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10 febbraio 2022

Africana

La newsletter sull’Africa a cura di Francesca Sibani

Vittima della povertà Il 5 febbraio i mezzi d’informazione di tutto il mondo hanno seguito con apprensione le operazioni di salvataggio di un bambino marocchino, Rayan Oram, cinque anni, rimasto intrappolato per cinque giorni in fondo a un pozzo nel villaggio di Ighrane, vicino a Chefchaouen. I soccorritori sono riusciti a raggiungere il bambino, ma troppo tardi. “La storia di Rayan ha suscitato profonda tristezza in tutto il mondo arabo perché richiama alla mente la sorte di quei bambini dello Yemen, della Siria e della Palestina che il mondo non è riuscito a salvare”, scrive la giornalista siriana Manhal al Sahwi sul sito Daraj. “Cosa ci serve ancora per renderci conto che i bambini nei paesi arabi soffrono, che sono le prime vittime della violenza, della corruzione, dell’ignoranza e della povertà? Ci chiediamo di cosa è morto Rayan, ma forse dovremmo chiederci chi ha ridotto alla fame la sua famiglia e l’ha privata dell’accesso all’acqua, costringendo suo padre a scavare un pozzo”. Il villaggio dove vive la famiglia di Rayan si trova sulle montagne del Rif, una regione molto povera, dove nel 2016 sono scoppiate forti proteste contro il governo, accusato di trascurare ed emarginare questa parte del paese. Le autorità hanno incarcerato i leader del movimento.

Soccorritori al lavoro per salvare Rayan Oram, il bambino marocchino caduto in un pozzo nelle campagne intorno a Ighrane, nel nord del Marocco, 3 febbraio 2022. (Afp)

Sentenza tardiva sulla guerra mondiale africana Il 9 febbraio la Corte internazionale di giustizia, l’organo delle Nazioni Unite chiamato a risolvere le controversie tra gli stati, ha approvato la richiesta di riparazioni presentata nel 1999 dalla Repubblica Democratica del Congo contro l’Uganda. Kinshasa chiedeva a Kampala 11 miliardi di dollari per i danni causati alle persone e alle proprietà, e per i saccheggi delle risorse naturali compiuti dalle forze ugandesi che occuparono la provincia dell’Ituri nel corso della guerra del 1998-2003, nota come la guerra mondiale africana. La corte ha deciso che l’Uganda dovrà pagare 325 milioni di dollari. Il conflitto fu devastante, coinvolse le forze armate di almeno nove paesi africani e più di una ventina di milizie, alcune delle quali destabilizzano ancora oggi l’est della Rdc.

La stagione dei cicloni Almeno 92 persone sono morte in Madagascar tra il 5 e il 6 febbraio nel passaggio del ciclone tropicale Batsirai, accompagnato da venti fino a 165 chilometri all’ora. Novantamila malgasci sono rimasti senza un tetto. In questa parte del mondo gli eventi atmosferici estremi sono sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici. Dal 1911 dodici cicloni di intensità pari a Batsirai hanno colpito il Madagascar: ben otto sono avvenuti dopo il 2000. Alla fine di gennaio la tempesta tropicale Ana aveva causato altre 58 vittime in Madagascar, per un totale di ottanta morti in tutti i paesi colpiti. In Mozambico, Ana ha distrutto anche 778 scuole.

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E poi:

  • Senegal Il 7 febbraio è stata proclamata una giornata di festa nazionale per celebrare la vittoria della nazionale di calcio alla Coppa d’Africa. Il torneo, ospitato dal Camerun, si è concluso con la finale del 6 febbraio allo stadio Olembé di Yaoundé, in cui il Senegal ha battuto l’Egitto ai calci di rigore. È la prima volta che i senegalesi vincono il torneo.
  • Libia Il 10 febbraio a Tripoli un gruppo di uomini armati ha attaccato l’auto su cui viaggiava il primo ministro Abdul Hamid Dbaibah, che è rimasto illeso. Due giorni prima Dbaibah aveva detto che non avrebbe ceduto il potere al premier che sarà eletto dalla camera dei rappresentanti di Tobruk.
  • Benin Cinque guardie forestali e un soldato beninese sono morti e altre dieci persone sono rimaste ferite in un attacco nel parco nazionale W, a cavallo tra Benin, Burkina Faso e Niger. Lo ha annunciato l’organizzazione sudafricana African Parks, che gestisce la sicurezza nella riserva. L’attacco, avvenuto l’8 febbraio, è stato attribuito ai gruppi jihadisti che imperversano nel Sahel.
  • Burkina Faso L’8 febbraio nel processo per l’omicidio del leader burkinabé Thomas Sankara, ucciso durante un colpo di stato nel 1987, la procura ha chiesto trent’anni di prigione per l’ex presidente Blaise Compaoré, accusato di essere il mandante dell’omicidio. Sono stati chiesti trent’anni anche per Hyacinthe Kafando, all’epoca capo della sicurezza di Compaoré, che avrebbe condotto l’operazione. Compaoré ha guidato il paese fino al 2014, quando è fuggito in Costa d’Avorio in seguito a una rivolta popolare.
  • Tunisia Il presidente Kais Saied ha annunciato il 6 febbraio lo scioglimento del consiglio superiore della magistratura, accusando i suoi componenti di non essere imparziali. L’associazione tunisina dei giudici ha indetto uno sciopero nazionale di due giorni, il 9 e 10 febbraio.
  • Kenya Un incendio scoppiato il 5 febbraio nel parco nazionale Aberdare ha distrutto 550 ettari di vegetazione. Si sospetta che il disastro sia stato causato dai fuochi accesi dai raccoglitori di miele o dai cacciatori.
  • Covid-19 Da dove arriverà la prossima variante di preoccupazione del virus Sars-cov-2? Secondo una ricerca della società Airfinity, sono alte le probabilità che arrivi da paesi come Burundi, Tanzania, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria e Yemen, complici il bassissimo numero di vaccinati e la presenza di molte persone con malattie come l’aids che abbassano le difese immunitarie. La ricerca di Airfinity, fa presente The Economist, ha comunque dei limiti, perché non tiene conto di fattori come l’immunità naturale o la densità della popolazione.

Focus

Lamine Guèye alle Olimpiadi di Albertville, in Francia, 8 febbraio 1992. (Mike Powell, Allsport/Getty Images)

Africani in pista Ai Giochi olimpici invernali di Pechino 2022 partecipano sei atleti di cinque paesi africani – Eritrea, Ghana, Madagascar, Marocco e Nigeria – in competizioni di sci alpino, sci nordico, pattinaggio e skeleton (lo sport in cui gli atleti scendono su uno slittino proni e con la testa in avanti lungo una pista ghiacciata). Alle precedenti Olimpiadi invernali erano il doppio: a decimarli non è stato solo il covid (per esempio, un test positivo ha bloccato a casa il campione di skeleton ghaneano, Akwasi Frimpong) ma anche la decisione, nel 2019, di abbandonare il sistema di quote continentali che era stato pensato per ampliare il bacino di provenienza degli atleti. A ricordo delle difficoltà che gli africani devono superare per competere in sport difficilmente praticabili senza neve, The Continent racconta la storia del senegalese Lamine Guèye, il primo sciatore africano a gareggiare alle Olimpiadi invernali, nel 1984 a Sarajevo. Mandato in Svizzera all’età di otto anni perché era un bambino “irrequieto”, Guèye si appassionò alla neve e allo sci. Tornato nel suo paese, a 17 anni fondò la federazione sciistica senegalese: scrisse lo statuto in tre lingue e lo fece approvare dall’allora presidente Léopold Sédar Senghor. Quando Guèye contattò la federazione internazionale di sci, i suoi interlocutori pensarono a uno scherzo. Ma non lo era, anche se lui dovette mentire (a fin di bene) dicendo di avere 47 sciatori tesserati, quando in realtà c’era solo lui. Oggi lo sci in Senegal continua a non riscuotere particolare successo, ma Guèye non si dà per vinto e continua a battersi per la partecipazione alle Olimpiadi di paesi considerati minori.

Consigli

  • Il sito Africa is a country pubblica un articolo inaspettatamente generoso su Ted Lasso, la fortunata serie di AppleTv+. La storica Lilly Havstad mette al centro la figura di Sam Obisanya, il calciatore nigeriano dell’Afc Richmond, la squadra allenata e rappacificata dal coach di football statunitense Ted Lasso, al suo primo incarico sulla panchina di una squadra di calcio. Nella seconda stagione, scrive Havstad, Sam diventa uno dei protagonisti e mette in scena una versione rinfrescante e complessa dell’afropolitanismo (il termine inventato qualche anno fa dalla scrittrice Taiye Selasi per indicare gli africani della diaspora che non sentono di appartenere a un posto più che a un altro).   

  • Per restare in tema sportivo, il corto Black ice (disponibile su YouTube) racconta la parabola del ghaneano Akwasi Frimpong da bambino “veloce come una lepre” a campione di skeleton. Il suo obiettivo? Diventare il primo africano a vincere una medaglia alle Olimpiadi invernali.

  • E per restare in tema di neve, forse non tutti sanno che anche questo gennaio è nevicato nel deserto del Sahara. Un articolo di The Conversation spiega quali sono le condizioni necessarie perché si verifichi questo fenomeno, che non è così raro come si potrebbe credere. Se quest’anno sui monti algerini è arrivata appena una spruzzatina di neve, nel 2018 ne erano caduti trenta centimetri.

Errata corrige La semifinale della Coppa d’Africa del 3 febbraio non è stata tra Camerun e Marocco, come scritto la settimana scorsa, ma tra Camerun ed Egitto.

Questa settimana su Internazionale

  • Sul settimanale pubblichiamo un articolo sul progetto di un oleodotto tra Uganda e Tanzania. Nonostante le promesse di guadagni e posti di lavoro, ha senso investire in combustibili fossili che aggravano la crisi climatica?
  • Sul sito pubblichiamo le foto di Sandro Miller dal lavoro Capelli da regina, dedicato alle acconciature delle donne afroamericane, e un video su Jane Goodall, la nota primatologa, che ha lavorato a lungo a stretto contatto con gli scimpanzé nelle foreste tanzaniane.

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