine indiana, accusati di essere al centro del sistema di frodi e corruzione che ha segnato la presidenza di Jacob Zuma, il predecessore di Cyril Ramaphosa. Anche Ramaphosa è sotto i riflettori: è stato denunciato da un ex capo dei servizi segreti per aver tenuto nascosto il furto di una grossa somma di denaro in una sua proprietà, e di aver chiesto a un suo collaboratore di recuperarla in segreto. 
  • Tunisia Il 6 giugno i giudici tunisini hanno cominciato una settimana di sciopero, a cui ha aderito quasi la totalità dei magistrati, dopo la decisione del presidente Kais Saied di licenziare 57 loro colleghi.
  • Camerun Il 7 giugno il ministero della difesa ha ammesso che all’inizio del mese alcuni soldati hanno aperto il fuoco contro un gruppo di civili a Missong, nella regione anglofona del Nordovest, uccidendone nove.
  • Mali Il colonnello Assimi Goïta, capo della giunta militare al potere dal colpo di stato dell’agosto 2020, ha annunciato il 6 giugno che l’attuale periodo di transizione durerà fino al marzo 2024, quando il potere sarà restituito ai civili. 
  • Repubblica Democratica del Congo Il 6 giugno fonti locali hanno affermato che almeno venti civili sono morti in un attacco condotto il 5 aprile dai ribelli delle Forze democratiche alleate (Adf) a Bwanasura, nell’Ituri.
  • Libri Lo scrittore libico Mohamed Alnaas ha vinto a fine maggio il prestigioso premio internazionale per la fiction in arabo. Il premio di 50mila dollari è finanziato da Abu Dhabi. Alnaas è lo scrittore più giovane ad averlo vinto finora.

Da recuperare

Nelle ultime due settimane, in cui Africana ha fatto una pausa, sono usciti su Internazionale alcuni contenuti che vale la pena segnalare:

  • Netturbini a richiesta Un reportage della Zeit racconta la storia di alcuni giovani imprenditori della Repubblica Democratica del Congo, che cercano di arginare un problema enorme, che riguarda gran parte dell’Africa ed è aggravato dall'assenza dello stato: la gestione e lo smaltimento di una quantità crescente di rifiuti. Goma è una città grande, di 670mila abitanti, di cui si parla spesso in relazione alle violenze commesse dai gruppi armati della zona. Ma al centro di questo articolo ci sono le difficoltà quotidiane dei suoi abitanti e le soluzioni che hanno trovato per superarli. Le foto che accompagnano il testo sono di Arlette Bashizi, una giovane fotografa di Goma.

  • Ridere sul serio Charity Ekezie è una giornalista nigeriana diventata popolare su TikTok per i suoi video che mettono in ridicolo i luoghi comuni sull’Africa. Ha trovato un modo divertente per combattere la disinformazione. Il ritratto del País.

  • Sugli ostaggi dei jihadisti è sceso il silenzio Sul sito, Andrea De Georgio, ricostruisce quello che sappiamo e il contesto del rapimento di tre italiani in Mali.

  • Tornare nella più grande baraccopoli africana per migliorarla Un video di di Lorenzo Colantoni e Arianna Massimi racconta le storie di alcuni giovani di Kibera, uno slum di Nairobi, che hanno potuto studiare all’estero ma hanno deciso di tornare per aiutare i loro vicini.

Questa settimana su Internazionale

  • Sul settimanale l’editoriale di Giovanni De Mauro parla di uno studio che dimostra quanto poco siano ascoltate le voci di esperti africani (il caso di studio è il Ruanda), anche su temi che gli appartengono. Nell’attualità abbiamo un articolo che fa il punto sulla situazione in Sudan, dopo la decisione della giunta militare di togliere lo stato di emergenza. Tra le opinioni, Patrick Gathara critica le celebrazioni per i settant’anni di regno della regina Elisabetta, che nascondono totalmente i crimini commessi dai britannici nelle ex colonie, in particolare in Kenya.

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