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12 maggio 2021

Mediorientale

La newsletter sul Medio Oriente a cura di Francesca Gnetti

Un bombardamento israeliano a Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza, l’11 maggio 2021 (Said Khatib, Afp)

Da Gerusalemme a Gaza, s’infiamma in conflitto Ibrahim al Masri, 11 anni, e il suo fratellino Marwan, 7, stavano giocando con i loro cugini davanti casa a Beit Hanoun, nel nord della Striscia di Gaza, in attesa dell’iftar, il pasto che rompe il digiuno quotidiano durante il mese sacro di Ramadan. A un certo punto è passato un uomo in motocicletta. Era lui l’obiettivo del bombardamento israeliano che la sera del 10 maggio ha colpito il quartiere densamente popolato, uccidendo i due bambini e sette altre persone.

Israele stava rispondendo al lancio di razzi di Hamas dalla Striscia verso il suo territorio, nella peggiore escalation di violenza degli ultimi anni, in cui sono morti finora almeno 35 palestinesi e cinque israeliani. Queste iniziative militari sono arrivate al culmine di settimane di tensioni a Gerusalemme, dove la polizia israeliana ha attaccato i manifestanti che protestavano contro l’espulsione di alcune famiglie dal quartiere di Sheikh Jarrah e i fedeli che volevano celebrare il Ramadan nei luoghi sacri della città vecchia.

La comunità internazionale ha invitato le parti a ridurre le tensioni, ma non è ancora chiaro a cosa porterà questo nuovo capitolo nella storia complessa e drammatica delle relazioni tra Israele e Palestina. Nelle pagine di attualità del prossimo numero di Internazionale, in edicola dal 14 maggio, pubblichiamo un pezzo di Haggai Matar, giornalista e un attivista israeliano, dal sito +972 Magazine, che ricostruisce le responsabilità di Israele nell'aumento delle tensioni degli ultimi giorni: “Anche se simili violenze non sono certo inedite nella nostra regione, e sono parte fondante delle politiche oppressive di Israele da decenni, le scelte che sono state fatte in fondo servono gli interessi del primo ministro Benjamin Netanyahu, che sta disperatamente lottando per salvare la sua carriera politica ed evitare di finire dietro le sbarre”.

In una column Elias Khoury, uno dei più importanti autori in lingua araba, scrive che i palestinesi stanno dimostrando l’inconsistenza degli accordi di normalizzazione firmati da Israele con alcuni paesi arabi e la grettezza della leadership palestinese, che non è stata in grado di proporre un progetto di coesione ed è stata lacerata dalle divisioni interne. Con la loro azione decisa, i palestinesi e le palestinesi ci dicono che a Gerusalemme soffia ancora un vento di rivolta: “A Gerusalemme, alla porta di Damasco e nel quartiere di Sheikh Jarrah, i palestinesi hanno dichiarato che la loro è terra di resistenza, che chi crede di averla seppellita sotto le macerie delle grandi potenze arabe s’illude, e non sa cosa significa resistere fino alla morte. A Gerusalemme si riaccende lo spirito dell’intifada e lampi di luce infrangono l’oscurità della notte araba”.

Razzi lanciati da Gaza verso Israele e bombardamenti israeliani sulla Striscia tra il 9 e il 12 maggio.

Ecco altre segnalazioni per approfondire vari aspetti della questione:

  • Gli ultimi aggiornamenti si possono seguire nella diretta di Haaretz.
  • Un video della Bbc sul crollo della torre Hanadi a Gaza.
  • Al Jazeera offre un tour interattivo di Gerusalemme Est e Gerusalemme Ovest, per evidenziare le disparità nella qualità della vita di israeliani e palestinesi.
  • Il sito israeliano +972 Magazine racconta i giovani palestinesi che guidano la lotta per difendere le loro case a Sheikh Jarrah.
  • Al quartiere di Gerusalemme Est dove sei famiglie palestinesi rischiano l’espulsione Middle East Eye dedica vari contributi: un video per spiegare passato e presente di Sheikh Jarrah, una gallery di foto d’epoca, un articolo sulle donne resistenti, le altre espropriazioni in Israele e nei territori occupati.
  • Sempre su Middle East Eye una denuncia del linguaggio problematico usato dai mezzi d’informazione e dai politici per distorcere la narrativa sugli avvenimenti in Israele e Palestina.
  • La giornalista freelance palestinese Farah Daana su Al Araby al Jadid ricorda la lotta contro il tentativo israeliano di cancellare l’identità palestinese a Gerusalemme.
  • Sulla pagina Twitter di Quds News Network ci sono video e foto di vari episodi nella Striscia di Gaza e a Gerusalemme.


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Attualità

Diritti Un gruppo di lavoro delle Nazioni Unite che indaga sulle atrocità commesse in Iraq ha trovato “prove chiare e convincenti” che il gruppo Stato islamico (Is) ha commesso un “genocidio” contro la minoranza yazida nel 2014. In un rapporto presentato al Consiglio di sicurezza dell’Onu il 10 maggio, Karim Khan, consulente speciale e capo del gruppo, ha denunciato anche i crimini di guerra compiuti dai jihadisti contro i militari e il personale a maggioranza sciita dell’accademia aerea di Tikrit, che furono catturati, torturati e uccisi in massa nel giugno del 2014.

Giordania Hasna al Hariri, un’attivista siriana di 59 anni che vive in esilio in Giordania, il 6 maggio è stata trasferita in un campo profughi dopo aver ricevuto dalle autorità di Amman l’ordine di “interrompere le attività illegali” nel regno. Al Hariri è una delle figure emblematiche della rivoluzione siriana. Soprannominata la “madre dei martiri”, ha perso tre figli, quattro fratelli e il marito nel conflitto ed è stata incarcerata tre volte. Ora si trova insieme a un altro figlio e alla sua famiglia ad Azraq, un campo che ospita più di 40mila profughi siriani sotto stretta sorveglianza nel nordest della Giordania.

Qatar Il ministro delle finanze Ali Shareef al Emadi è stato rimosso dal suo incarico il 6 maggio e arrestato per abuso di potere e uso improprio di fondi pubblici. Arresti di così alto livello sono rari nell’emirato, che però ha imposto un giro di vite sulla corruzione in vista dei Mondiali che ospiterà nel 2022. Nell’indice di percezione della corruzione stilato da Transparency international per il 2020 il Qatar è al 30° posto su 180 paesi, ottenendo il miglior risultato tra gli stati arabi dopo gli Emirati Arabi Uniti.

Diplomazia Il ministero degli esteri iraniano ha confermato per la prima volta il 10 maggio che Teheran ha avviato i colloqui con l’Arabia Saudita, il suo grande rivale regionale, ma ha specificato che è ancora “troppo presto” per discutere i risultati. Lo stesso giorno l’emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad al Thani, è arrivato a Jeddah, in Arabia Saudita, per la sua seconda visita da gennaio, quando i due paesi hanno ripreso le relazioni diplomatiche dopo tre anni di rottura.

Ambiente Nelle ultime settimane almeno 40 tonnellate di pesci morti si sono riversate sulle rive del lago Qaraoun, nel sud del Libano, insieme a cumuli di spazzatura. L’esercito e gruppi di volontari si stanno occupando di ripulire la zona. Da anni gli ambientalisti denunciano l’inquinamento dell’acqua del lago causata da liquami e rifiuti. Secondo loro, a provocare la moria di pesci sono state le acque non trattate scaricate da decine di fabbriche lungo il fiume Litani, dal cui sbarramento è stato creato il lago artificiale.

Yemen Il governo riconosciuto dalla comunità internazionale ha accusato gli Emirati Arabi Uniti di organizzare gite turistiche e voli diretti da Abu Dhabi verso l’isola di Socotra, che si trova nell’oceano Indiano, senza il suo permesso. Mukhtar al Rahbi, consulente del ministero dell’informazione yemenita, il 7 maggio ha scritto su Twitter che l’isola “è stata violata dagli Emirati, che da anni pianificano di controllarla”, aggiungendo una foto di turisti sorridenti.

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Persone

Ihab al Wazni e Ahmed Hassan
“Lo sai cosa sta succedendo? Lo sai che rapiscono e uccidono, o vivi in un altro paese”. Così a febbraio l’attivista Ihab al Wazni si rivolgeva su Facebook al primo ministro iracheno Mustafa Al Kadhimi. Faceva riferimento alle milizie filoiraniane, che in Iraq sono sempre più potenti e violente. Le stesse che ora sono accusate del suo omicidio, avvenuto il 9 maggio nella città santa sciita di Kerbala. Il giorno dopo un altro attacco è stato condotto da alcuni uomini armati a Diwaniya, nel sud del paese, contro il giornalista Ahmed Hassan, dell’emittente Al Fourat. Colpito con un proiettile alla testa, è stato portato in ospedale ed è in condizioni gravi.

I due attacchi hanno scatenato l’indignazione e la rabbia della popolazione e a Kerbala, Diwaniya e in altre città sono state organizzate proteste contro il governo e le ingerenze di Teheran nel paese.

Al Wazni era uno dei leader del movimento anticorruzione a Kerbala, dove le milizie filoiraniane sono particolarmente influenti. Nel dicembre del 2019 era sfuggito all’agguato che aveva ucciso un altro attivista, il suo amico Fahem al Tai, mentre era in sua compagnia. Anche Hassan era attivo nella mobilitazione nazionale contro la corruzione e l’incompetenza del governo iracheno cominciata nell’ottobre del 2019. Da allora almeno 70 militanti sono stati vittime di omicidi o tentati omicidi, mentre decine di loro sono stati rapiti, a volte per brevi periodi. Secondo gli attivisti il primo ministro, entrati in carica un anno fa, non ha fatto abbastanza per individuare i responsabili di queste violenze.

Consigli

Da leggere Una lista di libri di autori palestinesi legati al conflitto con Israele:

Questa settimana su Internazionale

Sul sito Pierre Haski affronta le tensioni tra Israele e Palestina qui, qui e qui. Catherine Cornet sul nuovo tentativo di diffamare Giulio Regeni. Amira Hass spiega a chi fa comodo il rinvio delle elezioni palestinesi. Zuhair al Jezairy scrive che l’Iraq si prepara al voto di ottobre.

Sul settimanale Un articolo del Guardian sul processo per il caso di Giulio Regeni. Amira Hass commenta come Israele asseconda le violenze della destra. Un fumetto dall’Egitto di Shennawy, parte di una serie dedicata agli autori nordafricani e mediorientali che Internazionale pubblica in occasione del decimo anniversario delle primavere arabe.

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